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Preparararsi al morire per varcare serenamente quella soglia - Lo scopo della vecchiaia nella vita umana

Questo articolo è nato come frutto di una domanda posta da un’aspirante discepola durante il seminario Varcare quella soglia senza paura, in occasione di una lezione dedicata al senso della vecchiaia nel quadro del Varṇa-Āśrama-Dharma. Profondamente ispirata dalla risposta ricevuta dal Maestro, ha desiderato raccoglierne e rielaborarne i contenuti in forma scritta, offrendo così un contributo personale e devoto, che volentieri condivido con voi.

"Qualunque condizione di esistenza si ricordi all'istante di lasciare il corpo,
quella stessa condizione sarà senza dubbio raggiunta."
Bhagavad gita, VIII.6

Le più vive menti, resesi degne del privilegio insito nella forma umana e nella sua potenziale capacità di ricerca e di riflessione, si sono intrattenute e interrogate sul valore della Vita e sul suo senso profondo.
Il grande Socrate, quotidianamente impegnato a dialogare per le strade di Atene con chiunque mostrasse desiderio di apprendere e di conoscere quello che sfugge alla limitata comprensione dei sensi, soleva affermare che la vita sia una preparazione alla morte, considerata quale liberazione dal corpo e possibile accesso alla conoscenza suprema. 
Pertanto, la vita umana èdavvero degna solo qualora sia compresa e vissuta come continuo esercizio spirituale di purificazione dell'anima, ancora imprigionata dai bisogni e dalle passioni del corpo. 
Consapevole della sua ignoranza e intento a ricercare la Verità, Socrate sapeva che la morte non è da temere, e che vada piuttosto pensata e accolta come opportunità di crescita spirituale e passaggio naturale verso una condizione di esistenza più elevata. 
Tale auspicabile esito è raggiungibile allorquando la preparazione alla morte diventi un esercizio quotidiano, un processo che coinvolga ogni aspetto della propria, attuale, esistenza, che si intenda destinare all'acquisizione della conoscenza, alla pratica della virtù, al conseguimento della saggezza.
Il poeta Michelangelo Buonarroti, meglio noto come divino scultore, compose delle rime di straordinaria potenza evocativa. 
In particolare, il sonetto 161 denota una fine comprensione della Realtà e un eccezionale afflato verso il ritorno dell'anima al Cielo, da dove proviene, candida e lieta, e dove riapproderà una volta liberatasi dalla provvisoria infermità entro cui "il periglioso e mortal velo" la confina, ossia purificatasi dalle anguste passioni del corpo.
L'imperitura saggezza dei Veda rivela che la vita umana sia scomponibile in quarti, qualunque sia il numero di anni che le vengano assegnati di era in era. 
Nella presente era, Kali Yuga, la vita umana è lunga mediamente cento anni. 
Ciascun quarto dura pertanto venticinque anni.
Tuttavia, con l'avanzare della potenza discordante tipica dell'era di Kali, la vita umana godrà di una durata sempre minore, fino a disporre di soli dodici anni, durante i quali ogni quarto durerà tre anni.
La vita umana,rapprenta un Viaggio a bordo della Conoscenza che, gradualmente, libera dalle illusioni del mondo materiale, rivela l'essenza spirituale di se stessi e di ciascun vivente, e culmina nell'Amore per Dio, Bhakti.
Posta la sacra finalità della vita umana, nel presente scenario mondano occorre educare alla riscoperta del suo valore dimenticato, volutamente occultato da un contesto sociale confezionato allo scopo di distrarre le menti dal sacrificio, ossia dalla produzione del sacro, e di irretirle nella presa dei guna, attraverso i molteplici, subdoli volti di una pseudo cultura materialistica, competitiva, individualistica, disgregante.
Si rende necessario sviluppare e diffondere la consapevolezza che ciascuna delle sue quattro fasi,rappresenti un dono da offrire al sacro, e persegua uno scopo parziale, che contibuisca al raggiungimento della finalità suprema della Bhakti.
Fintanto che l'anima non abbia estinto il karma accumulato nella presente vita e nelle precedenti, resta avviluppata nel samsara, il circuito sigillato di nascite e morti, in cui la nascita segna l'inizio di un nuovo ciclo, la giovinezza rappresenta la fase di crescita e sviluppo, la vecchiaia segna il declino fisico e la morte è il passaggio a un'altra forma di esistenza, a un nuovo inizio. 
Ciascun quarto della vita umana, ashrama, reca specifici doveri e scopi.
La fase del brahmacharya, ossia i primi venticinque anni, comincia con l'iniziazione e termina con il matrimonio, ed è dedicata all'educazione e allo studio dei testi sacri.
Nella fase del grihastha, dai venticinque ai cinquant'anni, ci si assume le responsabilitàdi capofamiglia, sposandosi e generando figli, mantenendo la casa e adempiendo ai propri doveri verso la famiglia e la società.
Nella fase del vanaprastha, dai cinquanta ai settantacinque anni, l'individuo si ritira dalla vita familiare, lasciando le responsabilità ai figli per dedicarsi ad attività spirituali, preparando il terreno per la fase successiva.
L'ultima fase, del sannyasa, va dai settantacinque ai cento anni e segna la rinuncia, in cui l'individuo abbandona completamente il mondo materiale e le sue attrazioni, cercando la liberazione spirituale. 
