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Commemorazione della scomparsa di Caitanya Nitai Prabhu

Bhaktivedanta ashrama, 29 novembre 2010 - “Oggi, 27 anni fa, a quest'ora (le 19 circa), in un giorno piovoso di novembre come questo, lasciava il corpo mio padre Caitanya Nitai Prabhu. Tre mesi prima gli era stata diagnosticata una malattia inguaribile. Spontaneamente, subito dopo che si conobbe la diagnosi, si presentarono alcuni devoti che si offrirono di assisterlo. Oggi, a distanza di così tanti anni, ancora ricordo con commozione il loro servizio e quegli ultimi momenti di grande valore vissuti assieme.
Il tempo vola e con esso volano via anche questi nostri corpi. Entriamo in una incarnazione e ne usciamo quasi senza accorgercene, in tanti casi avendo purtroppo capito ben poco di quel che ci sta succedendo. Ricordiamoci sempre che quel che conta non è la conoscenza teorica, quella che si avvale di ciò che è scritto nei libri, ma la conoscenza realizzata, quella che è diventata pratica quotidiana di vita. E di tutta la conoscenza realizzata, la quintessenza è la devozione. Chi perde la devozione, ha perduto tutto. La devozione è quell'uno che dà valore a tutti gli zero che, solo in funzione dell'uno, acquisiscono un qualche valore.
In occasioni come questa, nella ricorrenza della dipartita di mio padre, cerco di visualizzare e di riportare alla memoria quei momenti dolorosi e al tempo stesso di grande insegnamento che ho vissuto a fianco di Caitanya Nitai Prabhu, perché vorrei imprimere dentro di me ciò che può favorire la mia e altrui realizzazione spirituale attraverso lo sviluppo della gratitudine e della devozione”.

Shrila Gurudeva ci racconta in maniera accurata, attimo per attimo, quel giorno in cui ha dato l'ultimo saluto a suo padre e in cui, per Grazia divina, ha potuto assisterlo proprio mentre lasciava il corpo.

“Ripenso a quanti servizi abbiamo svolto assieme in spirito di offerta al Signore, e sempre più mi rendo conto che questo è l'unico vero patrimonio, il bene infinito che nessuno può portare via, nemmeno la morte. Ripenso all'enorme trasformazione che mio padre aveva fatto in vita, al suo rigore nella sadhana, al suo encomiabile spirito di sacrificio nella sacra seva, alla sua dedizione al dovere, qualche volta anche un po' burbera, ma attraverso la quale esprimeva la sua devozione  al Signore. 
La devozione è ardore. E' quel fuoco che distrugge in cenere ogni errore commesso, in questa e in altre vite. La devozione è sublime ed ha potenza indicibile. Sovrasta anche la conoscenza e l'expertise nel fare le cose.  Non è difficile imbattersi in qualcuno che è abile nell'agire; molto più raro è trovare qualcuno che ha fede e devozione, ma ancora più raro è incontrare chi sa far bene le cose ed ha allo stesso tempo devozione, volendo offrire con sincerità il frutto delle sue azioni al Signore. Mio padre è stato per me e per tanti devoti un bell'esempio di questa rara combinazione.
Quando stava per lasciare il corpo, l'ho esortato con tutto l'affetto che avevo: “Canta Hare Krishna, Caitanya Nitai! Canta Hare Krishna, è arrivato il momento!”. E in quel momento ho sentito il santo Nome sulle sue labbra e soprattutto dentro al suo cuore.
Che esperienza, dopo la sua dipartita, vedere il suo corpo ormai senza vita, logoro, disfatto dalla malattia e ricordarmi di quando da bambino mi portava sulle spalle o quando da adolescente lo vedevo con una mano sollevare pesi che per me erano difficili da alzare anche con due. Era sempre stato un uomo robusto, in salute, non l'ho mai visto star male prima di quella fatale malattia.
La sera stessa della sua dipartita e il giorno dopo, con i miei familiari e tanti devoti abbiamo accompagnato Caitanya Nitai con bhajan struggenti, dopodiché Agni ha celebrato l'ultimo sacrificio. In seguito abbiamo disperso le sue ceneri nella sacra Ganga a Mayapur.
Tante riflessioni e tanti ricordi vengono alla coscienza e servono ad elaborare un evento così doloroso e significativo come quello della morte di una persona cara, di un caro devoto del Signore.
La morte può presentarsi in maniera estremamente violenta. Se non abbiamo gli strumenti per elaborarla, è uno sgarbo che sconvolge una vita, ma se abbiamo i giusti strumenti per comprenderla, e soprattutto se si è vissuto con consapevolezza, fede e devozione, essa è un evento che corona una vita, che assegna i meriti finali ad una persona che nella vita si è dedicata a Dio. E così nella morte si può vedere la vita e nella vita scompare ogni traccia di morte.”


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