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Ascoltando il Mahabharata, evolviamo spiritualmente

Mahabharata_1

E’ appena terminato l’ottavo seminario di Shriman Matsayavatara Prabhu, il cui cuore sono le narrazioni del Mahabharata accompagnate da una lettura incalzante, intensa e travolgente, seguendo il ritmo di racconti che emozionano, rapiscono e stupiscono, interrotti solo dai commenti di Shriman Matsyavatara Prabhu che illuminano questo viaggio oltre il tempo e lo spazio alla ricerca di sé. Già, perché è questo che accade all’ascolto delle avventure dei protagonisti: partecipiamo con trasporto, viviamo le loro sensazioni, gli entusiasmi e le profonde prostrazioni, i successi e gli insuccessi e sembra di veder scorrere di fronte a noi episodi di vita realmente vissuta, forse in questa esistenza o in quelle precedenti, esperienze che riecheggiano come parte di un tempo lontano. La simbologia e le metafore aiutano ad andare oltre i limiti del pensiero logico-razionale, come ci insegna Shrila Gurudeva. Con la sua guida è possibile sviluppare l’ascolto da un piano più profondo, anziché fermarsi alla mera elaborazione del suono; non è solo il processo uditivo coinvolto, bensì il nostro “sentire” e il nostro intuito.

“Il Mahabharata è un oceano di narrazioni sacre, di insegnamenti di vita che ci edificano e ci fortificano, una vastità incalcolabile di tipi psicologici e di caratteri con i quali ciascuno di noi può identificarsi, nei quali ognuno può riconoscere la propria storia. Un’opera che si rivolge a tutti, con la sua immensità di significati e gradualità di livelli di coscienza, intuizione, comprensione e sensibilità che vi vengono rappresentati.”
Shriman Matsyavatara Prabhu

Ogni volta mi sorprendo della veridicità delle sue parole, puntualmente confermate; durante quest’ultimo seminario, ho avuto l’occasione di parlare con persone mai incontrate prima, presenti per la prima volta a un evento come questo. Con naturalezza, si sono gradualmente immerse nell’atmosfera di beatitudine e devozione che le circondava, abbandonate nel caldo abbraccio dell’attitudine dei devoti e di tante care persone che hanno contribuito a una calorosa accoglienza.
Chi giunge per la prima volta, supera ben presto un primo momento di disorientamento nel vederci indossare gli abiti tradizionali, la fronte segnata dal tilak, mentre facciamo gli omaggi a Guru Maharaji e Shrila Gurudeva stesso offre con grande umiltà e rispetto dandavat a Shrila Parabhupada e al Signore Supremo.
La molteplicità di fiori, ghirlande, le melodie dei bhajans e la fragranza dell’incenso pervengono a inondare i sensi di nuove percezioni e a trasformare la visione del mondo intorno a sé.
In realtà, si entra per varcare davvero la soglia di un’altra dimensione e i più sensibili lo sperimentano ben presto.

Nell’ascolto del Mahabharata, è il nostro universo interiore che si espande e l’anima si risveglia al suono soave della narrazione, mentre ogni sforzo nel comprendere e afferrare tutto sul piano mentale e concettuale si allenta, lasciando aprire il cuore per accoglierne il senso, che diviene penetrante.

Care persone, nuovi amici incontrati in queste circostanze, mi hanno descritto - pur non conoscendosi tra loro - la stessa esperienza: “Volevo comprendere ogni parola, ma non vi riuscivo. I termini in sanscrito per me nuovi, il ritmo del racconto senza conoscerne i preamboli, i commenti del Maestro talvolta difficili da cogliere e riuscire a fare miei, mi stavano facendo desistere finché ho realizzato che era la mia stessa predisposizione sbagliata! Ho chiuso gli occhi, ho lasciato fluire le parole dentro di me come acqua fresca corrente e purificante. La mente si è dischiusa, l’intuizione si è acuita e da lì in poi è stato un fiume di insegnamenti nel quale immergersi. Una gioia difficile da esprimere, profonda, intensa, a tratti commovente, perché ho realizzato che stavo elevando il mio piano di consapevolezza.”

