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Brahma-Muhurta: l'oro del mattino

Bhaktivedanta ashrama, 12 gennaio 2010 - Stamani Shriman Matsyavatara Prabhu, alle prime ore dell'alba, nel tempio di Bhaktivedanta ashrama, ci ha offerto la seguente riflessione sull'importanza delle ore di Brahma-muhurta.

“Desidero offrirvi una breve riflessione sulle opulenze, sulle glorie e lo splendore delle ore di Brahma-muhurta. Una decina di anni fa studiai alcuni inni del Rig veda dedicati alle aurore, di cui ricordo la straordinaria bellezza e il potente significato. Essi rafforzarono in me la già allora ben presente comprensione dell'importanza di quelle ore, di quella speciale porzione di tempo che è il Brahma-muhurta, così cara ai poeti veggenti, ai rishi vedici, così peculiare ed unica in quanto espressione stessa del Brahman.

Chi mai potrebbe superare la perfetta lirica dei signori della parola, i vacaspati, i rishi vedici, che hanno già descritto la potenza delle aurore in modo così sublime, con la profondità del mito? Io certo non posso sperare di aggiungere niente alle loro descrizioni, ma quel che posso fare è offrirvi la mia testimonianza. Ed è pur vero che le parole senza la testimonianza diretta di quel che esse descrivono non hanno forza, non hanno capacità creativa o trasformativa. Assieme alle parole, il rishi ci offre la ricchezza della sua esperienza e, oltre ad essa, è importante che ci sia anche la nostra personale testimonianza, se davvero desideriamo che si compia un significativo sviluppo della nostra consapevolezza. Le Scritture sacre, la Shruti e la Smriti, sono mappe della realtà; senza di esse non sapremmo neanche dove andare ma, dopo aver conosciuto l'orientamento, bisogna davvero andare e recarci là dove  possiamo sperimentare quelle realtà di cui le Scritture ci parlano. Nelle ore di Brahma-muhurta può esserci uno speciale “andare”, ogni mattina, per rinnovare ed estendere la nostra consapevolezza, per unirci sempre di più a Dio.
A volte è un andare faticoso, assaliti da distrazioni, da preoccupazioni o da desideri così inopportuni che sono come cagnacci che sbarrano la strada. Noi sappiamo che vogliamo andare, ma a volte le sirene lungo il viaggio ci confondono; le cose che appaiono belle, tenere, attraenti, dolci, suadenti, sono gli ostacoli più grandi sul nostro sentiero. Per superarli possiamo invocare le preghiere che troviamo in tante tradizioni religiose e che esprimono i sentimenti dell'anima.
“Signore, non badare a ciò che mi piace o non mi piace, ma piuttosto fai quello che serve affinché io possa percorrere rapidamente questo tratto di strada che mi separa da Te. Tu sei la Sorgente del mio sostentamento, l'eterna Dimora, il Signore misericordioso, l'Amico del cuore, io voglio abbandonarmi a Te, con purezza.
Non badare se sono affaticato, addolorato, se qualche volta la mia mente è offuscata, se sono confuso e se nella mia confusione mi soffermo sulle illusioni; non badare a quello che è il mio temporaneo desiderio ma, Ti prego, considera il mio sentimento di fondo, quello che c'è nella mia anima. Io voglio unirmi a Te, voglio diventare Tuo umile servitore, voglio fare qualcosa di bello per Te, voglio diventare parte della Tua luce per poter risplendere in eterno per Te”.
Questa preghiera non l'ho letta negli Shastra, è sorta adesso spontanea dal cuore, ma nelle Scritture ne ho lette tante che esprimono nell'essenza lo stesso sentimento e desiderio dell'anima.
Mentre medito su queste preghiere, ho il cuore che tracima di gratitudine verso il Signore per averci fatto dono dell'opportunità di vivere in coscienza di Lui, nel Suo Amore, e di concederci strumenti come la pratica della meditazione per avvicinarci sempre di più a Lui. Pensate che perdita se queste ore del mattino non ci fossero, e che perdita per chi dorme in queste ore e non coglie l'opportunità di utilizzarle per la propria crescita spirituale. Che vita rovinosa sarebbe senza un impegno costante in tale direzione... non potremmo sentire nel cuore gratitudine per Dio, né entrare in contatto con quella voce profonda che ci parla di sapienza, eternità, amore divino immortale e che, nelle ore di Brahma-muhurta, se ci poniamo in ascolto, può essere più chiaramente udita. Durante il giorno possiamo ricordare quella voce se l'abbiamo risvegliata al mattino, con la meditazione. Ed è  una grande conquista se durante il giorno riusciamo a mantenerci puri nel corpo, nei pensieri, nei desideri, nelle parole, nelle azioni, riuscendo a trattenere e a conservare nel cuore la Luce del mattino.
Nell'inno del Rig Veda cui prima facevo riferimento si dice che le aurore benedicono coloro che trovano svegli, risvegliati, cantanti, danzanti, immersi nella meditazione e nell'adorazione di Dio. Preghiere come questa sono bellissime, prorompono nella coscienza con la loro forza pura, ci svelano la realtà, ci fanno capire che certe cosiddette disgrazie secondo un punto di vista mondano, in realtà da un punto di vista spirituale sono protezioni straordinarie. Queste preghiere ci fanno sentire che siamo parte di un progetto divino, che siamo illuminati dalla luce del Signore e che, per Sua misericordia, stiamo percorrendo un sentiero inondato da quella luce, la luce dello Spirito. Ci fanno sentire in sintonia con Dio, noi spirito infinitamente piccolo che riscopre l'armonia con lo spirito infinitamente grande. Ed ecco allora che cessano le preoccupazioni ed ogni forma di paura; il disagio diventa agio, i pesi diventano leggeri. Queste sembrano affermazioni contrastanti, ma sono vere: