NOTA! Questo sito utilizza i cookies. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di più.

His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada Founder-Acarya of the International Society for Krishna Consciousness

His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada Founder-Acarya of the International Society for Krishna Consciousness

A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society for...
  • His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada Founder-Acarya of the International Society for Krishna Consciousness
  • His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada Founder-Acarya of the International Society for Krishna Consciousness

    A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) and the world’s foremost teacher of Krishna Bhakti in the 20th century.
    Born in India as Abhay Charan De, Abhay received a classical European education from Calcutta’s prestigious Scottish Church College. However, as a political activist and early follower of Gandhi’s civil disobedience movement, he rejected his diploma in protest of British rule in India. Several years later, after a life-changing encounter with Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakur, a prominent scholar and spiritual teacher who explained that the practice of Krishna Bhakti is too important to wait for political reform, Abhay redirected his attention from politics towards the cultivation of spiritual life and community.
    Bhaktisiddhanta represented the ancient tradition of Krishna Bhakti, the yoga of devotion, based on the teachings of the Bhagavad-gita. Upon their first meeting, Bhaktisiddhanta asked Abhay to bring the teachings of Bhagavad-gita and the practice of Krishna Bhakti to the West. Inspired by the depth of Bhaktisiddhanta’s devotional wisdom, Abhay became his lifelong student.
    After four decades of learning and practice, while simultaneously running his own business and supporting his family, Abhay took formal vows of sannyasa, or celibate priesthood. In preparation of his journey to the West, Abhay settled in the holy city of Vrindavan, India and began translating the Sanskrit verses of the Bhagavad-gita and the Srimad-bhagavatam into English and writing elaborate commentaries explaining each verse. During this time, Abhay was given the title Bhaktivedanta in recognition of his advanced scholarship and spiritual realization.
    In 1965, at the age of 69, Bhaktivedanta departed from India with unremitting determination to fulfill his teacher’s request. After a month-long voyage, having suffered two heart attacks while aboard an Indian cargo ship, Bhaktivedanta arrived at a lonely Brooklyn pier with seven dollars in Indian rupees and a trunk of ancient Sanskrit scriptures translated into English.
    Although faced with many hardships, Bhaktivedanta began giving Bhagavad-gita classes in Bowery lofts and leading kirtan (devotional chanting) in Tompkins Square Park. His sincerity attracted the attention of young seekers, eager to learn more about meditation and Eastern spirituality. With their help, Bhaktivedanta rented a small storefront in New York’s Lower East Side and continued giving daily classes and leading kirtan.
    Inspired by the support of his young American students, Bhaktivedanta established ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) with the hope that his students’ enthusiasm would continue to grow. The following year, Bhaktivedanta was asked to establish ISKCON in San Francisco, where hundreds of more students began regularly attending his classes and kirtans.
    In the following 11 years, Bhaktivedanta (again honored with a new title – Srila Prabhupada) circled the globe 14 times, bringing Krishna Bhakti to tens of thousands of people on six continents. With their help, he established centers and projects throughout the world including temples, ashrams, farm communities, schools, universities, and what would become the world’s largest vegetarian food relief program.
    During this time, Srila Prabhupada continued his translation work and authored an unprecedented number of books, over 70 titles, subsequently translated into 76 languages. His most prominent works include: Bhagavad-gita As It Is, the 30-volume Srimad-bhagavatam, and the 17-volume Sri Caitanya-caritamrita.
    In 1977, at the age of 81, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada passed away in Vrindavan, surrounded by his loving disciples who continue to preserve his legacy. Although the teachings of Krishna Bhakti had rarely ventured beyond India’s borders, by the extraordinary devotion and determination of Srila Prabhupada, tens of millions of people around the globe now benefit from the timeless practice of Krishna Bhakti.

    MORE INFO HERE
  • His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada Founder-Acarya of the International Society for Krishna Consciousness

Diario di Viaggio - Alle Pendici dell'Himalaya

Seminario in India con Marco Ferrini (Matsyavatar das)

25 Agosto 2010, “La Partenza” (parte I)

Sono quasi le 18. Siamo sul volo da Bologna verso Monaco, da dove poi prenderemo l'aereo verso Nuova Delhi. Dai piccoli finestrini dell'aereo vediamo al di sotto di noi soffici cumuli di nuvole bianche. Scopriamo nuove prospettive. Inizia il nostro Viaggio. Stiamo volando ad una quota di 7600 metri, ci dice il pilota che ci dà il benvenuto.
Diversi tra noi si conoscono, ma ci sono anche tanti volti nuovi, persone con le quali entrare in relazione, con cui condividere questa esperienza speciale che ci accomuna. Già sentiamo che qualcosa di profondo ci unisce, anche se ancora non conosciamo tutti i nostri nomi.

Esperienze come queste sono uniche in una vita, perché la meta che perseguiamo in questo viaggio non è esteriore: è dentro di noi. Siamo qui perché desideriamo scoprire quella dimensione spirituale dell'essere in cui realizzare la Gioia e l'Amore.

26 agosto 2010, “L'arrivo a Delhi”

Siamo arrivati a Delhi. Ad accoglierci ci sono subito i segni della cultura tradizionale dell'India: nella hall dell'aeroporto ammiriamo la riproduzione in rame di 12 mudra della conoscenza e della devozione.

Fuori dall'aeroporto vediamo un cantiere in corso, costruzioni che lo scorso anno non c'erano. La continua trasformazione dell'India è sotto i nostri occhi.
Mentre stiamo uscendo dalla città di Delhi a bordo del pullman che ci porterà a Rishikesh incontriamo un primo grande tirtha o luogo sacro, il fiume Yamuna che lambisce la città, descritto nelle scritture sacre indovediche come uno dei luoghi più sacri dell'universo.
I segni del sacro trionfano, ma sono molto visibili anche i segni della progressiva e sempre più rapida occidentalizzazione dell'India.
Stiamo attraversando la città di Delhi e sulle strade non abbiamo ancora visto neanche una mucca, simbolo sacro di questa cultura, in cui essa viene tradizionalmente rispettata e onorata come una delle sette madri.

In viaggio da Delhi verso Rishikesh, Marco Ferrini (Matsyavatar Prabhu) ci introduce al senso del nostro viaggio alla ricerca del sacro.

“Lo spettacolo dell'India attrae la nostra attenzione per quanto è pittoresco e paradossale, per quanto è difficile da comprendersi nella sua complessità e nelle sue molteplici contraddizioni, ma ricordiamoci che noi siamo qui non tanto per soffermarci su questo spettacolo multiforme che scuote i sensi, ma per ritrovare le tracce di una cultura spirituale antica che rappresenta una delle più nobili ed evolute espressioni della civiltà umana e che purtroppo sta sempre di più scomparendo nella misura in cui avanzano edonismo e consumismo. Noi siamo qui per andare oltre lo spettacolo delle percezioni sensoriali. Siamo qui per fare il viaggio dell'anima, per ricercare il senso più profondo della vita.
La strada che stiamo percorrendo è quella che porta alle pendici dell'Himalaya, nelle città sacre di Haridwar e Rishikesh, ma il nostro vero percorso non è quello che si misura in chilometri, che figura nelle mappe o che si fa sull'asfalto: la strada che desideriamo percorrere è tutta interiore, è la via della coscienza che cerca di risvegliarsi alla Realtà.
Il viaggio è spostamento ed anche tras-formazione, dunque la forma, se il viaggio va a buon fine, si deve modificare. E di quale forma stiamo parlando? Della nostra forma interiore, quella che ci rappresenta intimamente e con cui guardiamo a noi stessi, agli altri, al mondo, alla vita.
La scoperta di noi stessi dovrebbe essere lo scopo di questo viaggio. In noi dovrebbe insorgere la seguente riflessione: che cosa dovrebbe essere prioritario nella mia vita? Che cosa è urgente distinto da che cosa è importante?
Il viaggio è appena iniziato, ma ponetevi subito questa domanda, cercando la risposta in quella matrice spirituale che costituisce la nostra essenza e che rappresenta il punto di osservazione più intimo di cui disponiamo, purtroppo troppo spesso oscurato dalla presenza ingombrante della mente condizionata e dell'ego. Il nostro viaggio dovrebbe servire a trasferirci dalla percezione dell'ego a quel la dell'anima”.

