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La metafora é lo specchio della vita - Riflessione del 08 Agosto sugli effetti del Mahamantra

Care devote e cari devoti,

Omaggi. Lodi  e glorie a Shrila Gurudeva e Shrila Prabhupada!

Gli insegnamenti quotidiani per divenire sempre più consapevoli degli effetti di Hari Nama Mahamantra sono di grande aiuto nell’affrontare la vita di tutti i giorni, per agire nel mondo e partecipare senza lasciarsene fagocitare, imparando da ogni esperienza diretta o indiretta a crescere e divenire persone migliori. 

Riflessioni che il nostro Maestro induce ad approfondire anche attraverso fatti reali, esempi di come basti un attimo di distrazione fatale per vanificare ogni sforzo compiuto. Anche la cronaca recente può offrire l’occasione per apprendere una lezione. I miei appunti, le mie note personali ne racchiudono la sintesi che desidero condividere con voi:

“La metafora è uno specchio che riflette l’immagine di sé e degli altri, che favorisce un punto di osservazione distaccato, ponendosi da testimone allo scorrere delle vicende della vita. Le metafore, come l'alta poesia, i sogni, le favole, la vera arte e il mito, sono ricche di spunti e favoriscono profonde riflessioni non solo su ciò che si conosce, bensì ci consentono di gettare uno sguardo oltre i nostri soliti confini, tanto da consentirci d'intravedere e intuire realtà prima inimmaginabili. Le Sacre Scritture di ogni Tradizione sono dense di analogie e metafore. Dal Bhagavata Purana sino al Vangelo che è ricco di parabole, che sono metafore in forma di racconto. 

Negli aspetti figurativi delle metafore possiamo riconoscere aspirazioni e sogni in cui abbiamo investito, così come le nostre stesse vite. La metafora parla attraverso immagini e sensazioni, dando forma a pensieri, concetti e trasmettendo l’essenza di valori esistenziali. L’uso della metafora rende efficace il linguaggio di coloro che desiderano esprimere qualcosa difficilmente rappresentabile con il linguaggio logico. Altresì, è necessaria avvedutezza perché l’uso errato di metafore e analogie fuori luogo può confondere e irritare chi ascolta.

Per favorire la comprensione del potere di Maya, l’illusione che obnubila e confonde la mente sino a compromettere il nostro cammino evolutivo, vi riporto un fatto di cronaca recente. 

In uno zoo safari vicino a Pechino, il più grande parco ecologico in Cina, in cui i visitatori entrano con le proprie auto e possono estremamente avvicinarsi alle molte specie animali tra cui anche i più grandi felini, una donna è scesa dall’auto, probabilmente per cercare qualcosa in uno dei sedili posteriori, violando il regolamento del parco che lo proibisce severamente. È infatti bastato meno di un minuto di distrazione affinché una tigre, silenziosamente quanto fulmineamente, la aggredisse alle spalle e la sbranasse uccidendola all’istante, nonostante l'intervento di una squadra di guardie del parco che è immediatamente accorsa con un veicolo appositamente attrezzato. Questo fatto agghiacciante, è per me una vivida metafora di come opera Maya.

Per quanto una persona possa sentirsi al sicuro, inserita in un contesto protetto e non scorga pericolo immediato, senza rimanere vigile, giudiziosa, prudente e assennata può incorrere in gravi rischi. 

Così, il ricercatore spirituale che ritiene di aver acquisito una vasta conoscenza e profondo intendimento, di essere divenuto colto e sapiente, immune da ogni tentazione perché avanzato spiritualmente, può con altrettanta facilità cadere preda di Maya, nel momento in cui si inorgoglisce e conseguentemente abbassa la guardia.

Da qui è facile comprendere come l’eccessiva familiarità con il sacro e chi lo rappresenta sia da evitare, perché può portare alla mancanza di un sano timore reverenziale, degenerare nel biasimare shastra, guru, sadhu, e perfino Shri Krishna.

Maya è silenziose, fulminea, lesta, pronta a sbranarci senza lasciarci il tempo di accorgercene. 

La bhakti, tra tante altre, possiede anche una virtù protettiva; infatti, coltivare un puro sentimento di devozione, ricercare il dialogo e l'amicizia con Dio e con i suoi devoti, offrire a Lui con il cuore il frutto di ogni nostra azione ci pone in una posizione in cui ci sentiamo molto più gioiosi, sicuri e protetti. Anche se non siamo molto avanzati nel nostro viaggio verso la perfezione, seguendo in modo umile, entusiasta e coerente gli insegnamenti del guru e delle Sacre Scritture, percorrere il sentiero della Bhakti e frequentare autentici devoti del Signore, è tradizionalmente considerato di immensa salvaguardia e un grande privilegio. 

