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Vivere soddisfatti spiritualmente

Bhaktivedanta ashrama, 2 dicembre 2010, ore 5,45 - Cari devoti, i miei omaggi, glorie a Shrila Gurudeva e a Shrila Prabhupada. Stamani mattina, alle prime ore dell'alba, Shrila Gurudeva ci ha donato insegnamenti importanti sul concetto di atmarama, la soddisfazione spirituale, e sull'importanza della meditazione. Nella sezione "downloads" di questo sito potete scaricare e ascoltare l'intera lezione. Qui di seguito eccone un estratto.

“Stamani desidero offrirvi una riflessione che mi attraversa la mente da tempo e che spesso ritorna vivida nella mia coscienza soprattutto a quest'ora del mattino, durante il canto dei santi Nomi, e anche subito al risveglio.
La riflessione è la seguente: sento profondamente che la più grande sconfitta è morire senza essersi realizzati spiritualmente. Non sto adesso a definire nei dettagli cosa significhi “essersi realizzati”, ma in sintesi riformulo il concetto in questo modo: la perfezione della vita è andarsene da questo mondo sentendosi soddisfatti spiritualmente, e sentendo che quella soddisfazione è una soddisfazione essenziale, ovvero non dipende da nulla di esterno al sé, da nulla che abbia dipendenza dallo spazio-tempo.
Il momento in cui si lascia il corpo fisico è cruciale, poiché lo stato dell'essere in quella circostanza determina il rivivere successivo, ed  è proprio in quel momento che è quanto mai importante sentirsi spiritualmente appagati. Poiché si può lasciare il corpo in qualsiasi momento, anche senza nessun preavviso, sento prioritario in questa vita prepararmi a vivere ogni istante in stato di profonda soddisfazione spirituale, ed è per questo che ogni giorno faccio un esame di coscienza per accertarmi di non nutrire  sentimenti od emozioni di inimicizia verso nessuno, desiderando sbarazzarmi da qualsiasi tipo di astio, di risentimento o di qualsivoglia tendenza egoistica, proprio per essere pronto a lasciare il corpo in qualsiasi momento senza ostacoli che impediscano l'ascesa.

Nel tempo si è maturata sempre più in me la convinzione che un giorno ha l'equivalenza di una vita, ed è dunque ogni giorno che dobbiamo verificare la nostra posizione, il nostro stato di coscienza, per capire in che modo ci stiamo preparando al viaggio successivo e cosa dobbiamo migliorare in noi. Questa verifica è propizia soprattutto nelle prime ore del mattino, durante il canto dei santi Nomi. La pratica dell'Harinama mahamantra durante le ore di brahma-muhurta è un'occasione straordinaria, da non perdere, perché ci permette di sperimentare quella soddisfazione spirituale che dà senso alla giornata e, che in ultima analisi, dà senso alla nostra vita. Non importa se non  vediamo soddisfatte ambizioni mondane; di questo non dobbiamo preoccuparci; quel che unicamente conta e per cui vale la pena vivere è il successo spirituale - l'unico reale - in quanto ci permette di trascendere il tempo-spazio ed è shastricamente descritto come eterno.

Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare
Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare

Al mattino, invocando i Nomi divini, chiediamo con sottomissione, con fiducia e anche con speranza, di poter sperimentare – attraverso questa pratica - la soddisfazione dell'anima, per poterci poi dedicare durante la giornata – con una coscienza elevata - a varie attività utili e benefiche per tutti, offerte con devozione al Signore. Che tutta la nostra giornata sia volta alla purificazione della coscienza, facendo in modo da non perdere durante il giorno i risultati spirituali conquistati al mattino, che in realtà sono doni celesti, luminosi, ricevuti da Dio.
Grandi devoti hanno descritto la loro vita come una lotta quotidiana,  ma il loro non è un combattimento contro il mondo o contro gli altri, bensì contro le tendenze condizionanti dell'ego. È su di esse che dobbiamo trionfare. Un trionfo, questo, che non inorgoglisce, ma che rappresenta il troneggiare dello spirito sulla materia. Quest'ultima, infatti, tende ad esercitare un potere dispotico sulla mente e sul corpo. Dunque è un'impresa eroica salvare manas e soma, mente e corpo, dalla presa dispotica della prakriti, ma lo possiamo fare se impariamo ad offrire con devozione e con gioia ogni nostra azione a Dio. Dovremmo imparare a vivere nello spirito dell'offerta, con gratitudine, desiderando restituire i doni che abbiamo ricevuto. E il corpo è uno di questi grandi doni. Come facciamo a restituirlo? Non certo suicidandosi, ma mettendolo al servizio di Guru e Krishna, di tutte le creature e del creato. Lo stesso lo dovremmo fare con i talenti acquisiti e con tutto ciò che abbiamo ricevuto per grazia divina. In questo modo potremo vivere nello spirito dell'offerta, offrendo a Dio i frutti della nostra vita. Per imparare a fare ciò, la pratica di Harinama Mahamantra è essenziale.