Mentre sulla strada vediamo bambini che vendono pannocchie di mais ai passeggeri degli autobus, il nostro Maestro continua ad introdurci al nostro viaggio.

“Una chiave di lettura indispensabile per comprendere l'animus indiano è il concetto di dharma. Il dharma è l'ordine cosmo-etico che governa tutto ciò che esiste. Quando si perde il contatto con il dharma, si attiva un processo entropico distruttivo. Ciò che prima era brillante diventa opaco, ciò che prima era luminoso diventa buio, crepuscolare, tenebroso. Quel che prima era pietà diventa empietà. Quel che prima era ispirazione diventa disperazione, quel che era pace diventa conflitto; i sogni cessano di realizzarsi, degenerano e diventano incubi. Questo nome, dharma, scrivetelo nei vostri quaderni, sulla sabbia alle rive dei fiumi sacri, ma soprattutto scrivetelo nei vostri cuori, cercando di comprendere qual è il vostro dharma, quali sono le vostre caratteristiche irrinunciabili. Tutte le volte che ne smarriamo una, diventiamo ansiosi e irrequieti fintanto che non ne riprendiamo consapevolezza”.

Il viaggio prosegue. Ci vengono i brividi al pensiero che la strada che stiamo facendo è stata percorsa in miliardi di anni da innumerevoli persone che andavano a cercare il loro dharma sull'Himalaya, in luoghi speciali e di grande valore per la trasformazione evolutiva del genere umano. In quei luoghi Dio è apparso, è vissuto, ha impartito insegnamenti e ha giocato con i Suoi devoti, e in quei luoghi numerose anime realizzate hanno continuato a trasmettere quei grandi insegnamenti che avevano ricevuto per rivelazione divina. La strada che desideriamo percorrere è quella per ritrovare la pace, il contatto con Dio, per risvegliare la coscienza sopita, per contemplare la realtà ben oltre il mondo delle apparenze, per realizzare la devozione per Creatore, creato e creature. Quella devozione (bhakti) costituisce la facoltà fondamentale di ogni essere, il sentimento sorgente della nostra gioia.
Nell'intimo del nostro cuore esprimiamo questo desiderio: “Che questo viaggio ci conduca a quella devozione, alla luce dell'anima”.
Matsyavatar Prabhu prosegue con una riflessione tra mito e storia, tra storia e metastoria, tra terra e cielo.

“Se non prendiamo coscienza del nostro centro coscienziale, anche se conquistassimo grande potere nel mondo, vivremmo comunque nella sofferenza, in un deserto relazionale. Allo stesso modo, se volessimo fare una fuga nello spirito trascurando gli impegni e i doveri presi nel mondo, non potremmo realizzarci. Siamo esseri di terra e di cielo. Abbiamo bisogni immanenti da soddisfare, che se rimangono irrisolti producono pericolose nevrosi, ma allo stesso tempo aneliamo in maniera irrinunciabile all'immortalità, alla sapienza, alla beatitudine, all'amore puro”.

Ci stiamo avvicinando sempre di più alla nostra meta. Il paesaggio si fa sempre più verde, sempre più bello. Ci sembra di entrare in un altro mondo.

A 25 km da Rishikesh vediamo per la prima volta il grande fiume sacro: Ganga Mayi, e di fronte un'imponente gigantesca statua di Shiva che concede le sue benedizioni. Subito dopo scorgiamo le prime montagne della catena himalaiana e cominciamo a salire.

Per predisporci a comprendere la realtà spirituale oltre il mondo visibile, quella che permette anche a ciò che si vede di esistere e di avere un senso, offriamo un canto di lode al Signore per la nostra protezione.

“Che questa preghiera sia di buon auspicio, mangalam, per il viaggio che stiamo intraprendendo. Che la pace, la serenità, la visione spirituale, la misericordia, la compassione scendano su tutti noi, che ci rafforzino, che ci diano nuova vita e permettano ai nostri occhi di vedere veramente”.

Con questa intenzione nel cuore, cantiamo tutti assieme la preghiera a Shri Nrsimha Deva e poi dolcemente il Mahamantra Hare Krishna. Verso sera arriviamo in albergo.

27 Agosto 2010 mattina, “Visita a Ramjhula” (parte II)

Partiamo al mattino presto per andare a Ramjhula, il ponte dedicato a Shri Rama. Lungo il percorso vediamo l'ashram dove il nostro Maestro soggiornò quando venne per la prima volta a Rishikesh 34 anni fa. Passiamo per la strada che faceva ogni mattina per andare a meditare sulle rive della Ganga. In questa strada oggi ci sono una lunga serie di baracche di commercianti che un tempo non c'erano. L'India cambia, si trasforma, ma noi siamo in cerca della sua anima.

Per il nostro programma di sat-sanga ci fermiamo in un ghata proprio davanti alla Ganga. Il grande fiume scorre. A noi pare il fiume impetuoso della nostra vita. Siamo qui per trovare la giusta direzione da dare al nostro flusso di desideri, pensieri, emozioni, sentimenti. La giusta direzione da dare alla nostra aspirazione irrinunciabile: l'amore.

Dolci note con antichi mantra vibrano nell'etere e danno a questo momento il sapore dell'eternità.
Una donna indiana seduta su di un muretto accanto a noi batte le mani accompagnando il kirtana. I nomi di Dio e la genuina devozione permettono di trascendere le differenze di razza, religione e cultura e ci uniscono profondamente.

“Le sacre scritture dell'india ci spiegano che il bene e il male che incontriamo nella vita dipendono dalla nostra predisposizione interiore e dalla qualità delle azioni che compiamo. Se vogliamo far risplendere la nostra natura spirituale, dobbiamo saperci predisporre e imparare ad orientare non solo i nostri pensieri ma anche le nostre emozioni. Sono le emozioni che danno il sapore, il gusto a ciò che facciamo. L'uomo e la donna occidentali sono in genere più propensi a gestire i pensieri, ma spesso si lasciano travolgere da emozioni negative che non sanno dominare. Pensieri ed emozioni debbono essere invece ben armonizzati e tenuti sotto il controllo del sé superiore, come le acque di madre Ganga che scorrono entro solidi argini”.

Ad un certo punto vediamo il cadavere di una mucca che scorre portato via dalle acque del grande fiume. Matsyavatar Prabhu richiama la nostra attenzione su questa scena e ci dice:

“Da quel che vedete potete imparare una grande lezione: capire qual è il destino di tutti i nostri corpi. Niente di quel che è relativo ai corpi è duraturo e realmente importante. Il corpo vive perché dentro ci siamo noi che lo facciamo vivere. Quando l'essere spirituale esce dal corpo, quel corpo diventa tale e quale a quel cadavere che vedete trasportato dalla corrente. Se ci fermiamo qui a meditare a lungo, madre Ganga ci dà lezioni straordinarie: la sua forma, la sua voce, il suo profumo, la sua brezza, la sua corrente vivificante di prana ci parlano dello scopo vero della vita. Chi ha problemi mentali di ansietà, irrequietudine, insoddisfazione, cammini lungo questo sacro fiume, respirando profondamente e lentamente e in breve tempo sentirà che tutto ciò che prima era ansietà, tormento, insoddisfazione se ne è andato via trasportato da queste speciali acque che, secondo la Tradizione, hanno toccato i divini piedi di loto del Signore.

Madre Ganga ha una forza magnetica e noi non riusciamo a staccarci dalle sue sponde.

“Non pensate che la Ganga sia soltanto quel che vedete in superficie: c'è tutto un suo mondo nascosto agli occhi ordinari, con la presenza di esseri alati, divini, che provengono dalle dimensioni superiori della coscienza.
La nostra consapevolezza del dharma può essere ravvivata attraverso le abluzioni nei fiumi sacri e l'osservanza del dharma è il plinto di fondazione del nostro processo evolutivo. Senza rispetto del dharma non può esservi prapatti, abbandono a Dio”.

