NOTA! Questo sito utilizza i cookies. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di più.

  • Home
  • Riflessioni
  • La Figura di Shri Caitanya come Fusione dell'Amore fra Shri Shri Radha e Krishna

La Figura di Shri Caitanya come Fusione dell'Amore fra Shri Shri Radha e Krishna

Ogni giovedì sera i miei confratelli e consorelle ed io, ci riuniamo per leggere “Gli insegnamenti di Shri Caitanya”, Testo di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Shrila Prabhupada.

Siamo appena all'introduzione e Shrila Prabhupada ha già sintetizzato in poche pagine il nettare di tali insegnamenti. Il paragrafo, da cui la lettura di questa sera inizia, recita: “Nella coscienza materiale, cerchiamo di amare ciò che non può essere degno d'amore. Diamo il nostro amore ai cani e ai gatti, rischiando così di pensare a loro al momento della morte, cosa che ci farebbe rinascere in una famiglia di cani o di gatti. L'amore che non si rivolge a Krishna conduce verso il basso. Non è vero che Krishna o Dio sia qualcosa di oscuro o qualcosa che soltanto pochi eletti possono raggiungere. Caitanya Mahaprabhu è venuto per dirci che in ogni paese e in ogni Scrittura c'è un accenno all'amore per Dio.”

Shrila Prabhupada continua descrivendo la figura di Shri Caitanya Mahaprabhu come Colui che desiderava amare Shri Krishna nel modo in cui Shri Krishna era amato da Shrimati Radharani, fornendoci, in tal modo, un perfetto Esempio di Amore coniugale. Tale descrizione continua poi cercando di mostrare, a noi, anime dalla coscienza condizionata, la potenza intrinseca al puro Amore spirituale, che si esplica nella divina ed inseparabile coppia Shri Shri Radha e Krishna.

In particolare, le seguenti parole, hanno suscitato in me grande interesse, giungendo diritte al cuore: “Radha e Krishna manifestano i Loro giochi attraverso l'energia interna di Krishna. La potenza di piacere dell'energia interna di Krishna è difficilissima da comprendere e non può essere compresa se prima non si comprende chi è Krishna. Krishna non trova alcun piacere in questo mondo materiale, ma è dotato di una potenza di piacere. Poiché siamo parti di Krishna, anche in noi esiste una potenza di piacere, che noi cerchiamo di manifestare nella materia. Krishna, invece, non fa un tentativo così inutile. L'oggetto della potenza di piacere di Krishna è Radharani. Krishna manifesta la Sua potenza, la Sua energia, nella forma di Radharani e poi scambia con Lei una relazione d'Amore. In altre parole, Krishna non trae piacere da questa energia esterna, ma manifesta la sua energia interna, la Sua potenza di piacere, nella forma di Radharani. Krishna si manifesta quindi nella forma di Radharani per manifestare la Sua potenza interna di piacere. Tra le molte espansioni, estensioni e manifestazioni del Signore, questa potenza di piacere è la più grande e più importante.

Non dobbiamo pensare che Radharani sia separata da Krishna. Anche Radharani è Krishna, perché non esiste differenza tra l'energia e la Sua fonte. Senza energia, non è possibile parlare della fonte di energia. E senza la fonte di energia, l'energia stessa non può esistere. Similmente, senza Radha, Krishna non ha significato e, senza Krishna, Radha non ha significato. Perciò la filosofia Vaishnava, prima di tutto rivolge il Suo omaggio e la sua adorazione alla potenza interna di piacere del Signore Supremo. Così il Signore e la Sua potenza sono sempre chiamati Radha e Krishna.”

Questi due passaggi, così carichi di alta teologia, hanno fatto risuonare in me una riflessione su un tema di vissuto quotidiano, nel quale tante persone s'incontrano e si scontrano: il tema delle relazioni, della ricerca di una reciprocità nella condivisione del piacere e, ancora più in generale, della ricerca stessa di piacere. In senso lato, infatti, tale obiettivo può essere conseguito attraverso l'aggregazione in compagnie più o meno numerose, l'impiego in attività o passioni più o meno costruttive e quanto di più creativo un qualsiasi individuo possa ricercare, per dare voce a questo innato ed intrinseco bisogno di Amore.