harer nama harer nama harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva nasty eva gatir anyatha

La meditazione sul santo Nome è sempre stata una pratica spirituale di fondamentale importanza, ma soprattutto nell'era di kali essa è indispensabile. Nella strofa sopra citata tratta dal Brhan-naradiya Purana si dice che nell'era di kali “non c'è altro modo, non c'è altro modo, non c'è altro modo per liberarsi se non attraverso il santo Nome”. Tutte le altre pratiche spirituali sono importanti per meglio predisporci alla meditazione, i cui dolci frutti della gratitudine e dell'amore potranno essere dedicati con purezza a Dio, in un servizio reso con spirito di abbandono al Supremo”.


His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

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A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society...
Matsyavatara Prabhu

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Shriman Matsyavatara dasa: 36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava...
Matsyavatara.com Official Blog

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  • His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

    A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) and the world’s foremost teacher of Krishna Bhakti in the 20th century.

    Born in India as Abhay Charan De, Abhay received a classical European education from Calcutta’s prestigious Scottish Church College. However, as a political activist and early follower of Gandhi’s civil disobedience movement, he rejected his diploma in protest of British rule in India. Several years later, after a life-changing encounter with Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakur, a prominent scholar and spiritual teacher who explained that the practice of Krishna Bhakti is too important to wait for political reform, Abhay redirected his attention from politics towards the cultivation of spiritual life and community.

    Bhaktisiddhanta represented the ancient tradition of Krishna Bhakti, the yoga of devotion, based on the teachings of the Bhagavad-gita. Upon their first meeting, Bhaktisiddhanta asked Abhay to bring the teachings of Bhagavad-gita and the practice of Krishna Bhakti to the West. Inspired by the depth of Bhaktisiddhanta’s devotional wisdom, Abhay became his lifelong student.

    After four decades of learning and practice, while simultaneously running his own business and supporting his family, Abhay took formal vows of sannyasa, or celibate priesthood. In preparation of his journey to the West, Abhay settled in the holy city of Vrindavan, India and began translating the Sanskrit verses of the Bhagavad-gita and the Srimad-bhagavatam into English and writing elaborate commentaries explaining each verse. During this time, Abhay was given the title Bhaktivedanta in recognition of his advanced scholarship and spiritual realization.

    In 1965, at the age of 69, Bhaktivedanta departed from India with unremitting determination to fulfill his teacher’s request. After a month-long voyage, having suffered two heart attacks while aboard an Indian cargo ship, Bhaktivedanta arrived at a lonely Brooklyn pier with seven dollars in Indian rupees and a trunk of ancient Sanskrit scriptures translated into English.

    Although faced with many hardships, Bhaktivedanta began giving Bhagavad-gita classes in Bowery lofts and leading kirtan (devotional chanting) in Tompkins Square Park. His sincerity attracted the attention of young seekers, eager to learn more about meditation and Eastern spirituality. With their help, Bhaktivedanta rented a small storefront in New York’s Lower East Side and continued giving daily classes and leading kirtan.

    Inspired by the support of his young American students, Bhaktivedanta established ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) with the hope that his students’ enthusiasm would continue to grow. The following year, Bhaktivedanta was asked to establish ISKCON in San Francisco, where hundreds of more students began regularly attending his classes and kirtans.