Matsyavatar Prabhu scrive su di un foglio di carta la parola dharma, sia in caratteri sanscriti che in italiano e ci invita a dedicare questo primo giorno di Seminario a Rishikesh alla comprensione di questo concetto fondamentale. Ci spiega dunque i principi di yama e niyama, le attività da cui dobbiamo astenerci categoricamente perché dannose e distruttive e le azioni che invece dobbiamo fare poiché propedeutiche al nostro e altrui percorso evolutivo. I vizi sono quegli ostacoli, a volte apparentemente insormontabili, che si frappongono tra noi e il nostro desiderio di essere felici.

“Che Madre Ganga ci ispiri e ci permetta di intrattenere riflessioni che possano illuminare la nostra vita. Che Madre Ganga ammorbidisca il nostro cuore, che ci renda più gentili, più sensibili, più aperti, più capaci di sperimentare la gratitudine che, assieme alla devozione, è il sentimento che ci permette di comprendere il sapere sacro e di sviluppare le ali per diventare residenti del cielo”.
In riva al sacro fiume leggiamo la narrazione della sua manifestazione sulla terra dalle pagine del Bhagavata Purana. Alcuni indiani si fermano ad ascoltare. E' come se capissero la nostra lingua. In realtà comprendono ben oltre le semplici parole.
Mentre ascoltiamo le glorie di Madre Ganga, le sue acque continuano a parlarci, ci ispirano, ci inondano di intuizioni elevate. E noi, nel cuore, sentiamo sempre più che stiamo vivendo un'esperienza unica.

27 Agosto 2010 pomeriggio, “Contemplando lo spirito del fiume” (parte III)

Nel pomeriggio ci raccogliamo in un altro ghata davanti alla Ganga.
Alcuni bambini indiani ci offrono fiori, incenso e lampada di ghi da offrire al grande fiume sacro. Accendiamo una candelina e la offriamo allo spirito del fiume: nel guscio di una noce di cocco il fuoco corre sull'acqua trasportato dalle onde di Madre Ganga. Questo piccolo gesto risuona in noi come un antico simbolo di armonizzazione tra gli elementi, tra terra e cielo, tra essere e Dio, tra micro e macrocosmo, tra noi e l'origine della Vita.

Matsyavatar Prabhu ci parla di alcuni formidabili mezzi per l'elevazione della coscienza. Il più importante tra questi è l'invocazione dei nomi di Dio, che ci permette di ritrovare la nostra dimensione, fuori dal mondo delle apparenze, dentro al mondo della realtà.

“Siamo in un luogo sacro, davanti ad un fiume sacro, con persone animate da aspirazioni elevate. Cogliete questa speciale occasione per interrogarvi profondamente sulla natura dello Spirito. Imparate a riconoscerlo dovunque esso sia. Imparate a riconoscere lo spirito del fiume, del bosco, del cielo, della pioggia e offrite i vostri omaggi. Dobbiamo cercare di instaurare un dialogo profondo con le forze della natura, con esseri celesti invisibili e con i nostri compagni di viaggio sulla terra. Cercate di realizzare la natura spirituale di ogni essere e cogliete ogni occasione per servire gli altri donando fede, speranza, amore”.

Mentre Matsyavatar Prabhu ci parla in questo modo, una brezza legge ra ci sfiora il volto. La magia di questo posto è grande, unica. Qui si hanno intuizioni che provengono da un altro mondo.
L'incontro prosegue con importanti riflessioni in risposta alle domande poste al nostro Maestro dai nostri compagni di viaggio. Vengono approfonditi temi come dharma e sva-dharma, relazione Guru-discepolo, strumenti per superare la solitudine e la depressione.

“Le tecniche psicologiche e spirituali che provengono dal mondo dello Yoga e che gli antichi veggenti (rishi) ci hanno trasmesso e lasciato in eredità, sono patrimonio del genere umano. I grandi saggi ci hanno offerto insegnamenti e pratiche spirituali per rompere le catene dei condizionamenti e raccoglierci in noi stessi, imparando a guardarci dentro, nel profondo dell'anima. Questi insegnamenti hanno la stessa dinamica bellezza delle acque di Madre Ganga, che purificano e ristorano”.

Sono le 19.30. ormai è quasi completamente buio. Si spengono anche le luci degli hotel sulla costa. Entriamo così ancora più in intimità con Madre Ganga, che sembra essere sempre più vicina a noi con la sua presenza imponente e forte. Il buio e le stelle nel cielo esaltano la sua potenza. Da un tempio sull'altra sponda del fiume provengono le dolci noti del Mahamantra, che da là si diffondono in tutta la valle.

28 agosto mattina, “Sulle rive di Madre Ganga” (Parte IV)

La mattina presto andiamo a meditare sulle rive della Ganga. Qui c'è una potenza spirituale straordinaria. Quel flusso impetuoso di corrente che appare inarrestabile è la nostra corrente spirituale di Amore. La Ganga corre veloce, senza indugi, e ci parla della nascita e della morte, della vita eterna oltre ad esse, dell'uomo e di Dio, della terra e del cielo. Con il cuore ci tuffiamo in queste acque e solo una preghiera è nella nostra mente.
Possa io ritornare alla luce, possa vivere l'Amore puro, possa sviluppare ogni qualità e talento per offrirli al Cielo e così dimostrare la mia gratitudine verso Dio, i Maestri, tutti gli esseri. Possa la mia esistenza dimorare nella gioia, nella purezza, nella dolcezza d'animo, nella forza di un pensiero elevato. Possa io risvegliami alla Vita.
Qui, lungo il fiume, si ha la sensazione di essere giunti a casa, il luogo da cui siamo partiti e dove finalmente ritorneremo.

Facciamo qualche passo controcorrente respirando un prana potentissimo, che entra dentro e vivifica. Gli occhi verdi di Madre Ganga rappresentata in una Murti in un kutir lungo il ghata sembrano entrarci dentro e non abbandonarci più. E' qui che vogliamo stare, è qui che vogliamo dimorare nella coscienza.
Verso metà mattina ci rechiamo in una spiaggetta sulla Ganga per ascoltare una lezione del nostro Maestro. Assieme a noi ci sono anche diverse mucche che vogliono ascoltare! Alcune si siedono placide, altre ci camminano intorno e annusano le nostre borse e tutto quel che abbiamo, altre ancora tentano di mangiare i nostri quaderni di appunti o le stuoie su cui siamo seduti. La loro curiosità ci diverte, mentre apprezziamo la loro speciale dolcezza e mansuetudine.

Il sistema socio-spirituale tradizionale vedico è l'argomento principale che viene approfondito in questa lezione.

“Come possiamo diventare utili nella società e al contempo evolvere spiritualmente? La tradizione indovedica ci spiega che ciò è possibile se svolgiamo nella società un ruolo adatto al nostro guna e karma, alle nostre tendenze ed esperienze, e se offriamo i frutti di queste azioni a Dio.
Ogni azione ha reale valore nella misura in cui è collegata al piano trascendente: è questo collegamento (Yoga) che dà senso alla vita e che ci rende veramente soddisfatti. Dobbiamo agire per realizzare il nostro potenziale divino, altrimenti il vivere è inutile, privo di scopo. L'azione compiuta in spirito di offerta a Dio spezza ogni catena.”
Matsyavatar Prabhu prosegue spiegando il sistema vedico del varna-ashrama dharma ed anche la sua degenerazione nel sistema delle caste. Descrive poi quali sono le caratteristiche di un autentico spiritualista, commentando lo shloka 42 del diciottesimo capitolo della Bhagavad-gita.
Il sole è diventato molto forte e, come sempre, le acque della Ganga ci ristorano. La sabbia bianca qui luccica come se contenesse infinite piccolissime pietre preziose.
Continuiamo a porre domande a Matsyavatar Prabhu per meglio comprendere il nostro dovere nella società e per armonizzarlo all'ordine universale. In questo viaggio la nostra vita si ricostituisce sul perno del dharma.
Al termine del nostro incontro un indiano di Varanasi si avvicina e dice al nostro Maestro: “Non capisco l'italiano ma ho capito che sei una grande anima. Desidero offrirti questa preghiera in tuo onore”.
E così inizia a cantare una preghiera al Guru: “Eh prabhu...”
Dopodiché tutti assieme intoniamo l'inno al Deva del Sole tratto dal Rigveda.