appartengono ad una logica superiore. Man mano che cresciamo in consapevolezza, sentiamo una soddisfazione profonda nel cuore, ci rendiamo conto che la nostra vita non potrebbe che essere vissuta al servizio del Signore e che il passato non avrebbe potuto essere migliore: è stato il miglior passato possibile, poiché Dio ci offre quelle esperienze che servono alla nostra evoluzione; con questa coscienza scopriamo che quelle che ci apparivano circostanze sfortunate, in realtà ci hanno salvato dal baratro dei condizionamenti e dei nostri attaccamenti egoistici. Sperimentiamo che la malattia ci aiuta a disidentificarci dal corpo, che le calunnie ci aiutano a perdere il gusto per il prestigio mondano. Coloro che sono ben saldi nella visione spirituale, nella consapevolezza, non sono minimamente toccati da quel che accade all'esterno, e se hanno perduto qualcosa per strada, sono ancora più attenti a quello che Dio ha concesso loro di trovare: il gusto per l'ascesi, per la rinuncia, per la sapienza e allo stesso tempo il distacco emotivo verso ciò che non ha valore spirituale, verso i desideri, i pensieri, le parole e gli impegni mondani.
Le ore di Brahma-muhurta sono per coloro che aspirano a liberarsi dalla mondanità, a ricongiungersi a Dio attraverso lo Yoga dell'amore, che è al tempo stesso mezzo e fine. Sono ore preziose per chi desidera realizzarsi spiritualmente, liberarsi, lasciare alle spalle gli incatenamenti, le debolezze, le dipendenze. Queste ore del Brahma-muhurta sono un tesoro: ci trasmettono ispirazioni, intuizioni, illuminazioni, che poi dobbiamo impegnarci a mantenere durante tutta la giornata. Anche i Padri del deserto erano consapevoli di ciò e non cessavano mai di dedicarsi agli impegni che si erano assunti, perché sapevano che il divagare o giocare a palla con la mente è il laboratorio del diavolo. E così anche gli Yogi nella nostra tradizione si mantengono costantemente collegati al Divino attraverso la Bhakti, che è il metodo che gli Acarya ci hanno lasciato in eredità e che è confermato da tutte le tradizioni autentiche e da coloro che si sono realizzati spiritualmente.
Cercate di capire profondamente l'importanza delle ore di Brahma-muhurta e non sciupatele andando a riposare tardi la sera, perché sono loro che ci disvelano il tesoro, che possono farci vedere il seme dorato, la matrice divina: hiranyagarbha. Sin dal sera dovremmo predisporci al Brahma-muhurta con preghiere e letture adeguate, e con esse scivolare in un sonno purificante e ristoratore. Dice uno dei Padri del deserto: al monaco combattente, in buona salute spirituale, è sufficiente anche solo un'ora di sonno, ma non agli altri. Gli altri debbono recuperare  più energie perché sono costantemente assediati dal nemico: i pensieri viziosi, le memorie degradanti, i desideri impuri, la tendenza a perdere tempo. Ecco perché tutti i giorni i Padri del deserto meditavano sulla propria morte, per prepararsi a questo passo, e così davvero vivere e ascoltare la vita realizzandone il senso. Nelle pagine delle Scritture, come in quelle meravigliose dello Shrimad Bhagavatam che leggiamo tutte le mattine, troviamo questi stessi insegnamenti eterni che esprimono il valore universale della Bhakti e che sono fondamentali per vivere ogni giorno con rinnovata consapevolezza spirituale, quella che possiamo far rinascere ogni mattina e che, dopo la morte, ci accompagnerà nella vita successiva, proteggendoci, illuminandoci, salvando la nostra anima.
Le ore di Brahma-muhurta sono l'oro del mattino; se il giorno ha quattro stagioni, esse rappresentano la  primavera ed è in primavera che sbocciano i fiori, che gli alberi fruttificano. Il Brahma-muhurta è la primavera del giorno: non sprecatela! Non siamo nati per dormire, siamo nati per realizzarci spiritualmente. Cerchiamo di andare a riposare presto la sera per essere più lucidi e svegli al mattino. Chi non lo farà, sarà in pericolo durante tutta la giornata, sarà bizzoso, litigioso, scontento. Ad un certo punto alla sera dobbiamo interrompere le cose pratiche che stiamo facendo ed entrare in contemplazione, per predisporci al sonno e al risveglio con la giusta consapevolezza. Così facendo si avranno sogni bellissimi, ci si alzerà freschi, riposati e soddisfatti, e la soddisfazione incrementerà con l'impegno nella pratica della meditazione, invocando i Nomi divini.
In conclusione di questa riflessione, voglio esprimere ancora una volta la mia profonda gratitudine per come è stato pensato e progettato l'universo, per come Shri Krishna ci stia aiutando e curando, offrendo ad ognuno quel che è necessario per la sua evoluzione. Sta a noi impegnarci al meglio per utilizzare i Suoi doni in maniera corretta. Personalmente aspiro ad essere sempre cosciente della grandezza di questo piano divino, desidero sentire sempre nel cuore gratitudine e amore per il Signore. Forse il peggio delle prove che ho da superare ha ancora da venire, ma se realizziamo la presenza e il sostegno di Dio, scopriamo che queste prove servono a farci superare i nostri limiti. Che sia fatta sempre la volontà di Krishna, non la mia. Non sono ansioso di progettare il mio futuro. Quel  che voglio progettare  e rinnovare ogni giorno è il mio impegno nel servizio a Shri Vaishnava, Guru e Krishna, e il futuro verrà da sé, infinitamente migliore di quello che io avrei mai potuto pensare o immaginare. E' in questo modo che desidero vivere. Con il cuore vi offro questa mia riflessione, in spirito di condivisione, sapendo poi che sarà ognuno di voi a decidere se farla più o meno propria”.

