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Diario dal pellegrinaggio in India sulle orme di Shri Caitanya - Il primo giorno a Mahabalipuram

Il primo giorno a Mahabalipuram
20/02/2011

Il primo giorno è trascorso secondo il rituale dell'ambientamento. L'India ci ha accolto con i suoi colori, i suoi profumi. Il viaggio dall'aeroporto a Mahabalipuram è stato molto piacevole, due ore circa di auto. Appena arrivati abbiamo preso posizione delle nostre stanze e subito abbiamo rispettato un tipico pranzo indiano, molto apprezzato. Poi per molti di noi il meritato riposo con appuntamento alle ore 18.30 per la prima lezione di Shrila Gurudeva. Ci siamo ritrovati sulla terrazza dell'albergo, un posto appartato, intimo, proprio di fronte alla stanza del Maestro.

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Shrila Gurudeva esprime la sua gratitudine a tutti i partecipanti per la loro presenza, e al Signore per avergli dato la possibilità di tornare in questi luoghi dopo 36 anni. Ci ricorda come viaggi di questo tipo siano sukriti, attività pie, e rappresentano uno dei modi migliori per trascorrere il proprio tempo: “Se investiamo bene, ci torna indietro molto più bene di quanto abbiamo investito; se investiamo male, il male che ci torna indietro è ancora più grande. Il sommo bene è agire per l'evoluzione spirituale nostra e altrui.

 

Dobbiamo sapere che  l'Universo lavora per noi e anche il Dharma lavora per noi anche quando non riusciamo a capire il perché delle sue leggi o quando ci piacciono di meno. Questo è  un concetto fondamentale  da tenere presente quando si intraprende un viaggio spirituale come quello che stiamo facendo. Nel venire qui abbiamo visto banchi e venditori di ogni tipo, tante cose che rendono celata una realtà difficile da cogliere, ma è quella per la quale noi siamo venuti qui. E' importante non farci confondere  da ciò che è esteriore e ricercare il senso. Sappiamo che il sacro va cercato in profondità perché non sta in superficie, in ciò che appare.

 

Questa sera vorrei introdurvi al senso del nostro viaggio, e anche a un po' di storia o metastoria di questi luoghi. I racconti della letteratura indiana non si svolgono infatti secondo una concezione lineare del tempo, ed è dunque difficile l'approccio se utilizziamo la modalità occidentale. I Veda ci offrono una visione di un tempo circolare e di una rappresentazione dello spazio secondo cui la Divinità, Dio, è presente nonostante non la si veda o la si confonda con forme evanescenti inferiori. In realtà la Divinità pervade il tirtha. Tirtha è il luogo sacro. Tirtha, kshetra, dhama, sono termini che indicano i luoghi dove il Signore è apparso (dhama), dove sono avvenute alcune avventure spirituali (tirtha) e luoghi il pervasi da una energia speciale prodotta dal contatto con la Divinità (kshetra).”
Shrila Gurudeva introduce poi il luogo in cui ci troviamo, la sua storia ed in particolare la storia di Bali Maharaja che è il fondatore della città. 
“Potrei raccontarvi molte cose, ma lo faremo affrontando il viaggio secondo due punti di vista: esteriore-storico ed  interiore. Ci fu un tempo in cui deva e uomini mangiavano insieme, si parlavano e con rispetto si sostenevano. A quei tempi gli uomini erano quasi spettatori di due categorie di esseri che interagivano molto tra di loro (i deva e gli asura), sempre in lotta per il predominio sui tre mondi. In occidente questo concetto è stato ripreso come l'eterna lotta tra il bene e il male.

Mahabalipuram è il nome della città in cui ci troviamo. Quando fu fondata non aveva naturalmente l'aspetto che possiamo osservare ora, ma questo in cui siamo è sempre comunque il luogo in cui Bali Maharaja, nipote di Prahlada Maharaja, compì le sue gesta. La Tradizione ci racconta di diversi  saggi che nel tempo si sono qualificati per trasmettere il messaggio divino e che lo hanno fatto per il bene dell'umanità. La loro dedizione li ha resi degni recipienti di ricevere la rivelazione. Tante anime liberate che in passato sono state anime come noi, passate per tante vicissitudini e peripezie esistenziali, proprio come Bali, ma che attraverso la sadhana e la compagnia di persone che sono in marcia verso la santità, si sono purificate e sono arrivate a compiere gesta divine, ma anche errori, poiché l'errore è insito nella natura umana. Ma è differente colui che compie errori mentre è su di un cammino spirituale e colui che li compie trascurando completamente la necessità di percorrere una via di realizzazione: il primo dimostra ferma volontà di ricercare la correzione e di migliorarsi. I saggi piangono e si disperano quando si contaminano, quando vedono macchie nel loro carattere.
L'India del Sud dove siamo noi è conosciuta anche come dravida desha, la località dei dravida, un gruppo etnico molto diffuso, che ha una sua storia e grandezza, oltre che una grande lingua, quella Tamil, che ha prodotto una letteratura sacra di notevole valore. E' la letteratura dei poeti mistici noti come Alvar, le cui profonde parole e poesie d'amore divino penetrano nel cuore. I loro componimenti poetici ci rimandano ad una vita interiore che non disprezza la vita esteriore, anzi quest'ultima appare in tutta la sua grandezza come un dono da offrire al Signore. Nella poesia mistica degli Alvar tutto è un dono Divino. Tutto ciò che c'è di bello proviene da quella sorgente di bellezza che è Dio.