28 agosto pomeriggio, “Siate testimoni della Tradizione”

Siamo di nuovo sulle rive della Ganga e proseguiamo il programma di domande e risposte iniziato al mattino.   

“Se l'anima è eterna perché deve incarnarsi in corpi materiali e perché in questo mondo si trova a soffrire?”

“Come possiamo spiegarci le contraddizioni e i paradossi che vediamo in India?”

A questo proposito Matsyavatar Prabhu ci spiega:

“E' vero che questa era la terra dei rishi, che sulle sponde della Ganga sono state scritte alcune delle pagine più illuminate della storia dell'umanità, ma oggi in questi luoghi potete trovare anche chi pugnala al cuore questa grande Tradizione. Ma noi non dobbiamo far leva su ciò per crearci un alibi ed interrompere la nostra ricerca. L'India ha ancora un grande tesoro da donare all'umanità. Non lasciatevi distrarre dalle incrostazioni che ci sono in superficie. Siate testimoni della ricchezza spirituale che resta e che tuttora è visibile e che probabilmente con il passare degli anni non sarà più così accessibile”.

Un incontro speciale segna la conclusione di questa giornata. Vediamo una signora occidentale che si ferma ad ascoltare la lezione. Incuriositi andiamo a conoscerla e scopriamo che è italiana e che in Italia aveva letto uno dei libri del nostro Maestro, consigliata da un'amica. Inizia una bella conoscenza che approfondiremo anche nei giorni successivi.

29 agosto 2010, “Visita alla grotta di Vasistha”

Oggi andiamo in visita alla grotta del saggio Vasistha. La strada per raggiungere questo sacro luogo ci conduce nell'intimità di paesaggi naturali bellissimi, che ci danno la comprensione di che cosa davvero voglia dire essere alle pendici dell'Himalaya. La strada è dissestata a causa delle recenti forti piogge; ci sono frane, grossi alberi divelti, rocce sulla carreggiata che ostacolano il percorso e talvolta anche torrenti che la attraversano. Dentro di noi viene spontanea la seguente riflessione: il viaggio della vita è spesso tortuoso, ma se abbiamo scelto la giusta meta, infine esso ci riporta a casa.

Siamo arrivati alla grotta del saggio Vasistha. Qui la Ganga scorre impetuosa tra alte montagne. Questa è la dimora degli yogi, di coloro che hanno fatto della ricerca di Dio lo scopo della loro vita.
Prima di entrare nella grotta, Matsyavatar Prabhu ci aiuta a predisporci con la giusta consapevolezza per poter cogliere il massimo beneficio dalla visita di questo sacro luogo. Per quasi tutti noi è la prima volta, e forse sarà anche l'ultima in questa nostra vita, in cui abbiamo la possibilità di entrare in contatto con le speciali energie divine che caratterizzano questo tirtha.

“Nella Rivelazione vedica (Shruti) e nella Tradizione (Smriti), sono narrate le gesta di grandi saggi. Tra questi eccellono i sapta rishi, i sette saggi che rappresentano le stelle più luminose tra tutti i veggenti, e Vasistha è uno di questi. Noi siamo a Vasistha nivasa, la dimora di Vasistha. Per favore, non limitatevi a contemplare le suggestive bellezze naturali di questo luogo. Cercate piuttosto di entrarvi in contatto con l'anima. Percepirete un'energia alta, superiore, puramente spirituale, parama shakti. Le dimore dei grandi saggi, o i luoghi dove anche solo per breve tempo si sono fermati, ci offrono la preziosa, inestimabile opportunità di entrare in contatto con la loro energia spirituale che, se accolta con cuore sincero, purifica, eleva, permette di liberarci da condizionamenti e sofferenze.
Socchiudete gli occhi, lasciatevi trasportare dal canto spirituale che adesso intoneremo e cercate di comprendere che cosa per voi c'è di più importante nella vostra vita e qual è la cosa più preziosa che vorreste apprendere e realizzare dagli insegnamenti e dal modello di vita dei grandi saggi e dei puri devoti del Signore.
Tra qualche minuto entreremo in un antro buio, in un varco aperto nella roccia. Prima di entrarvi dobbiamo affinare la nostra coscienza, altrimenti vedremo soltanto un buco nero, come quando cerchiamo di guardare dentro di noi senza avere una visione spirituale. Occorre volgere i sensi dal fenomenico esterno a quella realtà superiore che costituisce l'essenza di tutto ciò che vedete. Questo obiettivo lo potrete conseguire concentrandovi nella meditazione e nell'invocazione di sacri mantra”.

Matsyavatar Prabhu prosegue spiegandoci la figura di Vasistha e la sua storia, narrandoci alcuni degli episodi più importanti della sua vita. Vasistha è stato uno dei precettori di Shri Rama e ha vissuto dedicandosi completamente al dharma e al servizio d'amore a Dio. Saggi come Vasistha vivono per gli altri, per favorire la loro realizzazione dell'essenza divina e il raggiungimento del puro Bene, ed è questo il segreto della felicità vera.
Mentre il nostro Maestro ci racconta alcune storie tratte dal Mahabharata legate alla figura di Vasistha, alcuni indiani pronunciano sommessamente inni sacri davanti all'entrata della grotta.

Che Vasistha ci arricchisca con la sua saggezza, con la sua sapienza, con la sua devozione. Siamo qui nella speranza di poter ricevere la sua misericordia e attraverso di lui la grazia divina. In questo momento speciale percepiamo chiaramente che questo nostro viaggio è tempo di grazia: ci sta aiutando ad uscire dalle gabbie dei condizionamenti per volare alto nel cielo.
Finalmente entriamo nella grotta. Un'energia potentissima ci invade; seguiamo le orme del nostro Maestro che ci porta a vedere nel buio la luce. In fondo alla grotta sediamo in raccoglimento davanti alle Murti di Shiva e di Vasistha ed offriamo loro fiori e incensi pronunciando nel cuore e ad alta voce la seguente preghiera: che il Signore ci dia volontà ed ispirazione per dedicarci al servizio d'Amore, scopo e più alta beatitudine della vita.

Dopo questa toccante esperienza, impossibile a descriversi pienamente a parole, ci rechiamo in una vicina spiaggia dove offriamo puja a Ganga Devi, madre di tutti gli esseri.

Che miracolo essere giunti fin qua e aver potuto ricevere dalla nostra Guida occhi per vedere!
Sulla spiaggia Matsyavatar Prabhu  risponde ad alcune nostre domande su temi tra cui: il senso di possesso e lo spirito di offerta; la libertà da pretese e motivazioni egoistiche, l'importanza dello spirito ascetico.
Mentre Matsyavatar Prabhu parla, alcune farfalle ci volano attorno. Anche loro sembrano gioire della vita con noi.

30 agosto 2010, “Un giorno memorabile” (parte V)

Questo giorno costituisce per Shriman Matsya Avatar Prabhu una speciale ricorrenza: 34 anni fa incontrava per la prima volta quello che sarebbe diventato il suo amato Maestro spirituale e il viaggio che lo aveva portato ad incontrarlo e a conoscerlo era iniziato proprio qui a Rishikesh, dove uno yogi gli aveva parlato di Shrila Prabhupada e gli aveva raccomandato di recarsi da lui per apprendere lo Yoga della Bhakti. Al mattino ascoltiamo una memoria di questo primo viaggio a Rishikesh e del primo incontro del nostro Maestro con Shrila Prabhupada.

Nel pomeriggio ci rechiamo in visita presso un'importante Università indiana che ha impostato l'insegnamento e l'attività di ricerca in senso tradizionale, ovvero secondo i principi tipici di una vera e propria Gurukula. Nata all'interno di un'organizzazione socio-spirituale che rappresenta in India una realtà di grande rilievo a livello locale e nazionale, questa Università raccoglie migliaia di studenti sia in India che all'estero, con collaborazioni internazionali del più alto livello. Siamo qui anche perché interessati come Centro Studi Bhaktivedanta ad accogliere la richiesta di una collaborazione nell'organizzazione di Corsi congiunti riconosciuti dal Governo indiano.