Shrila Gurudeva, ki jay!


His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

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Matsyavatara Prabhu

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    A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) and the world’s foremost teacher of Krishna Bhakti in the 20th century.

    Born in India as Abhay Charan De, Abhay received a classical European education from Calcutta’s prestigious Scottish Church College. However, as a political activist and early follower of Gandhi’s civil disobedience movement, he rejected his diploma in protest of British rule in India. Several years later, after a life-changing encounter with Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakur, a prominent scholar and spiritual teacher who explained that the practice of Krishna Bhakti is too important to wait for political reform, Abhay redirected his attention from politics towards the cultivation of spiritual life and community.

    Bhaktisiddhanta represented the ancient tradition of Krishna Bhakti, the yoga of devotion, based on the teachings of the Bhagavad-gita. Upon their first meeting, Bhaktisiddhanta asked Abhay to bring the teachings of Bhagavad-gita and the practice of Krishna Bhakti to the West. Inspired by the depth of Bhaktisiddhanta’s devotional wisdom, Abhay became his lifelong student.

    After four decades of learning and practice, while simultaneously running his own business and supporting his family, Abhay took formal vows of sannyasa, or celibate priesthood. In preparation of his journey to the West, Abhay settled in the holy city of Vrindavan, India and began translating the Sanskrit verses of the Bhagavad-gita and the Srimad-bhagavatam into English and writing elaborate commentaries explaining each verse. During this time, Abhay was given the title Bhaktivedanta in recognition of his advanced scholarship and spiritual realization.

    In 1965, at the age of 69, Bhaktivedanta departed from India with unremitting determination to fulfill his teacher’s request. After a month-long voyage, having suffered two heart attacks while aboard an Indian cargo ship, Bhaktivedanta arrived at a lonely Brooklyn pier with seven dollars in Indian rupees and a trunk of ancient Sanskrit scriptures translated into English.

    Although faced with many hardships, Bhaktivedanta began giving Bhagavad-gita classes in Bowery lofts and leading kirtan (devotional chanting) in Tompkins Square Park. His sincerity attracted the attention of young seekers, eager to learn more about meditation and Eastern spirituality. With their help, Bhaktivedanta rented a small storefront in New York’s Lower East Side and continued giving daily classes and leading kirtan.

