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Shri Ramacandra, Divino Eroe del Dharma

Matsyavatara dasa - Marco Ferrini

Oggi celebriamo Shri Ramacandra, un grande Avatara o manifestazione del Signore che appare sulla terra come monarca dei Raghu, una dinastia eroica di esseri divini.
Ciò che è necessario per preparare la discesa di Shri Ramacandra si realizza senza sforzo, in maniera del tutto spontanea. Come ci spiegano gli Shastra, la dimensione spirituale non è fatta di cose ma di persone, di pura energia che si attiva con la sola espressione del desiderio. In questo mondo le cose si ottengono con impegno e fatica e le risorse sono inevitabilmente soggette ad esaurimento, ma nel mondo spirituale le energie non scemano mai e non è neppure contemplato il solo concetto di sforzo.
La meravigliosa narrazione di Shrimati Sitadevi e di Shri Ramacandra ci offre modelli archetipici che ci illuminano su cosa sia dharma e adharma, il bene e il male, la realtà e l'illusione, la gloria e l'infamia. Ci insegnano che è vergognoso infatuarsi di cose vane, che attaccarsi alle cose di questo mondo è pura follia perché esse non hanno consistenza né durata.
Nel Ramayana troviamo descrizioni precise, limpide, di esattezza matematica dei caratteri degli asura, gli ottenebrati, e dei caratteri delle persone di natura divina. Non si distinguono da caratteristiche esteriori ma dalle qualità interiori che essi dimostrano, al di là delle apparenze e dei tentativi di contraffazione.

Shrimati Sitadevi, consorte di Shri Ramacandra, viene rapita da Ravana, ma egli soltanto si illude di aver rubato qualcosa a Dio. Shrimati Sitadevi è infatti pura energia spirituale, è l'espressione del Divino femminile e come tale intrinsecamente unita a Shri Ramacandra.
Le avventure eterne del Ramayana, che dovremmo aspirare ad ascoltare eternamente, ci fanno capire che tutto quel che afferriamo con la forza, tutto quel di cui ci appropriamo in maniera non sattvica, non ci appartiene e mai potrà appartenerci e che il solo pensiero di agire in questo modo dovrebbe farci venire brividi di paura e repulsione. Dovremmo infatti impegnarci a far sì che le cose vengano a noi nella maniera corretta, con le giuste modalità, e che vengano coltivate con la corretta predisposizione e attitudine. Come dire: non solo bisogna seminare i semi migliori ma anche nella stagione giusta, con i mezzi appropriati e nel terreno idoneo. Il Ramayana ci esorta così ad operare in funzione del Dharma, di ciò che è reale, di valore autentico e duraturo.

Nel Ramayana leggiamo che re Dasharatha, mosso da gratitudine per il servizio che gli era stato reso con abnegazione, promette ad una delle sue due mogli, Kaikeyi, di esaudire qualsiasi sua richiesta. Shri Ramacandra, figlio di re Dasharatha e dell'altra sua moglie Kaushalya, era il legittimo erede al trono, ma Kaikeyi, rosa dall'invidia e condizionata dal consiglio fraudolento di un'ancella, decide di chiedere al re di incoronare suo figlio Bharata al posto di Ramacandra e di mandare quest'ultimo in esilio nella foresta.
Dasharatha rimane sbalordito da tale insensata richiesta. Suo figlio Ramacandra era amato da tutti e tutti stavano aspettando in gloria la sua incoronazione, ma per non venir meno alla promessa fatta, cosa irrinunciabile nel dharma di uno kshatrya, è costretto ad acconsentire a questo sopruso per l'avventatezza con cui si era impegnato. Si manifesta così il caso archetipico di una persona cara, come lo era Kaikeyi per Dasharatha, che ferisce e tradisce il marito che in lei aveva riposto totale fiducia.
Questi traditori dei parenti nella Divina Commedia (Inferno, canto XXXII), come nell'episodio di Frate Alberigo, vengono posti da Dante nel gelo dell'Inferno, tanto che essi non riescono più nemmeno a piangere perché persino le lacrime, appena uscite dagli occhi, si trasformano immediatamente in ghiaccio.
I consiglieri fraudolenti, come sarebbe il caso dell'ancella di Kaikeyi, nella Commedia vengono invece posti nelle fiamme, così come lo sono Ulisse e l'amico Diomede per l'inganno perpetrato con il cavallo di Troia.
Con le sue storie avvincenti, nel corso dei millenni il Ramayana ha ispirato trilioni di persone. Sicuramente ne ha educate molte di più di quanto ne abbiano educate le 108 Upanishad messe assieme o le quattro Samhita vediche che erano dedicate precipuamente a sacerdoti e/o filosofi, mentre il Ramayana davvero è per tutti, così come il Mahabharata è per tutti.
In Sitadevi troviamo l'ideale di donna e moglie, caratterizzata da pulizia, purezza, dedizione, castità, lealtà, spirito di rinuncia per servire il marito Shri Ramacandra, che a sua volta rappresenta l'archetipo dello sposo ideale.
Ma quanto valore hanno queste narrazioni che ci insegnano il valore del dharma! Occorrerebbe avere braccia infinite che abbraccino le dieci direzioni per raffigurarne in estensione l'importanza. Queste scritture ci insegnano a stare al mondo. Ci indicano chiaramente che mai si può fare il nostro bene facendo danno ad altri. Sono come fari luminosi che ci ispirano a sviluppare le virtù, a cercare sempre il comportamento più alto e nobile, quello che dà la gioia di vivere. In questo modo, praticando tali insegnamenti, la persona sale gradino dopo gradino nella scala evolutiva e si divinizza, e al contempo Dio discende per entrare in contatto con il suo devoto in una forma umanizzata che egli possa percepire con i sensi. Ed è così che il Signore diventa, per sua infinita misericordia, il meraviglioso compagno di giochi di chi lo cerca e lo ama senza secondi fini.
Shri Ramacandra ki jay!
Shrimati Sitadevi, ki jay!

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