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Oltre gli ostacoli invisibili della via spirituale

Care devote, Cari devoti, omaggi. Glorie a Shrila Gurudeva e Shrila Prabhupada!
Di seguito, potete leggere la versione integrale della lunga riflessione, che il nostro amato Maestro Spirituale ci ha offerto durante il programma spirituale odierno.
Sono appunti personali che vi offro, pregandovi di essere tolleranti verso eventuali errori o lacune, dovuti ai miei limiti e non per mancanza di chiarezza e completezza nell’esposizione di Shriman Matsya Avatar Prabhu:

"Tutto quel che diciamo e facciamo è bene accertarsi che sia aderente alla sapienza comprovata di Guru, Shastra e Sadhu. In tal modo, ci assicuriamo di tenere un comportamento retto; la vita umana è breve, evitiamo di sprecarla commettendo errori.

Tra i più gravi, vi è la pretesa di avere maggiore conoscenza del Maestro Spirituale o delle sacre scritture, di volersi sostituire a loro. Un errore di presunzione che causa devianza dal sentiero della vita devozionale e che ostacola il conseguimento della nostra ultima méta, Dio. Questo accade quando il nostro “io” pretende di sostituirsi a Dio.
Siamo esseri umani ed esseri spirituali, la nostra natura è duale. Viviamo in una dimensione terrena che limita, l’uomo e la donna hanno dei limiti e sono soggetti ai limiti stessi del tempo e della morte. E’ ciò che S. Agostino definiva la “finitude”. Quando l’essere umano diventa consapevole di questi limiti, può evitare di incorrere in frustrazioni che possono degenerare in depressione. Tanto più le persone si agitano, tanto più facilmente saranno soggette a stati depressivi, vivendo tra gioia e sofferenza. L’oscillazione tra due poli opposti è la condizione di questa vita incarnata, come l’alternarsi del giorno e della notte. Ognuno di noi è caratterizzato da una componente maschile e una femminile, che possono causare conflittualitá quando vi è un’eccessiva identificazione. Ogni eccesso, ogni fondamentalismo, pregiudica la qualità delle relazioni con gli altri, con se stessi, con Dio. L’essere umano vive in uno stato di bipolarità che non può essere annullato, ma può essere armonizzato. Il segreto risiede nell’equilibrio, nel ritrovare il proprio centro e rimanervi stabili, anziché oscillare tra un estremo e l’altro. Ogni occasione è buona per esercitarsi: quando si riceve un complimento per qualcosa di ben fatto, evitiamo d’inorgoglirci. Dietro l’angolo ci attenderà un nuovo ostacolo e una nuova prova. Se incorriamo in un insuccesso, evitiamo di drammatizzare e considerarlo una sciagura, il nostro compito è imparare a correggerci, lasciandoci educare a modificare la nostra visione e ampliare la prospettiva, per divenire persone lungimiranti. Si apprende molto più da un fallimento, che dall’essere applauditi.


La vita umana è breve, impegnamoci a fare del nostro meglio, ma senza agire con frettolosità. Per riuscirvi, dovremmo passare al setaccio ogni giorno i nostri anartha: kama (bramosia o lussuria), kroda (collera), lobha (la cupidigia), moha (l’illusione) e matsara (l’invidia). Ma come procurarsi un setaccio idoneo allo scopo? Il giusto strumento è la sadhana bhakti, una disciplina spirituale quotidiana, senza interruzioni e con la pratica del distacco emotivo. Solo così possiamo evitare che si accresca il nostro falso ego, che rappresenta un pericolo anche nel compimento del servizio devozionale, che viene compromesso.
Tra gli anartha più potenti, ostacoli per la nostra realizzazione spirituale, vi è kama, inteso sia come desiderio sessuale, sia come bramosia: la bramosia di aver ragione e non essere contraddetti, la bramosia di voler essere apprezzati, la bramosia di essere considerati. Quando non viene soddisfatta, kama si trasforma in kroda, la collera. Se setacciamo tutti i giorni i nostri condizionamenti e le nostre tendenze, impariamo a conoscere meglio gli anartha dominanti in noi e a correggerci. Quel che raccogliamo come materiale residuo nel setaccio, durante il nostro processo di purificazione interiore, non va gettato via ad occhi chiusi: impariamo a osservarlo, riconosciamo i nostri errori per non ripeterli più. Ogni “vasana” (inclinazione) rende difficile la capacità di essere corretti. Da soli non possiamo riuscirvi, sono necessari l’aiuto e gli insegnamenti di Guru, Shastra e Sadhu. Attraverso il loro sostegno impariamo a riflettere, a riconoscere i nostri limiti di comprensione e andare oltre, a scoprire che non dobbiamo fare i conti solo con la nostra mente razionale, ma anche con le nostre emozioni, i sentimenti. Conoscersi a fondo nella propria limitatezza, nelle proprie fragilità e risolverle è il primo passo fondamentale per conoscere meglio gli altri e sviluppare un senso di rispetto e autentica compassione.
Conoscersi non eviterà tout d’un coup di ripetere gli stessi errori, fintanto che subiremo l’influenza delle nostre tendenze, ma li renderà meno gravi.