Restando nella metafora: “Uccelli dalle stesse piume volano insieme”. Se desideriamo trasformarci e divenire persone migliori, dobbiamo ricercare la compagnia di chi può favorire la muta delle nostre piume. Così possiamo intraprendere il volo e raggiungere le vette più alte della coscienza di Krishna.

Shrila Prabhupada definiva Maya come una strega che agguanta ancor prima di accorgersi di quanto succede. Alle volte capita di dover lottare contro gli anartha, quegli ostacoli interiori che come belve gremiscono e impediscono la nostra evoluzione. La prudenza allunga la vita, anche quella dei puri devoti del Signore. Shrila Prabhupada ci ricordava spesso: "per quanto potente sia Maya, Krishna lo è molto di più".

I fatti di cronaca offrono esempi da interpretare in chiave simbolica e filosofica. 

Shrila Bhaktivinoda Thakur soleva dire: “Questo mondo è il dizionario del mondo spirituale [...] il susseguirsi delle stagioni è la metafora dell’eternità".

Praticando regolarmente il canto del Mahamantra concentrandoci sui Santi Nomi, possiamo trasformare i nostri contenuti mentali da disfunzionali a perfettamente funzionali alla nostra e altrui felicità.

La Bhakti non è routine quotidiana, richiede creatività e impegno costante. 

E’ una relazione intima con Dio, uno scambio reciproco d’Amore che non dobbiamo mai dare per scontato, altrimenti scade come sentimento, divenendo incolore, insapore, amorfo, anziché essere inesauribile sorgente d’entusiasmo e ispirazione.

Shrila Rupa Goswami usava la seguente metafora: “Recitando il Mahamantra, Krishna viene e danza sulla punta della nostra lingua”.

Cantando i Santi Nomi possiamo trascendere gli inganni della mente, esplorare in profondità il nostro essere, entrare in comunione con l’anima e ristabilire la nostra relazione con Dio. Così possiamo centrare la nostra vita, trovare stabilità interiore e incamminarci verso di Lui, senza più lasciarci distrarre dalle mondane lusinghe di Maya.” Shriman Matsyavatara Prabhu

Con l’intenso desiderio di servirvi e sviluppare l’umiltà per riuscirvi,

Vostra servitrice,

BalaRadhya dasi

 

 

 

 

 


His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

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A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society...
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Shriman Matsyavatara dasa: 36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava...
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    A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) and the world’s foremost teacher of Krishna Bhakti in the 20th century.

    Born in India as Abhay Charan De, Abhay received a classical European education from Calcutta’s prestigious Scottish Church College. However, as a political activist and early follower of Gandhi’s civil disobedience movement, he rejected his diploma in protest of British rule in India. Several years later, after a life-changing encounter with Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakur, a prominent scholar and spiritual teacher who explained that the practice of Krishna Bhakti is too important to wait for political reform, Abhay redirected his attention from politics towards the cultivation of spiritual life and community.

    Bhaktisiddhanta represented the ancient tradition of Krishna Bhakti, the yoga of devotion, based on the teachings of the Bhagavad-gita. Upon their first meeting, Bhaktisiddhanta asked Abhay to bring the teachings of Bhagavad-gita and the practice of Krishna Bhakti to the West. Inspired by the depth of Bhaktisiddhanta’s devotional wisdom, Abhay became his lifelong student.

    After four decades of learning and practice, while simultaneously running his own business and supporting his family, Abhay took formal vows of sannyasa, or celibate priesthood. In preparation of his journey to the West, Abhay settled in the holy city of Vrindavan, India and began translating the Sanskrit verses of the Bhagavad-gita and the Srimad-bhagavatam into English and writing elaborate commentaries explaining each verse. During this time, Abhay was given the title Bhaktivedanta in recognition of his advanced scholarship and spiritual realization.

    In 1965, at the age of 69, Bhaktivedanta departed from India with unremitting determination to fulfill his teacher’s request. After a month-long voyage, having suffered two heart attacks while aboard an Indian cargo ship, Bhaktivedanta arrived at a lonely Brooklyn pier with seven dollars in Indian rupees and a trunk of ancient Sanskrit scriptures translated into English.

    Although faced with many hardships, Bhaktivedanta began giving Bhagavad-gita classes in Bowery lofts and leading kirtan (devotional chanting) in Tompkins Square Park. His sincerity attracted the attention of young seekers, eager to learn more about meditation and Eastern spirituality. With their help, Bhaktivedanta rented a small storefront in New York’s Lower East Side and continued giving daily classes and leading kirtan.