Dopo essere stati accolti dal Preside e dal Vicepreside dell'Università, ci rechiamo nella sala in cui il nostro Maestro è stato invitato a tenere un discorso rivolto ad oltre cinquecento studenti e professori presenti. Il modo in cui veniamo accolti, con l'offerta di doni, cibo, canti e applausi, è davvero encomiabile. Ci sentiamo ospiti d'onore e allo stesso tempo membri di una famiglia ritrovata. Lo scopo che perseguiamo è comune: l'elevazione della coscienza verso la realizzazione della nostra natura spirituale e del nostro rapporto d'amore con Dio e con tutti gli esseri. Nel contesto di questo progetto formativo, ogni scienza e disciplina ha valore nella misura in cui consente di avvicinarsi alla realizzazione di tale primario obiettivo esistenziale.

Il Vicepreside, alla presenza delle più importanti figure istituzionali e rappresentative dell'Università, fa gli onori di casa e introduce l'incontro con queste parole:

“Vi sarete stupiti nel vedere occidentali che vestono abiti tradizionali indiani, che conoscono il sanscrito e i valori della cultura vedica. Questi nostri fratelli ci dimostrano che Oriente e Occidente possono unirsi nella comune ricerca del Bene, dei valori superiori dello Spirito, della Cultura autentica universale che non è mera erudizione ma Scienza dell'essere, Arte del vivere, Gioia dell'Amare. Siamo qui per costruire assieme un mondo migliore, in cui ci siano armonia, pace, fratellanza, libertà, amore e sapienza spirituale.”

Dopo la suggestiva invocazione corale di mantra e inni sacri offerta dalle centinaia di studenti presenti, segue una riflessione del nostro Maestro avente come perno l'importanza del dialogo tra Oriente e Occidente per la diffusione dei valori etici e spirituali.

“La conoscenza vedica è patrimonio non solo dell'India ma dell'umanità intera. Le opere vediche sono testi di alta spiritualità e anche di perfetta scientificità per conseguire un benessere profondo, autentico, duraturo. Se approfondiamo e pratichiamo gli insegnamenti dei rishi vedici, comprendiamo non solo come poter mantenere in buona salute l'individuo e il corpo sociale, ma ritroviamo anche le tracce di quello che è lo scopo della vita, con il quale possiamo ridare senso e valore a ciò che facciamo nel mondo. I rishi sono veggenti e profeti che hanno indicato una realtà invisibile ai sensi, la Realtà dietro le apparenze. Il sapere sacro che ci hanno trasmesso è fondamentale per curare le ansietà e le sofferenze dell'uomo moderno e per favorire la realizzazione della sua felicità e della sua aspirazione ad amare. La sapienza immortale dei Veda è una luce per tutto il mondo e aiutare gli altri a realizzarsi da un punto vista fisico, psicologico e spirituale, unendo le conoscenze delle varie discipline e della più alta spiritualità d'Oriente e d'Occidente, è la più grande missione che si possa compiere a favore del genere umano e di tutte le creature".

Il memorabile incontro si conclude con una visita al campus universitario e con la condivisione di una squisita cena indiana vegetariana.

31 agosto 2010 mattina, “La felicità è dentro di noi”

Siamo in un ghata lungo il fiume sacro, davanti alle murti dello Shiva Lingam, di Ganga devi e di Hanuman.

Un devoto indiano seduto vicino a noi canta una serie interminabile di mantra con una concentrazione e un assorbimento così profondi che ci rimangono nel cuore. Accompagna ogni mantra con mudra o gesti dell'antica simbologia sacra vedica.

In India la devozione è diffusa in poveri e in ricchi, la troviamo nella strada, lungo il fiume sacro, nelle capanne.
Mentre il Maestro risponde alle nostre domande, l'India esplode attorno a noi: si sentono mantra che vengono cantati sull'altra sponda della Ganga, bambini gioiosi che schiamazzano appena usciti da scuola, pujari che svolgono i loro doveri religiosi quotidiani, pellegrini in visita che camminano lungo Ganga Devi, la grande Madre.

“La felicità non si trova sull'altra sponda del fiume o dall'altra parte della montagna. La felicità si trova dentro di noi, nel cuore. Per realizzarla dobbiamo liberarci dai condizionamenti.
La vera rinuncia non consiste nell'avere o nel non avere, ma nell'utilizzare ogni cosa al servizio di Dio e del Bene di ogni essere. In verità noi non siamo proprietari di niente. Nasciamo nudi e ce ne andiamo nudi. Quel che ci appartiene lo è solo temporaneamente ed è frutto del karma. Ripetete dentro di voi questa frase: noi non siamo proprietari di niente.
Il distacco autentico si produce laddove il soggetto ha realizzato questa verità e tutto quello che temporaneamente possiede lo utilizza solo per amare. L'amore vero è l'esatto contrario del senso di possesso, della volontà di esclusione e delle pretese. Il segno dell'amore autentico è la libertà dall'attaccamento egoico, è la soddisfazione interiore dell'anima che non necessita di niente che sia esterno ad essa.
Siamo qui per ricercare la vera ricchezza, quella che la morte non porta via e che unicamente consiste nella realizzazione spirituale.”

Mentre Matsyavatar Prabhu parla, continuiamo a sentire echeggiare nell'etere mantra e canti spirituali vaishnava: om namo bhagavate vasudevaya..
Alcuni bambini indiani ci vengono a trovare e si siedono tra noi. Una bambina chiede di indossare le nostre cuffie audiotour e ascolta le parole del nostro Maestro. E' fiera e felice di essere parte anche lei del nostro gruppo di Sat-sanga!

Cominciamo a cantare la lode “Gurudeva” di Bhaktivinoda Thakur. I bambini presenti si uniscono al nostro canto, battono le mani con noi e alla fine danziamo assieme per glorificare il Signore. Mani bianche e nere si stringono, occhi ridono, cuori si capiscono al di là delle parole.

31 agosto 2010 pomeriggio, “La vita fluisce nell'eternità e nell'amore” (parte VI)

“Anche le sofferenze, le perdite, i pericoli e le paure sono funzionali alla nostra evoluzione. Sbagliamo a considerarle disgrazie; in realtà sono stimoli per realizzare il senso della vita e quel che veramente ha valore.
La vita umana è breve e le quattro stagioni dell'esistenza si succedono rapidamente, una dopo l'altra. Più si procede verso la senilità, più il tempo corre via veloce in una marcia accelerata. Quello che si può fare in una stagione della vita, difficilmente s i può fare nella successiva. Non è dunque facile recuperare il tempo perduto; occorre perciò impegnarci al meglio, con ogni nostra energia e intenzione, affinché si possa rapidamente conoscere la vita prima che arrivi la morte”.

Sulle rive di Ganga Mayi, Matsyavatar Prabhu ci racconta affascinanti storie puraniche come quella di Ajamila e ci legge passi dagli inni degli Alvar che richiamano quella stessa storia.

«Non mi son procurato un'istruzione, ho esercitato la mente solo nei desideri, cui sono intenti i cinque sensi. Per questo io, un ignorante, non ho ottenuto una natura buona. Ma ho smesso di desiderare lo sterminio di tutte le creature che esistono sulla vasta terra e, considerando il modo di vivere sulla retta via, io, Suo schiavo, mi sono aggrappato al miglior sostegno, a questo nome: «Narayana!»

«Egli dà il lignaggio, dà la ricchezza, annienta tutti i dolori sofferti dai Suoi schiavi, largisce 1'alto cielo, con la Sua grazia protegge la vasta terra, conferisce poten za, dona ogni altro beneficio: Egli opera come una vera madre. Io ho appreso la parola che è prodiga di bene, il nome «Narayana!»

La grandezza delle esperienze che stiamo vivendo non si può misurare con i numeri, non si può esprimere a parole. Solo la voce del cuore la può spiegare.
Matsyavatar Prabhu continua a rispondere alle nostre domande e uno dei temi più importanti che viene dibattuto è quello relativo al ruolo della volontà nel percorso spirituale.

“La volontà si rafforza attraverso le ascesi e si indebolisce indulgendo nelle comodità e nella gratificazione dei sensi. Ma quel che ancor più mi sta a cuore sottolineare è che la forza di volontà dovrebbe essere sviluppata parallelamente alla purezza e alla capacità di amare. Che sia la volontà amorevole e sapiente a guidarci nel nostro cammino.”