    Inspired by the support of his young American students, Bhaktivedanta established ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) with the hope that his students’ enthusiasm would continue to grow. The following year, Bhaktivedanta was asked to establish ISKCON in San Francisco, where hundreds of more students began regularly attending his classes and kirtans.

    In the following 11 years, Bhaktivedanta (again honored with a new title – Srila Prabhupada) circled the globe 14 times, bringing Krishna Bhakti to tens of thousands of people on six continents. With their help, he established centers and projects throughout the world including temples, ashrams, farm communities, schools, universities, and what would become the world’s largest vegetarian food relief program.

    During this time, Srila Prabhupada continued his translation work and authored an unprecedented number of books, over 70 titles, subsequently translated into 76 languages. His most prominent works include: Bhagavad-gita As It Is, the 30-volume Srimad-bhagavatam, and the 17-volume Sri Caitanya-caritamrita.

    In 1977, at the age of 81, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada passed away in Vrindavan, surrounded by his loving disciples who continue to preserve his legacy. Although the teachings of Krishna Bhakti had rarely ventured beyond India’s borders, by the extraordinary devotion and determination of Srila Prabhupada, tens of millions of people around the globe now benefit from the timeless practice of Krishna Bhakti.

    Vedi

  • Matsyavatara Prabhu

    Shriman Matsyavatara dasa:

    36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava così quella che sarebbe stata la relazione spirituale cardine della mia vita, il fondamento di tutto quello che poi è stato. Razionalmente non sapevo cosa in seguito sarebbe avvenuto, ma sapevo quello che per me allora era sufficiente sapere.

    Capivo che mi aspettava un immenso lavoro interiore da fare e che al centro di tutto questo lavoro c'era la cura di quella relazione: la relazione spirituale con Guru e Krishna. Avevo letto, avevo visto e conoscevo molti episodi ed esempi di relazione Guru-discepolo, ne avevo compreso l'importanza fondamentale nella tradizione e anch'io ero alla ricerca da tempo di quel tipo di relazione, ma mai prima di allora avevo sentito quel che invece in quel momento sentivo, intuivo, percepivo chiaramente nel cuore.

    Sentivo che era arrivato il mio momento, sentivo che ero giunto di fronte al mio Guru.

    Ora finalmente, dopo tanto tempo e ricerca, lo avevo identificato in una Persona particolare che aveva una certa visione del mondo e della vita e del rapporto con Dio, e anche una sua peculiare tonalità di voce, una certa fisionomia, uno sguardo e un sorriso unici e inconfondibili.

    Era il Guru che mi era stato inviato. Non mi era stato raccomandato o fornito da un'istituzione o da un ente impersonale. Era arrivato in base al mio guna e karma e soprattutto per la infinita misericordia del Signore che io sentivo più forte e presente di qualsiasi altra realtà.

    Quella – come intuivo chiaramente - era la mia prova, e lo scrissi anche sul mio taccuino di viaggio di quell'agosto '76. Era la grande prova della mia vita, in cui avrei dovuto dimostrare la solidità e la profondità del mio desiderio di abbandono a Dio e di realizzazione spirituale, avrei dovuto costruire, misurare e sviluppare la mia capacità di tenuta, la mia premura nel costruire la relazione con il mio Guru e con Krishna e nel mantenerla pura, non contaminandola con nient'altro al mondo.

    Era il terzo viaggio che facevo in India; avevo conosciuto guru, yogi, maestri di ogni tipo, innumerevoli incontri ed esperienze sulla strada della mia ricerca. In quel momento però per la prima volta sentivo che la mia ricerca del Guru avrebbe dovuto fermarsi lì, lì di fronte a Shrila Prabhupada.

    La mia ricerca spirituale sarebbe continuata ma da allora innanzi con un punto fisso irremovibile, con quella relazione spirituale al centro: la relazione con il mio Guru e con Krishna come fondamento.

    Capivo e sentivo con certezza che dovevo affidarmi a Shrila Prabhupada; dopo aver incontrato così tanti Guru, ai quali peraltro avevo mostrato con inchini e rispettosi saluti il mio apprezzamento, per la prima volta nella mia vita sentivo il desiderio di offrire omaggi nella forma di dandavat, e questo accadde solo quando arrivai al cospetto di Shrila Prabhupada, in quel 30 agosto del 1976. Mai era successo prima, e sapevo anche che mai avrebbe potuto succedere in futuro se non avessi colto quell'occasione.

    Quella era la mia occasione, era la grande opportunità della mia vita.

    Matsyavatara dasa (Marco Ferrini)
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