Lettera di Vyasapuja per Srila Prabhupada di Shriman Matsya Avatara Prabhu - 5 Settembre 2026

Carissimo Shrila Prabhupada,
Ti prego di accettare i miei rispettosi omaggi ai Tuoi piedi di loto.
Tutte le Glorie a Tua Divina Grazia.
Nama oṁ viṣṇu-pādāya kṛṣṇa-preṣṭhāya bhū-tale
śrīmate bhaktivedānta svāmin iti nāmine.
Namaste sārasvate deve gaura-vāṇī-pracāriṇe
nirviśeṣa-śūnyavādi-paścātya-deśa-tāriṇe.
Oṁ ajñāna-timirāndhasya jñānāñjana-śalākayā
cakṣur unmilitaṁ yena tasmai śrī-gurave namaḥ
In questo giorno sacro, in cui il cuore dei tuoi discepoli si raccoglie per offrirti gratitudine, sento il bisogno di tornare con la memoria al tempo in cui ancora non conoscevo il tuo sacro nome.
Ero alla ricerca di autenticità, ma non sapevo ancora cosa stessi veramente cercando. Avevo successo, riconoscimento, mezzi; eppure, interiormente, mi sentivo fuori contesto. Il mondo mi offriva un posto, ma la mia coscienza non vi trovava dimora.
Non ero lontano dalla spiritualità per superficialità, ma per esigenza di verità. Non volevo credere per tradizione, né aderire per bisogno emotivo. Desideravo qualcosa che potesse sostenere l’intera mia esistenza.
Il tuo incontro ha dato risposta a quella inquietudine silenziosa.
Attraverso i tuoi insegnamenti ho compreso che la coscienza non è un accidente della materia, ma la sua luce; che l’identità non è una costruzione sociale, ma una relazione eterna con Shri Krishna; che il talento non è proprietà, ma servizio.
Tutto ciò che avevo appreso nella mia professione — la capacità di progettare, comunicare, organizzare — ha trovato nel tuo servizio la sua vera destinazione. Ciò che prima alimentava la mia affermazione personale è divenuto strumento della tua missione.
Nei primi anni ho imparato a integrare la vita familiare con la pratica della Bhakti; negli anni successivi ho potuto dedicare ogni energia alla diffusione del messaggio che tu hai portato nel mondo con sacrificio e compassione.
Se oggi posso parlare del rasa della Bhakti, è perché tu mi hai insegnato a gustarlo non come semplice emozione, ma come relazione viva e responsabile.
Guardando al mio passato, comprendo che anche il mio scetticismo, il successo, e persino l’insoddisfazione erano — senza che io lo sapessi — preparazione al tuo incontro.
Perciò, in questa Vyasa-puja, non ti ringrazio soltanto per ciò che mi hai insegnato, ma per ciò che hai trasformato in me.
Ti prego umilmente di permettermi ancora di servire, con mente più limpida, cuore più umile e intenzione sempre più pura.
Tuo grato servitore,
Matsya Avatar das
