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Sulla scelta delle compagnie

 L’essere umano ha bisogno di compagnia per meglio provvedere ai propri bisogni ma anche per riuscire a superare i propri limiti ed acquisire la virtù.
In sanscrito il termine sanga indica genericamente lo stare con qualcuno (lett. andare assieme) o a contatto con qualcosa, mentre ciò che precede questo sostantivo indica la qualità, le caratteristiche della compagnia. Se parliamo, ad esempio, di sadhu-sanga o sat-sanga, indichiamo una compagnia di ottima qualità: si tratta di persone che stanno assieme motivate da un anelito per sat, per la realtà, per ciò che è; persone che si dedicano alla ricerca della verità, per il loro bene e per il bene di tutti coloro che tendono verso lo scopo più alto e meritevole che si possa perseguire nella forma umana.

Nella Bhagavad-gita (XIII.22) Krishna utilizza il termine sanga (guna sanga) per descrivere il contatto e il rapporto che ciascun individuo ha con i costituenti della Natura, da cui deriva poi la loro condizione nella vita successiva. Anche la scienza e l’esperienza ci confermano quanto possa influenzare, nel bene e nel male, il contatto con particolari elementi, oppure l’ascolto di una certa vibrazione sonora, che può rilassare o agitare, o ancora l’assunzione di determinati cibi o bevande. Tutto questo e molto di più rientra nell’ampio raggio del sanga, dello “stare assieme con”, e caratterizza la qualità della nostra salute e della nostra vita, di oggi e di domani.
Tuttavia sappiamo dagli insegnamenti che troviamo nei testi dello Yoga della Bhakti che quel che più condiziona, o che più aiuta ad elevarsi, sono le onde psichiche emanate da altri individui, la loro personalità, le loro motivazioni, la loro natura. Per questo chi desidera alzare la qualità del proprio vivere, dovrebbe scegliere con molta cura le compagnie da frequentare.
Kapila Muni, fondatore della Scuola Samkhya, afferma nel Bhagavata-Purana (III.25-20) che:
“Ogni persona di conoscenza sa che l’attaccamento [egoico] è causa della più grande schiavitù per l’individuo. Ma quello stesso attaccamento, quando è rivolto verso i sadhu [persone sagge, evolute spiritualmente], apre la porta della liberazione”.
Molti sono i riferimenti scritturali che esaltano l’importanza del sat-sanga; nel Vana Parva (versi 22-28) del Mahabharata viene narrato l’episodio della messa al bando dei Pandava da Hastinapura e di come i saggi rimasti in città riflettano seriamente su che valore abbia vivere in un luogo dove la saggezza è stata bandita.

“Come l’essenza profuma gli abiti, l’acqua, il sesamo e la terra, con fragranza di fiori, così le qualità si originano da coloro che frequentiamo.
L’origine della rete dell’illusione è certamente la compagnia degli sciocchi, mentre fonte di virtù è la compagnia quotidiana di persone sante.
Perciò chi cerca la pace della mente stia in compagnia di quelli che son saggi, eccelsi, buoni, ascetici ed onesti.
È da servire colui la cui cultura, civiltà ed agire è puro, più che studiare le Scritture tale compagnia è a noi più preziosa.
In verità, anche se non vogliamo, grazie alla compagnia di persone buone e sante, possiamo coltivare la virtù.
Così come coltiviamo male inclinazioni rendendo onore ai malvagi.
Osservando, toccando, conversando o stando insieme a gente impura, cessano i comportamenti dharmya e tocca poi soltanto il fallimento.
In compagnia dei meschini l’intelligenza si perde. In compagnia dei mediocri diventa mediocre e in compagnia dei migliori raggiunge livelli eccellenti.”


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