In questo luogo, con questi insegnamenti, si respira l'aria di una spiritualità universale. La mente si espande, il cuore si apre.
Nel frattempo si è fatta notte. Ganga Devi continua a fluire nel buio e nel buio continua a ristorare la nostra coscienza. Vediamo palazzi e templi illuminati sull'altra riva. Il prana del fiume ci pervade. La vita fluisce nell'eternità e nell'amore.

1 settembre 2010, “Il kirtana si diffonde”

Oggi siamo tornati in visita all'Università indiana con la quale stiamo intessendo una collaborazione. Questo giorno passerà alla storia per il nostro Centro Studi Bhaktivedanta perché alla presenza di Matsyavatar Prabhu e del Preside di quella Università sigliamo l'accordo di mutua collaborazione per l'organizzazione di Corsi congiunti da loro riconosciuti.

In prossimità di Shri Krishna Janmasthami, che ricorre domani, Matsyavatar Prabhu viene invitato dal Preside a tenere una lezione su questa importante ricorrenza sacra e ciò avviene alla presenza di oltre settecento studenti dell'Università e delle sue figure istituzionali più rappresentative.

“Nella Sua natura assoluta e divina, Shri Krishna è un kalpavriksha, un albero dei desideri che soddisfa ogni aspirazione dei Suoi puri devoti.
Sia quando combatte contro Kamsa, che quando glorifica Yudhistira o rincuora Arjuna, Krishna è e sempre rimane un modello di perfezione per ciascuno di noi.
Che in occasione di questa sacra festività, il Signore ci conceda le Sue benedizioni per sviluppare la capacità di impegnarci nel nostro sva-dharma in armonia con il sanatana dharma, con Dio e con tutte le creature, nel sentimento puro dell'Amore”.

Matsyavatar Prabhu  prosegue spiegando le caratteristiche principali della figura di Krishna e la natura delle Sue relazioni con i Suoi devoti. L'intensa giornata si conclude con un bellissimo kirtana condotto da una nostra consorella, al quale partecipano anche tutti gli studenti e i professori presenti, e con la nostra partecipazione ad uno spettacolo organizzato dall'Università, alla presenza di circa un migliaio di persone, in cui vengono messe in scena le avventure del Signore nella Sua forma di Bambino divino.

2 settembre 2010, “Shri Krishna Janmasthami”

Sulle rive di Ganga Devi celebriamo l'apparizione di Shri Krishna su questa terra ascoltando storie tratte dal Bhagavata Purana che riguardano la sua divina Persona.

“Chiunque entri in contatto con Krishna ottiene il supremo Bene e la liberazione e chiunque ascolti queste sacre narrazioni con la giusta predisposizione interiore viene purificato dalle reazioni degli errori commessi e sperimenta l'Amore immortale.
Krishna non ci chiede di rinunciare al piacere, ma di collocarlo in noi stessi, nell'anima. Quando impegniamo ciò che possediamo al servizio della gratificazione dei sensi, diventiamo dipendenti da quel che abbiamo; quando invece lo impegniamo per la soddisfazione dell'anima, dunque in un progetto realizzativo, non siamo più dipendenti da ciò che possediamo avendolo restituito in sacrificio alla sorgente a cui appartiene”.

In attesa della mezzanotte facciamo un kirtana e continuiamo Krishna-katha.

“Krishna porta un messaggio di salvezza. La sua è una promessa d'Amore. L'Amore è la quintessenza del dharma, è la funzione originaria dell'anima”.

Con questo pensiero nella mente, dopo aver pronunciato un voto di fronte all'immagine di Shri Bala Gopala tenuto in braccio da Madre Yashoda, ci rechiamo con tutto il gruppo a rompere il digiuno e a rispettare il sacro Prasada.

Shri Krishna Janmasthami, ki jay!

3 settembre 2010, “Shrila Prabhupada Vyasapuja”

Il nostro Tempio è all'aperto, lambito dalle acque sacre di madre Ganga.
Oggi si celebra il Vyasapuja di Shrila Prabhupada e il nostro Maestro ci spiega alcuni principi fondamentali dell'adorazione offerta al Guru.

“Ogni cosa che facciamo deve essere purnam, deve avere una pienezza, una completezza in sé, e ciò è possibile se operiamo costantemente in spirito di sacrificio. La stragrande maggioranza della gente pensa che sacrificio significhi penitenza, fatica, pesantezza. In realtà il sacrificio produce leggerezza, vitalità, dolcezza, fiducia, visione lungimirante, poiché dà senso e completezza a tutto quello che facciamo”.

Mentre Matsyavatar Prabhu ci parla in questo modo, dall'altra sponda del fiume giunge il suono di mantra che accompagnano la celebrazione di un sacrificio del fuoco.

“Yajna Purusha è Dio, il destinatario e il beneficiario di ogni sacrificio. I nostri sacrifici dovrebbero essere rivolti a Lui, Vishnu, la suprema Persona che tutto penetra e sostiene”.

Oggi il fiume scorre più forte di sempre, a seguito delle forti piogge che ci sono state in questi giorni. Il paesaggio nebbioso di Rishikesh sembra surreale, di una dimensione altra. Pare di essere in un tempo non tempo, in uno spazio non spazio.

Quando arriva il crepuscolo offriamo puja a Shrila Prabhupada. p>

“Se praticato nella maniera corretta e con le giuste motivazioni, il sacrificio può risolvere ogni problema esistenziale. I Veda stessi sono fondati sul sacrificio. Krishna nella Bhagavad-gita spiega che una persona può ottenere la serenità e l'appagamento completo dell'anima se realizza che Dio è il destinatario supremo di tutte le ascesi e di tutti i sacrifici. Quando comprende che Dio è il sostegno di tutti i mondi e di tutti gli esseri, quando realizza che l'universo è un'unità inscindibile da tutte le sue creature, riconquista in sé quella completezza che è propria del progetto universale; viceversa non può che alienarsi a seguito della frammentazione della coscienza. Se l'attuazione della nostra potenzialità divina resta inespressa, non potremmo che sentirci insoddisfatti, inutili, frustrati, e questa sofferenza è una delle peggiori che si possa sperimentare al momento della morte: il tormento di aver sprecato la propria vita e di non essersi realizzati. Il sacrificio è lo strumento per conseguire questa realizzazione.
Nella bhakti vengono descritte nove principali forme di sacrificio: nava sevanam. Attraverso di esse, rinnovandole ogni giorno nella pratica della propria vita quotidiana, il bhakta può raggiungere la perfezione.
Shrila Prabhupada, di cui oggi celebriamo la venuta in questo mondo, ci ha mostrato con i suoi insegnamenti e con il suo modello di comportamento, la straordinaria bellezza di vivere continuamente in spirito di sacrificio per risvegliarci alla devozione, al puro Amore per Dio ed ogni Sua creatura che può stabilirsi così in maniera irreversibile nel nostro cuore”.

4 settembre 2010, “L'arrivo a Devaprayag” (parte VII)

Stamani salutiamo Rishikesh, dove abbiamo lasciato il cuore, e saliamo su dei pullman che ci portano a Devaprayag, la città delle sacre confluenze, laddove i fiumi Bhagirati e Alakanda s'incontrano e danno origine alla Ganga.
Dopo un viaggio alquanto impegnativo a causa di un tragitto impervio, arriviamo nel pomeriggio in un posto incantevole. Il nostro albergo è proprio di fronte al punto in cui i due fiumi si uniscono, in una valle circondata da montagne. La Ganga accompagna e dirige il nostro andare.

5 settembre 2010 mattina, “Il ciclo eterno della vita”

La mattina andiamo nella spiaggia che è proprio davanti al nostro albergo e qui Matsyavatar Prabhu ci offre alcune riflessioni sul senso del nostro viaggiare.

“Sono felice di essere in questo luogo di grande sacralità e di essere qui con voi, cari compagni di viaggio che avete affrontato con spirito costruttivo disagi, scomodità e piccole rinunce per avvicinarvi alla comprensione profonda di voi stessi e del senso del nostro andare nel mondo”.