Ciascuna fase della vita, umana, attualmente ciascun venticinquennio, persegue uno specifico obiettivo, che i Veda definiscono purushartha, ossia, scopo dell'anima individuale. 
Si tratta di dharma, artha, kama, e moksha, i quali, insieme alle quattro fasi descritte, costituiscono un sistema completo, che fornisce all'individuo guida e ispirazione verso la realizzazione personale e spirituale.
Il primo purushartha è il Dharma., da comprendere, anzitutto, quale ordine cosmo etico eterno, o Sanatana Dharma, che ispira ad agire in conformità con i valori di verità, giustizia e compassione nei confronti di ogni creatura, ad armonizzare i propri bisogni con quelli altrui, a coltivare la non violenza nei pensieri, nelle parole e nelle azioni, ad accontentarsi di ciò che si ha soddisfacendo solo i bisogni reali, a ridurre le aspettative, a trovare in se stessi la felicità, indipendentemente dagli eventi esterni, a perseguire le virtù e a liberarsi dai desideri, rinunciando gradualmente all'ego. 
La prima fase della vita dovrebbe essere, pertanto, improntata alla remissione a Dio, alla realizzazione di sé attraverso la connessione con il Tutto. 
Quando si agisca in conformità con il Dharma, si sperimentano armonia e completezza, realizzando il proprio dovere, o sva Dharma, che rappresenta il sentiero personale, che le proprie tendenze e le proprie esperienze hanno conformato, e che bisogna percorrere nel modo più onesto possibile.
Artha concerne la ricerca della prosperità materiale, non intesa come accumulo di ricchezza, fine a se stesso, ma quale autorealizzazione attraverso l'uso saggio dell'abbondanza, per il benessere proprio e altrui.
Nei testi vedici artha è complementare al successo spirituale, perchè il sostegno materiale è necessario per perseguire la ricerca e la realizzazione del sé. 
È importante, pertanto, cercare il successo materiale rimanendo in armonia con il proprio dovere morale. 
Il desiderio ha un ruolo importante nella vita umana. Kama, il terzo artha, rappresenta il piacere, il desiderio e la soddisfazione attraverso la realizzazione dei sensi. 
Kama è un invito a perseguire valori quali l'amore, l'arte, la bellezza. Concerne la comprensione e l'espressione delle proprie emozioni, la ricerca di relazioni appaganti, il coronamento delle aspirazioni personali, armonizzandole con il Dharma.
Il quarto artha è moksha, ossia la liberazione spirituale, la realizzazione del sé. 
L'individuo si libera nella misura in cui supera l'illusione della separazione e raggiunge la consapevolezza della connessione della coscienza individuale con la coscienza universale. Ciò porta l'individuo a praticare il Dharma e a uscire dall'esistenza ciclica, ritrovando Dio in sé e in ciascun altro vivente.
Assimilando ciascun quarto della vita umana, al corrispondente scopo dell'anima, è interessante riconoscere quanto la vecchiaia sia una fase bellissima, vivificata da grazia e misericordia, segnata dalla comprensione più profonda dell'amore e del desiderio, e dalla capacità di armonizzarli con il Dharma, per imparare a evitare gli eccessi, a raccogliere e a dirigere saggiamente la propria energia vitale, affrancandosi da dipendenze che potrebbero portare a conseguenze indesiderabili, preparandosi nel migliore dei modi alla somma fase successiva.
Priva degli affanni causati dalla ricerca di mezzi materiali e dal soddisfacimento dei sensi, la vecchiaia è la fase in cui si revisionano con il giusto distacco emotivo le esperienze più significative sino a quel momento vissute, si mette in pratica quanto si è appreso, e si apprende quanto sia sfuggito alle precedenti comprensioni, limando eventuali spigoli, aggiungendo quel che manca, esercitandosi a essere pienamente presenti in ciò che si fa, e concentrandosi sull'oggetto delle proprie attività, con il quale si crea una connessione emotiva. 
Auspicabilmente, la vecchiaia è la fase in cui si migliora nella pratica dell'azione perfetta, o karma Yoga, ossia l'espletamento delle proprie azioni e dei propri compiti senza aspettarsi nulla in cambio, dunque privi di attaccamento ai risultati.
Ciò consente di sperimentare una cosciente sensazione di benessere sempre crescente, che gradualmente espande la consapevolezza della Fonte da cui si proviene e rafforza il desiderio di farVi ritorno. 
La vecchiaia è la fase del raccoglimento attorno ad attività e a relazioni dense di senso, e tale tendenza è desiderabile e resa possibile dalla propria capacità di visione che, affinatasi nel tempo, permette di guardare ogni individuo con altruismo, e di considerare ogni aspetto dell'esistenza in chiave evolutiva, con energia di comunione, scevra dall'illusione della separazione, della competizione, del falso mito distruttivo del "nemico da abbattere".
La riflessione su ashrama e purushartha, tanto antichi quanto attuali e perenni, offre una guida preziosa per l'essere umano e per la comprensione del senso della sua vita terrena, resa speciale dalle dense implicazioni morali, materiali, emozionali e spirituali che la attraversano, e finalizzata all'offerta a Dio e al fiorire dentro di sé dell'Amore Supremo.

Bhaktin Daniela Cirino

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