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Hari Nama Mahamantra favorisce lo sviluppo dell'autentica umiltà

Care devote,
Cari devoti,

Vi prego di accettare i miei omaggi. Lodi e glorie a Shrila Gurudeva e Shrila Prabhupada!

Continuiamo a impreziosire la lunga collana di riflessioni sul Canto del Santo Nome aggiungendo ogni giorno una perla che il Maestro ci offre in dono.

Quest’oggi, è stato posto l’accento sull’attitudine con cui approcciarci al Mahamantra, che deve corrispondere in modo coerente anche a una pratica di vita, sviluppando quelle virtù che con intenso desiderio e onestà ognuno può conseguire. Di seguito, vi offro la sintesi frutto degli appunti presi, con l’intento di imprimerli nel cuore e nella memoria:

“Shri Caitanya Mahaprabhu ci indica nella “Shikshashtaka” (Le Otto Laudi) l’importanza dell’attitudine con cui ci poniamo al Canto del Santo Nome, invitandoci a rimanere “più umili di un filo di paglia sulla strada”. L’umiltà non è facile da sviluppare, spesso viene vista come debolezza anziché virtù, ma impegnandosi ed esercitandosi è possibile conseguirla. Platone scriveva che le virtù non si possono insegnare, bensì praticare, da qui l’importanza di prendere a modello colui/colei che più ci ispira con il suo esempio di vita. Le persone oneste che coltivano l’umiltà, possono divenire virtuose con la pratica. Le nostre tendenze, le nostre reazioni sono la misura per capire dove siamo situati e correggerci. Possiamo imparare ad evitare di sbottare se provocati, mantenendo un’attitudine di tolleranza e apprezzamento anche verso chi riteniamo mettercela davvero tutta per rendersi antipatico. E’ un sentire interiore profondo che possiamo imparare ad ascoltare, trasformando le nostre emozioni tossiche in emozioni ecologiche. Quel che ci viene richiesto non è di fingere, né di avere un atteggiamento artefatto, perché sia la falsa umiltà che la falsa tolleranza sono un inganno verso se stessi e verso gli altri. In questo modo non potremmo progredire, ma rischieremmo di cadere vittime del nostro falso ego, vanificando ogni sforzo. Dobbiamo osservarci in profondità, riconoscere i nostri limiti, le nostre resistenza e concederci il tempo per modificarli divenendo progressivamente persone migliori. La pratica del Santo Nome è d'immenso aiuto per attivare questo processo di trasformazione, efficace quanto più siamo presenti, consapevoli e concentrati, aspirando al totale assorbimento nel seme meditativo (bija-mantra).

Possiamo portare rispetto agli altri imparando a rispettarli e valorizzarli, noi per primi.

Ricevere un’offesa non deve dare adito a reagire con un’altra offesa, bensì divenire l’occasione per sperimentare “vairagya”, il sano ed equilibrato distacco emotivo. Sviluppando il senso di discernimento, possiamo distinguere tra l’offesa, l’offensore e un adeguato comportamento che la nostra coscienza ci richiama a mantenere.

Talvolta, è necessario prendere le distanze da una persona o da una situazione, pur mantenendo una relazione rispettosa e gli impegni assunti.

La metafora che Shrila Gurudeva ci ha offerto, per meglio comprendere questo concetto, è quella di un serpente, che possiamo amare come creatura di Dio, ma che evitiamo di abbracciare per non subirne le pericolose conseguenze. Ciò vuol dire che dobbiamo essere cauti nel non eccedere nel sentimentalismo e cadere vittime di Maya, dell’illusione sempre pronta a confonderci e coinvolgerci. Basta una distrazione per divenirne facili prede per poi subirne fatali conseguenze.

Dobbiamo anche discernere tra “vairagya” e un atteggiamento di indifferenza, che in realtà cela un auto-inganno, indice di una permalosità che può divenire offensiva. Un silenzio forzato, imposto, può divenire una forma di violenza verso il nostro interlocutore. Il distacco emotivo deve essere misurato, in quanto la giusta misura è sintomo di coloro che ricercano l’equilibrio.

Questa è la disposizione interiore con cui cantare il Santo Nome.

Dobbiamo saper portare rispetto anche verso chi non ci rispetta.

Shri Caitanya Mahaprabhu dice chiaramente: “Amanina manadena kritaniya sada hari”.
Non possiamo cantare i Santi Nomi con la giusta attitudine, finché non portiamo rispetto verso chiunque, senza l’aspettativa di essere a nostra volta rispettati.
Se rimaniamo umili come fili d’erba, tolleranti come un albero, capaci di offrire rispetto in ogni circostanza, ci qualificheremo per cantare il nome di “Hari” costantemente.

Le riflessioni che Shriman Matsyavatara Prabhu ci sta elargendo in questi giorni, sono il pilastro su cui fondare la nostra vita spirituale per il resto della nostra esistenza.
Possiamo realizzare quell’intensità di devozione che sovrasta tutto, che nulla ha a che vedere con la fede cieca e irrazionale, bensì consiste in un sentimento nobile e una fede sovrarazionale che trascendono la razionalità per conseguire un piano di coscienza superiore. Dobbiamo porre molta attenzione a non confondere la sfera sovrarazionale con le paludi dell’irrazionalità, potrebbe risultare molto pericoloso. Shrila Prabhupada sosteneva che la devozione senza filosofia diviene sentimentalismo, così come la filosofia senza la religione diventa arida speculazione mentale: citazione di cui fare tesoro. Così, le persone che vanno solo dove le porta il cuore o l'intelletto, rischiano di cadere in scelte errate e comportamenti che prima o poi conducono alla sofferenza.

La gioia, la beatitudine, la operosità, la compassione e altre virtù, sono i tratti distintivi della vita spirituale e nulla hanno a che spartire con stati di euforica esaltazione o sterili rinunce anch'esse paradossali effetti della vanità.

Shri Caitanya Mahaprabhu è il modello del perfetto devoto in cui Krishna si manifesta. L’esempio di devozione da seguire sino allo sviluppo di tutti i rasa (sentimenti) della bhakti (l’Amore puro e intenso per Dio), che ha ispirato le otto laudi in cui spiega come porsi nel cantare il Santo Nome e quali sono i sintomi delle esperienze estatiche.

Questa conoscenza è pervenuta a noi grazie a Shrila Prabhupada, che ci ha lasciato un patrimonio immenso, frutto di enormi sacrifici. Anch’egli modello esemplare di coerenza e d’insegnamento rappresentato dalla sua stessa vita, divenuta la sua opera eccelsa. Nonostante l’età avanzata, si recò in Occidente, dapprima negli Stati Uniti, accogliendo accanto a sé molti giovani, che educava con il suo perfetto esempio (Acarya) di devoto realizzato. Persone alla ricerca di valori e di scopi a cui dedicare la vita, per quanto avessero condotto un’esistenza disordinata prima di incontrarlo. Lui li osservava e quando loro ne coglievano lo sguardo colmo di compassione, ne ricevano un tale benevolo impatto da risvegliare la coscienza intorpidita. Shrila Prabhupada pregava Krishna di farlo danzare a Suo piacimento, in modo da suscitare in più persone possibili il desiderio di risvegliare i propri sentimenti d'amore per Dio. Questa è stata la missione di Shrila Prabhupada, ed è questa stessa missione che anche noi oggi celebriamo, con il cuore colmo di gratitudine.” (Shriman Matsyavatara Prabhu)

Con il desiderio di sviluppare autentica umiltà, vostra servitrice,

BalaRadhya dasi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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