Gli Alvar,  nei loro componimenti poetici, descrivono tutta la creazione come un dono Divino, non pongono limiti, non trovano difetti o brutture, se non nel comportamento di chi ha voltato le spalle a Dio. La natura stessa è una manifestazione parziale della Sua potenza, che certamente ha delle insidie ma che possono essere trascurate quando la vediamo completamente congiunta al Suo Creatore e strumento anch'essa per raggiungere l'emancipazione (cfr. Bhagavad-gita VII.14).
Un brevissimo racconto per descrivere la potenza e la notorietà di Bali: nel corso del suo regno era diventato padrone di tutto l'universo come rappresentate di una dinastia di asura. In particolare aveva capito una legge fondamentale: più si dà e più si riceve. Con questo concetto in mente si era impegnato nel compiere atti pii, ma in modo utilitaristico-strumentale, e offriva i suoi averi a tutti coloro che avevano un certo livello di evoluzione con la recondita volontà di ottenere in cambio molto di più di quel che dava. Bali aveva scoperto che offrendo in sacrificio a persone degne poteva ottenere in cambio sempre più potere e potenza. Aveva un maestro precettore di nome Shukracarya, personalità di grandi doti che aveva deciso di operare come consulente degli asura. Da un punto di vista simbolico, Shukracarya rappresenta l'ombra, la parte oscura della nostra personalità e coscienza, quello che nel profondo non vorremmo mai essere. Nella letteratura sacra dell'India le funzioni della personalità, della psiche umana, sono volutamente personificate attribuendo loro nomi e forme. Appaiono e scompaiono nelle varie ere, portano seco il bene e il male, delitti, menzogne inganni, modelli distruttivi. Attraverso questa modalità simbolica si veicolano insegnamenti estremamente potenti, e l'ascolto di queste antiche narrazioni permette di purificare la coscienza, di liberarci da grumi psichici, da impurità penetrate da tempo immemorabile nel cuore e nella mente. Procedendo con l'ascolto, shravanam, è possibile sviluppare sempre maggiore consapevolezza, ottenendo il discernimento necessario per poter distinguere tra bene e male.

Attraverso il sacrificio Bali divenne il padrone di tutti i mondi e conquistò anche i Deva.  L'artefice di ciò fu primariamente Shukracarya, che aveva operato attraverso Bali per sopprimere gli esseri celesti. Questi ultimi, disperati, si recarono da Vishnu nell'oceano di latte, e attraverso la preghiera nota come purusha shukta chiesero l'intervento del Divino per liberare i tre mondi.
Vishnu allora si manifestò nel mondo nella forma di uno speciale brahmana nano, Vamana Deva, nato da Kashyapa, veggente mistico, poeta capace di avere accesso a realtà superiori. La madre di Vamana era Aditi e suo fratello era Indra.  Vamana era un nano bellissimo, dotato di tutte le migliori qualità. Le sue fattezze i suoi tratti erano  incantevoli. Per scelta rimase brahmacari e, come brahmana, decise di andare a chiedere un po' di carità a Bali. Quando lo vide, Shukracarya riconobbe nelle fattezze del nano le sembianze di Vishnu e temendo per le sorti del suo piano ingannevole, chiese a Bali Maharaja di non soddisfare le sue richieste. Ma Bali che era nato in una famiglia di asura ma che asura  non era, rifiutò il comando del tutore per  soddisfare Vamanadeva, conosciuto in seguito come Trivikrama: “Colui che compì i tre passi”. Infatti Vamanadeva chiese a Bali di poter governare sulla terra contenuta nei suoi tre passi e Bali glielo concesse.  Ma Vamanadeva assunse una forma gigantesca e al primo passo arrivò a coprire tutta la terra e con il secondo passo coprì l'intero universo arrivando persino a sfondare la copertura dell'universo stesso. A quel punto Vamanadeva chiese a Bali: “Dove posso mettere adesso il mio terzo passo?”  Bali, non avendo altra terra da offrire e avendo realizzato la natura divina di Vamanadeva, espresse la sua natura superiore offrendogli il suo cuore e inchinandosi di fronte a lui. Vamanadeva posò allora il piede sulla testa di Bali e spingendolo verso il basso lo sospinse nella zona più bassa dell'Universo, l'Inferno. Bali venne così messo alla prova, scalzato dai pianeti celesti e sprofondato nei pianeti inferiori, a patalalaloka. Ma in quello stato cominciò a sentire che la gioia di essersi abbandonato al Signore era incommensurabile. Bali diventò MahaBali, una delle personalità più importanti della Cultura Vedica”.

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