Ormai ciascuno di noi comincia a fare un primo bilancio di questo viaggio. In questi giorni abbiamo visitato luoghi sacri e ascoltato narrazioni spirituali, abbiamo posto domande su temi importanti di carattere esistenziale, sociale, psicologico, ecc. Abbiamo fatto esperienza di meditazione e imparato nuovi modi con cui guardare agli eventi; abbiamo costruito e arricchito la nostra coscienza e le nostre relazioni, non solo con le persone ma anche con il cielo, le stelle, i fiumi e tutte le creature.

“Anche una piccola realizzazione della nostra immortalità, anche una sola goccia di quell'oceano, produce una dolcezza tale che non si dimentica più per il resto della vita.
Oggi abbiamo la fortuna di trovarci alla sacra confluenza dei fiumi Alakananda e Bhagirati. Quest'ultimo proviene da un luogo vicinissimo a Bhadrinath, a circa 3200 metri di altezza, uno dei quattro principali luoghi di pellegrinaggio dell'Himalaya assieme a Kedarnath, Gangotri e Yamunotri. Pensate che il Bhagirati alla sua sorgente è bollente, tanto che vi si può cuocere il riso! Poi lungo il suo corso, incontrando centinaia di torrenti impetuosi ed infine unendosi all'Alakananda, diventa della temperatura che potete sperimentare voi stessi toccando queste acque che proprio in questo punto danno origine alla Ganga. I colori dei due fiumi, blu e verde, confluiscono in una nuova tonalità che esalta la bellezza di entrambi e che specialmente in primavera è ben visibile.
Anticamente questa terra era abitata da grandi saggi, eremiti, asceti, da yogi e innamorati di Dio, devoti puri di cuore che avevano dedicato la loro vita alla realizzazione spirituale e che vivendo in questo luogo avevano infuso in esso quella sacralità che ognuno di noi può ancora oggi sentire se riesce a raccogliersi. Storie puraniche descrivono le avventure di questi devoti, che avevano abband onato agi materiali, ricchezze, fama, potere per servire Dio e le Sue creature. Anche Vidura aveva lasciato il palazzo imperiale di Hastinapura per venire sulle rive della Ganga ad incontrare il saggio vedico Maitreya, e scelte simili erano state fatte da Agastya, Vishvamitra, Kashyapa e da tante altre grandi personalità. Ma cosa li aveva portati a tali scelte? Essi avevano sentito un forte richiamo, una vocazione, una voce dal cuore che li risvegliava alla loro natura, come se li risvegliasse da un lungo sonno in cui avevano creduto di essere ministri, re, capifamiglia, donne o uomini. Una volta risvegliati essi si resero conto di essere das dasa anudas, ovvero servitori dei servitori dei servitori del Signore. Realizzarono così che quel mondo di sogni che avevano creduto fosse l'unica realtà aveva un inizio e una fine e che di per sé non esercitava più nessuna attrazione su di loro. Una volta sperimentato il gusto e il piacere della dimensione spirituale, dell'immortalità e della sapienza, sentirono la necessità di seguire quel richiamo fino al ritorno a casa.
A questo punto qualcuno potrebbe forse chiedersi: perché allora Shri Krishna nella Bhagavad-gita non dice ad Arjuna di ritirarsi in un luogo sacro e di rimanervi in stato di contemplazione e rinuncia? Perché la coscienza spirituale, una volta risvegliata, la si può vivere ovunque, continuando a fare le stesse cose che si facevano prima ma con un'attitudine diversa: con lo spirito di offerta a Dio. Questa attitudine è superiore come importanza a qualsiasi luogo fisico di pellegrinaggio, anzi è proprio questa predisposizione interiore che conferisce autentica sacralità.

Che questo luogo benedetto ci illumini e ci consenta di risvegliarci alla nostra natura spirituale, che ci dia la forza per affrontare le difficoltà che la vita a tutti riserva e che ciascuno di noi sia in grado di comprendere che ogni crisi, sofferenza o perdita di persona cara, se la sappiamo vivere con la giusta attitudine, può aiutarci ad attualizzare il nostro potenziale spirituale”.

Mentre Matsyavatar Prabhu parla, alcuni indiani hanno portato sulla spiaggia il corpo di un uomo di cinquant'anni morto il giorno prima a causa di un infarto. Comincia la cerimonia funebre che lo consacra all'ultimo dei sacerdoti, Agni, il deva del Fuoco, e che lo restituisce infine alle acque universali di madre Ganga.

Che ogni esperienza che viviamo nel mondo ci stimoli ad entrare nella realtà, nell'essenza del nostro essere.

“La nostra possibilità di salvezza è proporzionale al distacco che sviluppiamo dalle cose mondane.
Non vi fate abbacinare dalle apparenze. Cercate di cogliere l'aspetto più profondo e sacro di ciò che vedete. Provate ad invocare il nome di Dio con fede, con il desiderio di entrare in contatto con l'immortalità che ci appartiene e di cui purtroppo solo raramente siamo consapevoli.
Siamo energia di Amore e dentro di noi abbiamo tutta la sapienza che ci serve per realizzarci.
Signore, concedici anche solo un attimo di quella felicità essenziale che non ha cause esteriori e che permane una volta che abbiamo imparato a ricollegarci ad essa. Se si riacquista questa coscienza, qualsiasi cosa si faccia nella vita, in qualsiasi luogo ci si rechi, siamo sempre sostenuti e inondati da questo stato beatifico continuo, ininterrotto, non più alterabile da fattori esterni. Che i saggi, i rishi, gli yogi, i grandi devoti dal cuore innamorato e Dio stesso che si è manifestato molte volte in questi luoghi, possa benedire ciascuno di noi e realizzare i nostri intimi desideri spirituali”.

In silenzio facciamo una visualizzazione meditativa. Chiudiamo gli occhi e pensiamo al desiderio che più di altri vogliamo realizzare. Respirando profondamente, ascoltiamo lo scorrere di Ganga mayi e ci visualizziamo nella realtà che desideriamo si concretizzi. In questo modo stiamo costruendo il nostro futuro.
Rimaniamo in silenzio a meditare

Dopo questa visualizzazione, il nostro Maestro riprende a parlare rispondendo alle nostre domande. La prima di esse: come possiamo affrontare le gravi malattie?
Nel frattempo dietro di noi si alzano le fiamme della pira funebre. La morte incontra la vita, la vita incontra la morte in un ciclo senza fine.

“Lo scopo della vita non è diventare immortali nel corpo, ma realizzare il nostro potenziale divino. La morte è semplicemente il passaggio da una dimensione di esistenza ad un'altra. Chi ha realizzato ciò, guarda con distacco al morire e al rinascere perché è consapevole del ciclo eterno della vita”.

A questo proposito il Maestro recita uno shloka della Bhagavad-gita (II. 13), che spiega come il saggio cosciente del sé eterno spirituale non si addolora per la morte del corpo. Qui, seduti di fronte a Ganga Mayi, la verità della Bhagavad-gita risuona in noi ancora più forte.
Continuano le nostre domande.
Che cosa accade alla coscienza al momento della morte?
Matsyavatar Prabhu ci spiega che cosa avviene durante il post-mortem, narrandoci affascinanti racconti che ci parlano del viaggio dell'anima nelle varie dimensioni di esistenza.
Nel frattempo il rito funebre che era in corso poco distante da noi è terminato e gli officianti si stanno ora bagnando nelle acque di Madre Ganga. Qui, sulle rive di questo fiume sacro, si realizza quanto è reale il ciclo della vita tra nascita e morte. Qui si guarda alla morte come si guarda alla nascita, come passaggi nel ciclo eterno dell'esistenza.

5 settembre 2010 pomeriggio, “Visita al tempio di Shri Rama”

Nel pomeriggio ci rechiamo in visita al tempio di Shri Raghunath, manifestazione di Shri Rama.
Per recarci in questo luogo, camminiamo per i vicoli di Devaprayag. Vediamo gente semplice, naturalmente devota, che si stupisce nel vedere degli occidentali che sono arrivati fino a qua. Infatti, fino ad ora non abbiamo ancora visto nessun turista, nessun occidentale in visita.

Durante la camminata contempliamo pa esaggi suggestivi e saliamo su di un ponte in cui vi è una corrente potentissima di prana. E' così vitalizzante che ci inebria. Anche solo per questo la ricchezza di luoghi simili è incalcolabile.