Quando osservo qualcuno, ne colgo la capacità di correggersi, l’impegno che dedica e il tempo necessario per riuscirvi. Constatare la volontà e serietà in questa impresa è indice di sincero desiderio a diventare persone migliori. Il primo strumento su cui contare è la sadhana bhakti, insieme alla pratica dell’ascolto degli insegnamenti spirituali. Un ascolto attento e consapevole, privo di distrazioni. Alle volte mi sento chiedere cose che ho più volte spiegato; è necessario sviluppare la responsabilità dell’ascolto. Impariamo a declinare nella vita quotidiana gli insegnamenti che vogliamo realizzare. Anch’io ascolto quotidianamente le lezioni di Shrila Prabhupada. Dobbiamo praticare ciò che ascoltiamo, recitare i Santi Nomi, studiare le sacre scritture, svolgere servizio devozionale con la migliore attitudine e senza avanzare pretese o crearci aspettative. Questi sono gli strumenti per la realizzazione spirituale. Nessuno di noi è perfetto, possiamo ritenerci privilegiati se è vero che siamo sulla via della perfezione. Nessuno di noi potrà conservare un buono stato di salute fisica per sempre, non possiamo arrestare il processo di disfacimento del corpo, ma possiamo vivere la vita nella prospettiva dell’eternità dell’anima.

Divenire consapevoli di se stessi significa riconoscere che non siamo composti solo dalla mente e dalla materia, siamo anche spirito e siamo foggiati dalla compagnia delle persone con cui viviamo.
Gli altri sono importanti nel nostro percorso di apprendimento, nella vita spirituale e nel processo delle nostre piccole o grandi realizzazioni. Se siamo ripiegati su noi stessi, se non pensiamo anche al bene altrui, rischiamo di cadere nel vuoto vertiginoso del nostro falso ego. Non lasciamoci fagocitare dalle tenebre dell’io storico, restiamo sempre sul cammino luminoso della sadhana bhakti.
Pratichiamo Hari Nama Japa e gioiamo nel poter condividere ogni mattina la sadhana con altri devoti e sinceri ricercatori spirituali.
Il canto del Maha Mantra illumina le ore buie che precedono l’alba di un nuovo giorno, e accende la nostra luce interiore.

Così come prestiamo attenzione nel non commettere le dieci più gravi offese durante la meditazione sui Santi Nomi, dobbiamo essere accorti a quel che facciamo, a come agiamo, evitando ogni trascuratezza.
I sacri testi vaishnava ci mettono in guardia da ogni fenomeno di bipolarità, tipico di questa esistenza incarnata.
Rupa Goswami ci invita a essere “entusiasti e pazienti” allo stesso tempo. Sembra una contraddizione, ma racchiude il segreto dell’armonizzazione dei poli opposti, che diviene mezzo verso la trascendenza.
La pazienza e l’entusiasmo si bilanciano l’una con l’altro; se sopprimiamo la virtù della pazienza, l’entusiasmo si trasforma in agitazione. Se annulliamo l’entusiasmo, la pazienza si trasforma in letargia, negligenza e trascuratezza, che possono degenerare nella depressione. Non dobbiamo sopprimere uno dei due poli contrapposti, bensì ricercare l’armonia tra essi.

Se osservate le persone, vedrete quanto la maggior parte sia sempre più concentrate verso le problematiche, anziché intravederne le soluzioni.
Il segreto è sempre il giusto equilibrio, la giusta misura con cui porsi a ogni evento.
La stessa misura che l’essere umano deve ritrovare nel suo rapporto con l’universo, con Dio.”

Vostra umile servitrice,
BalaRadhya dasi




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