    In the following 11 years, Bhaktivedanta (again honored with a new title – Srila Prabhupada) circled the globe 14 times, bringing Krishna Bhakti to tens of thousands of people on six continents. With their help, he established centers and projects throughout the world including temples, ashrams, farm communities, schools, universities, and what would become the world’s largest vegetarian food relief program.

    During this time, Srila Prabhupada continued his translation work and authored an unprecedented number of books, over 70 titles, subsequently translated into 76 languages. His most prominent works include: Bhagavad-gita As It Is, the 30-volume Srimad-bhagavatam, and the 17-volume Sri Caitanya-caritamrita.

    In 1977, at the age of 81, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada passed away in Vrindavan, surrounded by his loving disciples who continue to preserve his legacy. Although the teachings of Krishna Bhakti had rarely ventured beyond India’s borders, by the extraordinary devotion and determination of Srila Prabhupada, tens of millions of people around the globe now benefit from the timeless practice of Krishna Bhakti.

    Vedi

  • Matsyavatara Prabhu

    Shriman Matsyavatara dasa:

    36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava così quella che sarebbe stata la relazione spirituale cardine della mia vita, il fondamento di tutto quello che poi è stato. Razionalmente non sapevo cosa in seguito sarebbe avvenuto, ma sapevo quello che per me allora era sufficiente sapere.

    Capivo che mi aspettava un immenso lavoro interiore da fare e che al centro di tutto questo lavoro c'era la cura di quella relazione: la relazione spirituale con Guru e Krishna. Avevo letto, avevo visto e conoscevo molti episodi ed esempi di relazione Guru-discepolo, ne avevo compreso l'importanza fondamentale nella tradizione e anch'io ero alla ricerca da tempo di quel tipo di relazione, ma mai prima di allora avevo sentito quel che invece in quel momento sentivo, intuivo, percepivo chiaramente nel cuore.

    Sentivo che era arrivato il mio momento, sentivo che ero giunto di fronte al mio Guru.

    Ora finalmente, dopo tanto tempo e ricerca, lo avevo identificato in una Persona particolare che aveva una certa visione del mondo e della vita e del rapporto con Dio, e anche una sua peculiare tonalità di voce, una certa fisionomia, uno sguardo e un sorriso unici e inconfondibili.

    Era il Guru che mi era stato inviato. Non mi era stato raccomandato o fornito da un'istituzione o da un ente impersonale. Era arrivato in base al mio guna e karma e soprattutto per la infinita misericordia del Signore che io sentivo più forte e presente di qualsiasi altra realtà.

    Quella – come intuivo chiaramente - era la mia prova, e lo scrissi anche sul mio taccuino di viaggio di quell'agosto '76. Era la grande prova della mia vita, in cui avrei dovuto dimostrare la solidità e la profondità del mio desiderio di abbandono a Dio e di realizzazione spirituale, avrei dovuto costruire, misurare e sviluppare la mia capacità di tenuta, la mia premura nel costruire la relazione con il mio Guru e con Krishna e nel mantenerla pura, non contaminandola con nient'altro al mondo.

    Era il terzo viaggio che facevo in India; avevo conosciuto guru, yogi, maestri di ogni tipo, innumerevoli incontri ed esperienze sulla strada della mia ricerca. In quel momento però per la prima volta sentivo che la mia ricerca del Guru avrebbe dovuto fermarsi lì, lì di fronte a Shrila Prabhupada.

    La mia ricerca spirituale sarebbe continuata ma da allora innanzi con un punto fisso irremovibile, con quella relazione spirituale al centro: la relazione con il mio Guru e con Krishna come fondamento.

    Capivo e sentivo con certezza che dovevo affidarmi a Shrila Prabhupada; dopo aver incontrato così tanti Guru, ai quali peraltro avevo mostrato con inchini e rispettosi saluti il mio apprezzamento, per la prima volta nella mia vita sentivo il desiderio di offrire omaggi nella forma di dandavat, e questo accadde solo quando arrivai al cospetto di Shrila Prabhupada, in quel 30 agosto del 1976. Mai era successo prima, e sapevo anche che mai avrebbe potuto succedere in futuro se non avessi colto quell'occasione.

    Quella era la mia occasione, era la grande opportunità della mia vita.

    Matsyavatara dasa (Marco Ferrini)
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