Queste sono alcune tra le tante testimonianze raccolte, a conferma che quanto dapprima già personalmente sperimentato, altre persone provano per accedere alla dimensione spirituale. E’ un percorso comune di anime che si trovano e uniscono. Ciò è reso possibile dalla guida sapiente e illuminante di un devoto che, come egli stesso dice, è prima discepolo e poi Maestro: Shriman Matsyavatara Prabhu. Egli ci indica la porta attraverso cui varcare la soglia della nostra natura umana, sta a noi aprirla e muovere i passi per andare oltre.

“Come esseri umani siamo condizionati dall’illusione del mondo fenomenico e alle volte perdiamo delle occasioni di apprendimento. Nel Mahabharata e altri testi sapienziali sono rivelate grandi verità, per i più arcane. Nulla si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma. In questa esistenza incarnata siamo chiamati a dare senso alla vita e questo è possibile se realizziamo quel sé spirituale che dimora in noi e non muta, distinto dagli strumenti psicofisici con i quali facciamo esperienza nel mondo. La felicità si conquista passo dopo passo, sviluppando gratitudine man mano che evolviamo verso le vette luminose della consapevolezza e dell’Amore in unione con l’infinito, ricongiungendoci a Dio.”
Shriman Matsyavatara Prabhu.

Durante l’esperienza di quest’ultimo seminario, ho percepito più che mai l’importanza della compagnia dei devoti – satasanga – non nuova per me, ma accentuata nell’osservare con gli occhi degli altri. Ho colto sguardi timidi ricercare consenso, sostegno, conforto. Ho ascoltato confidenze, ho risposto con umiltà alle domande, ho raccontato le mie piccole esperienze, ho rimandato a Shrila Gurudeva o a devoti più avanzati spiegazioni e approfondimenti su problematiche esistenziali cocenti. Ho accolto e offerto con delicatezza conforto per il piacere di donare un sorriso o una parola di sostegno, di incoraggiamento ad aprirsi a nuove prospettive che si fondino sugli insegnamenti ricevuti sin qui, invitando ad addentrarsi sempre più nell’antica conoscenza sapienziale giunta a noi attraverso Shrila Prabhupada, anche grazie alla continuità dell’opera compiuta da Shriman Matsyavatara Prabhu.

Seminario_Agosto_2015

Shrila Prabhupada è il nostro grande benefattore e grazie a lui abbiamo ricevuto in dono l’esempio di vita dedicata e votata alla sua missione di uno dei suoi diretti discepoli: Shriman Matsyavatara Prabhu.
La nostra gratitudine è rivolta a entrambi, perché senza un modello autentico e vivente a cui ispirarsi, diviene difficile credere che sia possibile trasformare la propria vita e forgiare il proprio destino. Come Shrila Gurudeva insegna, il termine “destinazione” è più appropriato, perché di questo si tratta: definire la méta e orientarci nella sua direzione, scegliendo la strada che ci porti ad essa. Quando la méta a cui tendere è l’Amore e il ricongiungimento a Dio, il sentiero lungo il quale incamminarsi è quello della devozione, della Bhakti. E’ cosi che noi diveniamo le scelte che facciamo. La scelta del proprio Maestro Spirituale è fondamentale per iniziare il vero viaggio della vita.

Le persone non desiderano essere indottrinate, non ambiscono a un modello di educazione sterile e dogmatica, desiderano valutare, capire, riconoscere i propri limiti e varcarli sulla spinta dell’ispirazione e di un modello coerente che irradi intorno a sé luce e calore, quel sentimento di devozione - Bhakti - a cui tutti più o meno consciamente anelano e che molti, inizialmente, addirittura temono. Quel che non si conosce fa paura, si vede il pericolo nell’uscire dai propri schemi mentali e comportamentali abituali, ma in realtà sono una gabbia che imprigiona. I condizionamenti che derivano dal nostro vissuto, la visione distorta, i limiti di comprensione dovuti ad una visione angusta, sono ostacoli impegnativi. Ma quando si entra in contatto con un’atmosfera di gioiosa condivisione, cresce il desiderio di partecipazione e si percepisce l’intento sincero di chi accoglie con il cuore, nel tentativo di offrire la migliore ospitalità ponendosi al servizio altrui, un’attitudine che diviene contagiosa..