Arriviamo nel tempio di Shri Rama, dove ammiriamo una Murti bellissima in pietra nera. Nella mano sinistra tiene l'arco e nella destra una freccia. Sta in piedi maestosa, con due grandi occhi che ci sorridono. Dentro quegli occhi vediamo l'universo. In questo tempio è proibito fare foto. Quella Murti la facciamo entrare dentro di noi. Ora e sempre sarà con noi. I nostri occhi nei suoi occhi, la nostra vita che sia al suo servizio.

Davanti all'altare ci sono scritte in tamil di uno dei mistici Alvar che narra le glorie di Devaprayag. Fuori dal tempio facciamo un parikrama attorno al seggio in pietra in cui Shri Rama sedeva per fare ascesi. Dopodiché ci fermiamo nel cortile davanti al tempio per una lezione del nostro Maestro.

Matsyavatar Prabhu  ci narra la storia di Shri Rama, il Signore del Dharma.
Siamo nella dimora dei deva, nel luogo delle ascesi, della purezza. Qui ci sentiamo più vicini al cielo.

Alla sera torniamo al nostro albergo. A quest'ora il paese di Devaprayag sembra un piccolo presepe. Nel cielo ci sono tante stelle. Vediamo anche la via lattea, alcuni di noi per la prima volta nella vita.

6 settembre 2010 mattina, “Krishna è nel cuore di chi lo ha nel cuore”

La mattina presto ci sediamo a fare pratica di pranayama, asana e meditazione sulla spiaggia, sulle rive di madre Ganga. Sono momenti indimenticabili, che rimarranno per sempre impressi nel nostro cuore.

Più tardi ci incontriamo, sempre sulla spiaggia, per ascoltare la lezione del Maestro.

“Chiunque di noi, in qualsiasi momento della propria esistenza, può rendere perfetta la propria coscienza e riappropriarsi di quelle qualità spirituali che sembravano perdute ma che erano solo oscurate.
Tra tutte le attività pie che possono essere compiute da un essere umano, la più elevata, quella che può aiutarci ad uscire dal ciclo di nascite e morti e dalla sofferenza del samsara, è l'ascolto della scienza della realizzazione spirituale. Quando ci dedichiamo a tale ascolto, Krishna che è l'Amico supremo, distrugge tutti gli ostacoli che sono sul nostro sentiero. Krishna è nel cuore di chi lo cerca nel cuore e alla fine il devoto, per la Sua Grazia, Lo realizza nel cuore”.

Rispondendo ad alcune domande, Matsyavatar Prabhu ci legge dei passi tratti dalla Divina Commedia. Che meraviglia sentire commentare le terzine dantesche in riva a Madre Ganga! La sapienza è universale. Risplende ovunque, come il sole.
Alla fine della mattina facciamo assieme un bagno rituale nelle acque del sacro fiume.

6 settembre 2010 pomeriggio, “L'Amore è la meta del nostro viaggio”

Arriviamo su di un ghata che si trova proprio davanti alla confluenza del Bhagirati e dell'Alakananda.

Facciamo un bhajan per predisporre la coscienza all'ascolto delle sacre narrazioni. Una fila di indiani seduti su di un muretto sopra di noi ci stanno a guardare e si uniscono al nostro canto. Poi offriamo puja a Shrila Prabhupada. Durante la cerimonia, non riusciamo ad offrire la fiamma perché il cotone utilizzato è poco inumidito di ghi. Allora ci rechiamo in un tempietto sopra il ghata, dove c'è una bellissima Murti di Ganga Devi, grande, accogliente, affascinante, la Madre universale. Chiediamo ad un baba che cura questa Murti se ha una candela da darci per fare l'offerta. Lui capisce subito quel che intendiamo e, dopo qualche minuto, torna portandoci tantissimi ghiwits e canfora. Non vuole nessuna donazione. Desidera solo che li usiamo ogni giorno per adorare Krishna. Questa è la devozione autentica che unisce oltre le differenze di razza e cultura.

Dopo la lezione, cantiamo la gayatri al crepuscolo. Il cielo è rosato e anche la Ganga ha lo stesso colore. Pensiamo che vorremmo vivere qui per sempre. Difficile staccarsi da questo luogo. Qui rimarrà il nostro cuore.

Il nostro incontro di Sat-Sanga prosegue con domande e risposte. Alcuni dei temi che vengono affrontati: come integrare l'energia femminile e l'energia maschile, il sentimento e la razionalità; come vivere in maniera evolutiva il rapporto di coppia e su quali basi fondare una famiglia; come superare il complesso di colpa; come prendere coscienza delle nostre catene e conquistare la liberazione.
Nel frattempo si leva una brezza leggera che ci ristora. Che potenza in questo luogo sacro! Vi si respira una magia indescrivibile.
Qui contempliamo il connubio tra la terra e il cielo, tra la madre e il padre, tra la materia e lo spirito, tra l'uomo e Dio.
Ormai è giunta la notte, ma noi continuiamo a stare in questo posto sacrale. Il suono di madre Ganga si fa sempre più forte. Le sue acque sono ormai dentro di noi.

“La meta del nostro viaggio evolutivo è l'amore spirituale assoluto, quello che integra maschile e femminile e ci rende esseri perfetti, non più dipendenti dall'esterno ma autonomi in noi stessi. Persone grate a Dio e ad ogni essere, che hanno realizzato l'unione con Creatore, creato e creature.
L'Amore conquista la morte. Imparare ad amare è lo scopo del nostro viaggio”.

Ritorniamo al nostro ashrama facendo un Harinam nelle strette vie di Devaprayag.

7 settembre 2010, “La conclusione del nostro viaggio è l'inizio di una nuova vita”

Siamo ormai giunti al giorno prima della partenza.
La mattina all'alba andiamo a dare il nostro ultimo saluto a Ganga Mayi. Ci sediamo sulle sue rive a meditare, pensiamo allo scorrere della nostra vita, facciamo un bilancio per capire dove siamo e dove vogliamo andare. Sentiamo un forte impeto dentro di noi. Il desiderio forte, l'unico che esiste, è quello di abbandonarsi a Dio. I nostri piedi nell'acqua vengono portati via dalla corrente e allo stesso modo noi vogliamo andare laddove Madre Ganga ci porta, laddove Dio ci conduce, laddove l'Amore assoluto senza condizioni ci riscalda e illumina. Che la nostra vita segua il flusso di madre Ganga. Vogliamo essere trasportati dalle sue acque. Nient'altro è importante. Che ci porti dove lei desidera. I nostri desideri non sono più indipendenti da lei; ormai scorrono all'interno dei suoi argini. Il desiderio del cuore è fare la volontà del nostro Signore, che sa qual è il nostro destino, che conosce cos'è per noi utile e importante, che può guidarci alla suprema felicità. A Lui ci abbandoniamo con tutto il cuore. Che la nostra vita sia al Suo servizio.
Mentre preghiamo in questo modo, una dolce verità continua a sussurrare dentro di noi: Shri Rama è il Signore che soddisfa i desideri del cuore.
Verso le nove ci raccogliamo tutti sulla spiaggia per ascoltare l'ultima lezione di questo seminario dedicata a domande e risposte.

In conclusione, il Maestro ci saluta con queste parole:
“Che il patrimonio che abbiamo accumulato in questo viaggio sia da ciascuno di noi custodito con cura, con amore, che sia reinvestito per il bene di tutti.
Diventate giardinieri esperti del germoglio di Conoscenza e di Amore che qui è sbocciato e proteggetelo dalle erbacce dei condizionamenti. Il segreto per riuscirci è ricercare in ogni momento, in ogni pensiero, parola, azione e desiderio, il collegamento con Dio, con la dimensione spirituale. Questo collegamento è Yoga”.

La conclusione del nostro viaggio è l'inizio di una nuova vita.


  • Matsyavatara.com Official Blog
  • Matsyavatara.com Official Blog

    Questo sito è gestito dai discepoli di Shriman Matsyavatara dasa Prabhu. Vi puoi trovare audio MP3, foto, video, articoli, memorie e riflessioni del nostro Guru Maharaja. Se vuoi collaborare ed aiutare a migliorare questo servizio, ti preghiamo di contattarci!