    Inspired by the support of his young American students, Bhaktivedanta established ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) with the hope that his students’ enthusiasm would continue to grow. The following year, Bhaktivedanta was asked to establish ISKCON in San Francisco, where hundreds of more students began regularly attending his classes and kirtans.

    In the following 11 years, Bhaktivedanta (again honored with a new title – Srila Prabhupada) circled the globe 14 times, bringing Krishna Bhakti to tens of thousands of people on six continents. With their help, he established centers and projects throughout the world including temples, ashrams, farm communities, schools, universities, and what would become the world’s largest vegetarian food relief program.

    During this time, Srila Prabhupada continued his translation work and authored an unprecedented number of books, over 70 titles, subsequently translated into 76 languages. His most prominent works include: Bhagavad-gita As It Is, the 30-volume Srimad-bhagavatam, and the 17-volume Sri Caitanya-caritamrita.

    In 1977, at the age of 81, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada passed away in Vrindavan, surrounded by his loving disciples who continue to preserve his legacy. Although the teachings of Krishna Bhakti had rarely ventured beyond India’s borders, by the extraordinary devotion and determination of Srila Prabhupada, tens of millions of people around the globe now benefit from the timeless practice of Krishna Bhakti.

    Vedi

  • Matsyavatara Prabhu

    Shriman Matsyavatara dasa:

    36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava così quella che sarebbe stata la relazione spirituale cardine della mia vita, il fondamento di tutto quello che poi è stato. Razionalmente non sapevo cosa in seguito sarebbe avvenuto, ma sapevo quello che per me allora era sufficiente sapere.

    Capivo che mi aspettava un immenso lavoro interiore da fare e che al centro di tutto questo lavoro c'era la cura di quella relazione: la relazione spirituale con Guru e Krishna. Avevo letto, avevo visto e conoscevo molti episodi ed esempi di relazione Guru-discepolo, ne avevo compreso l'importanza fondamentale nella tradizione e anch'io ero alla ricerca da tempo di quel tipo di relazione, ma mai prima di allora avevo sentito quel che invece in quel momento sentivo, intuivo, percepivo chiaramente nel cuore.

    Sentivo che era arrivato il mio momento, sentivo che ero giunto di fronte al mio Guru.

    Ora finalmente, dopo tanto tempo e ricerca, lo avevo identificato in una Persona particolare che aveva una certa visione del mondo e della vita e del rapporto con Dio, e anche una sua peculiare tonalità di voce, una certa fisionomia, uno sguardo e un sorriso unici e inconfondibili.

    Era il Guru che mi era stato inviato. Non mi era stato raccomandato o fornito da un'istituzione o da un ente impersonale. Era arrivato in base al mio guna e karma e soprattutto per la infinita misericordia del Signore che io sentivo più forte e presente di qualsiasi altra realtà.

    Quella – come intuivo chiaramente - era la mia prova, e lo scrissi anche sul mio taccuino di viaggio di quell'agosto '76. Era la grande prova della mia vita, in cui avrei dovuto dimostrare la solidità e la profondità del mio desiderio di abbandono a Dio e di realizzazione spirituale, avrei dovuto costruire, misurare e sviluppare la mia capacità di tenuta, la mia premura nel costruire la relazione con il mio Guru e con Krishna e nel mantenerla pura, non contaminandola con nient'altro al mondo.

    Era il terzo viaggio che facevo in India; avevo conosciuto guru, yogi, maestri di ogni tipo, innumerevoli incontri ed esperienze sulla strada della mia ricerca. In quel momento però per la prima volta sentivo che la mia ricerca del Guru avrebbe dovuto fermarsi lì, lì di fronte a Shrila Prabhupada.

    La mia ricerca spirituale sarebbe continuata ma da allora innanzi con un punto fisso irremovibile, con quella relazione spirituale al centro: la relazione con il mio Guru e con Krishna come fondamento.

    Capivo e sentivo con certezza che dovevo affidarmi a Shrila Prabhupada; dopo aver incontrato così tanti Guru, ai quali peraltro avevo mostrato con inchini e rispettosi saluti il mio apprezzamento, per la prima volta nella mia vita sentivo il desiderio di offrire omaggi nella forma di dandavat, e questo accadde solo quando arrivai al cospetto di Shrila Prabhupada, in quel 30 agosto del 1976. Mai era successo prima, e sapevo anche che mai avrebbe potuto succedere in futuro se non avessi colto quell'occasione.

    Quella era la mia occasione, era la grande opportunità della mia vita.

    Matsyavatara dasa (Marco Ferrini)
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