“Talvolta, qualcuno porta il suo uccellino rinchiuso in gabbia in un campo, lo appoggia sul prato con l’intento di lasciarlo libero, così l’uccellino apre le ali per prendere il volo, ma poi ritorna nella stessa gabbia. Prendere questa forma di corpo umano è simile all’opportunità di essere liberati. Ora abbiamo la libertà di volar via da questa prigione di nascite e morti, ma non lo faremo. Ritorneremo ancora. Non siamo interessati ad uscire da questa prigione. Continuiamo a tornare e ritornare, prigionieri all’interno della stessa gabbia.”
Sua Divina Grazia A.C. Bhakti Vedhanta Swami Prabhupada, Calcutta 9 Marzo 1972.

Gabbia_Uccelli

Sono queste le occasioni in cui viene aperta la porticina della nostra prigione interiore; all’inizio il grande spazio aperto e la luce fulgente che ci attendono oltre spaventano, ma con la guida autorevole e amorevole di Shriman Matsyavatara Prabhu quello che sembra il vuoto si riempie di un sentimento denso e pieno di gratitudine verso ogni creatura e verso Dio. Per un attimo, possiamo sperimentarne la purezza e l’intensità, abbandonandoci con fiducia in quel volo librato nell’aria e sostenuto della fede che cresce e trasporta.

“Il Mahabharata ci mette un’ala, l’altra dovete metterla voi. La narrazione svolge un ruolo grandioso, ma per volare occorrono due ali”.
Shriman Matsyavatara Prabhu

E’ così che comprendiamo che ciò che davvero conta è non essere sviati nel viaggio evolutivo della vita e dalla méta desiderata. A prescindere dagli eventi e dalle circostanze che mutano, non dobbiamo perdere l’orientamento.

“Quando siamo di fronte a certe realtà tendiamo ad esaltarci, a eccitarci e ritenere che quella condizione possa durare per sempre. Quando le cose vanno bene crediamo di avere il vento in poppa, ci sentiamo bravi perché applauditi. Ma da quell’altezza rischiamo di precipitare nel baratro e, senza aver maturato un buon livello di consapevolezza, di sprofondare nell’abisso. Senza un’adeguata visione e comprensione non possiamo mantenere un equilibrio interiore. Quando invece siamo centrati, con un piano di coscienza elevato, non ci lasciamo scoraggiare se le cose sembrano andare male, né ci eccitiamo quando il mondo sembra essere ai nostri piedi. Gli episodi del Mahabharata hanno questa funzione di insegnamento. E’ scritto che chi ascolta con attenzione, riflette e medita sugli accadimenti che vi sono narrati non si troverà a lungo imprigionato nel circuito delle dinamiche del mondo terreno, perché si sarà arricchito di un’esperienza formativa fondante e non dipenderà dagli eventi e circostanze esteriori. Una tale visione permette di non essere sopraffatti da quel che sta accadendo intorno a noi. Ciò che deve accadere accadrà, ma ormai vedremo tutto il mondo impostato in una prospettiva di eternità. Quello che sta accadendo è transeunte, mutevole e impermanente nel bene e nel male, negli applausi e nei fischi. Così come non dura la gioventù, per fortuna neanche la vecchiaia. Pensate che guaio non poter guadare il fiume dell’esistenza incarnata! Eraclito direbbe: “Tutto scorre, tutto è in movimento e niente dura nel tempo.” Nessuno si può tuffare nella stessa acqua del fiume.”
Shriman Matsyavatara Prabhu

Ascoltando il Mahabharata insieme a Shrila Gurudeva, apprendiamo l’essenza di questi antichi insegnamenti, ne apprezziamo la bellezza e la veridicità nel descrivere la vita che scorre tra le pagine di un testo che non si esaurisce mai, dandoci quel senso di eterno susseguirsi del ciclo del divenire, dove ognuno può scegliere liberamente tra il bene e il male, tra l’io e Dio, tra vivere o lasciarsi andare alla morte spirituale. Perché ascoltando il Mahabharata una cosa non possiamo più dire: non lo sapevo.

“Ciò che qui c’è, lo si può trovare anche altrove; ma ciò che qui non si trova, non esiste in nessun luogo.” Mahabharata I.62

Vostra servitrice,

BalaRadhya dasi

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