Amore è piacere, Amore è felicità, è ananda, qualità ontologica dell'essere spirituale che cerca una risonanza per potersi esprimere e manifestare. Shrila Prabhupada scrive: “Krishna manifesta la Sua potenza, la Sua energia, nella forma di Radharani e poi scambia con Lei una relazione d'Amore. In altre parole, Krishna non trae piacere da questa energia esterna, ma manifesta la sua energia interna, la Sua potenza di piacere, nella forma di Radharani. Krishna si manifesta quindi nella forma di Radharani per manifestare la Sua potenza interna di piacere.” Allo stesso modo, l'essere individuale, Sua infinitesimale particella, esprime il suo stato interno di beatitudine quando si “innamora”.

Qual è sostanzialmente la differenza allora? Cos'è che non ci fa vivere da eterni innamorati, ma, al contrario, da mendicanti di affetto? La consapevolezza. Noi, a differenza del Signore Supremo, non siamo consapevoli della nostra natura, non siamo coscienti di essere eternità, pura coscienza e beatitudine e così, avvolti dalle scure bende di avidya, ignoriamo la nostra reale essenza e crediamo che ci manchi tutto, pensiamo che i trastulli che troviamo per divertirci, siano in ultima analisi le fonti della nostra felicità. Percepiamo il processo rovesciato e anziché vederci noi come attivi protagonisti, soggetti di questi giochi alla ricerca del piacere, crediamo che tal oggetto, tale persona o attività, possa fornirci quello che stiamo cercando, di cui pensiamo avere necessità e che ci manchi, quando, al contrario, siamo noi stessi ad investire tali elementi estranei della nostra natura di piacere. Che illusione! Che trappola! Si investe qualcosa di esterno con un'energia che proviene dall'interno e poi ci se ne dimentica e si arriva, nei casi più gravi, a diventarne persino dipendenti! Che follia!

Ma non dobbiamo disperare, no, se anche qualche volta dovessimo essere stati travolti da questo gioco di Maya, possiamo ritornare alla consapevolezza, possiamo ritornare alla luce e alla vera Sorgente di Amore. Chi amiamo noi realmente? Chi cerchiamo noi realmente? Noi cerchiamo l'espressione e la manifestazione di ananda e da dove deriva questa beatitudine? Dal fatto di essere un tutt'uno con il Signore Supremo. E Chi ne è il Supremo Fruitore? Shri Krishna. Il nostro amore è Krishna, Che in quanto Sorgente ne è anche il Destinatario, poiché è assoluto, onnipresente e onnipervadente, unica eterna Realtà. Poi possiamo chiamarlo moglie, marito, lavoro, sport, hobby o qualsiasi cosa catturi la nostra attenzione in questo mondo fenomenico, ma di fatto è sempre Krishna. Così, quando si legge “bisogna amare Dio”, non ci si sta rivolgendo ad un'entità astratta, irraggiungibile, si sta dicendo “bisogna amare Dio come Persona Suprema e come manifestazione in tutto ciò che esiste, a partire da noi stessi”. Amare sé stessi non è un'attività egoistica, non se si realizza che si sta amando una manifestazione infinitesimale di Dio; Amare l'altro o amare qualche particolare attività mondana non è una distrazione, né una perdita di tempo, se si comprende che in realtà si sta amando una manifestazione di Dio, in tante forme diverse, ma che hanno sempre Lui a capo. Credo sia questo, per la mia piccola realizzazione, che sottintende il concetto di Yukta Vairagya.


Matsyavatara.com

Questo sito è gestito dai discepoli di Shriman Matsyavatara dasa Prabhu. Vi puoi trovare audio MP3, foto, video, articoli, memorie e riflessioni del nostro Guru Maharaja. Se vuoi collaborare ed aiutare a migliorare questo servizio, ti preghiamo di contattarci!