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    Alla ricerca dell'armonia

    29 Gennaio 2011

    Siamo in viaggio verso Torino, dove Shrila Gurudeva terrà oggi pomeriggio e domani un seminario sul tema: “La ricerca di armonia nelle relazioni”.
    L'auto scorre veloce sull'asfalto. Così incessante scorre la nostra vita. Il tempo, ci dice Shrila Gurudeva, lavora per noi. Ci è amico, poiché ci ricorda che il senso di questa vita va ricercato oltre le cose che passano, oltre la mutevolezza di questo mondo, oltre ciò che è effimero.
    Anche il tempo, dunque, è maestro di vita. Ci insegna a ricercare lo scopo, l'essenza, affinché ogni viaggio sia verso la sua meta.
    In auto cantiamo la lode ai sei Gosvami, discepoli di Shri Caitanya, fulgidi esempi di umiltà, rinuncia, devozione e dedizione a Dio.

     

    Shrila Gurudeva ci dice: 

    “Se comprendiamo il significato di questa preghiera che rievoca le qualità dei sei Gosvami, realizziamo che questa lode contiene la struttura di sapere fondamentale per portare armonia nelle relazioni. Il seminario di oggi dovremmo farlo condurre ai sei Gosvami di Vrindavana, e così faremo. Mi ispirerò alla loro saggezza; invoco le loro benedizioni affinché ci aiutino a svelare il segreto dei segreti, la chiave per entrare in armonia con noi stessi e con gli altri: amare Dio e in Dio amare ogni creatura; farsi umili servitori per favorire il bene di tutti. Senza questo impegno costante, le relazioni non durano, si rovinano; tutto si disperde e si confonde in una tristezza senza fine.”

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    Il mio primo incontro con Shrila Prabhupada

    Nell’estate del 1976 mi trovavo in India, nella zona dell’Himalaya. Ero seriamente interessato alla Scuola filosofica e psicologica del saggio Patanjali (rajayoga-sutra) e vivevo in un ashrama, dove studiavo dall’alba al tramonto. Là nessuno sapeva chi io fossi: avevo 31 anni, ero celibe e godevo di ottima salute. In Europa stavo vivendo un periodo di grande successo, in Italia venivo considerato come uno fra i maggiori designers internazionali nel campo dell’architettura d’interni. Tuttavia denaro, fama, vita di società e compagnie altolocate non mi procuravano più nessuna gioia, anzi, mi rattristavo nel sentirmi sempre più solo in mezzo ad una folla di “amici” anonimi. Percepivo di stare inutilmente consumando il mio tempo migliore poiché mi muovevo in direzione diametralmente opposta alle mie vere aspirazioni. Così, nel ‘74, con grande sorpresa di tutti, iniziai a dare una svolta alla mia vita: con grande cautela selezionai le amicizie, cancellai gran parte degli impegni mondani e indirizzai i miei interessi sempre più verso l’introspezione. Mi si era ingenerata, infatti, una specie di nausea per tutta la letteratura mondana, anche per quella degli autori più famosi, psicologi inclusi.
    Pur avendo partecipato ai movimenti studenteschi del ‘68, avevo perso ogni interesse per le loro istanze, ormai tradite, volgarizzate e banalmente politicizzate. La violenza verbale e politica, la droga e il sesso, avevano fagocitato quei deboli valori di libertà e di giustizia iniziali, facendoli degenerare in maniera definitiva e per me inaccettabile. Con questo stato d’animo, stavo perdendo interesse verso l’Occidente edonista-materialista e, grazie ad alcune nuove letture, stavo gradualmente guardando ad Oriente. Anche la rotta dei miei viaggi era cambiata e, anziché recarmi a Parigi e a New York, come prima facevo spesso, cominciai a visitare la Cina e l’India, finché finii per individuare il baricentro della mia ricerca: i miei interessi si concentravano sempre più attorno alla spiritualità. L’immenso corpus della letteratura vedica mi aveva attratto e, tra i vari testi che avevo potuto trovare e leggere, il testo sugli Yoga Sutra di Patanjali era stato quello che, per i suoi contenuti psicologici, più di ogni altro mi aveva stimolato, riaccendendo in me vivo interesse per quella scienza.

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    Il fascino della meta

    Care devote, cari devoti, omaggi;
    lodi e glorie a Shrila Prabhupada e a Shri Shri Radha Govinda Deva.
    Con piacere, condivido con voi quanto segue. Sono bellissimi shloka della Bhagavad-gita che ho posto a confronto con alcuni passi tratti dai dialoghi di Platone.
    Ancora una volta questa lettura comparata dimostra come la saggezza spirituale sia universale, trasversale a tutte le culture e civiltà, di tutti i tempi.
    Con affetto,
    Matsya Avatara dasa

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    “Ciò che all'inizio può sembrare veleno, ma che alla fine si rivela puro nettare e risveglia alla realizzazione spirituale, è la felicità che appartiene alla virtù (sattva-guna). Add a comment

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    Il temuto predominio delle "Macchine" sull'Uomo

    Cari devoti,
    i miei omaggi, glorie a Shrila Gurudeva e a Shrila Prabhupada.
    Qui di seguito il racconto di Shrila Gurudeva relativamente ad un sogno che ha fatto durante lo scorso Seminario all'Isola d'Elba, con a seguire una sua riflessione molto interessante sui rischi del predominio delle macchine sull'uomo, della prakriti sul purusha, del ragionamento sull'intuizione spirituale.
    Con affetto,
    vostra servitrice,
    Madhavipriya dasi

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    Sulla libertà religiosa

    Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948:

    “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti”.
    [Articolo 18]

    “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
    [Articolo 19]

    In questi giorni abbiamo appreso con profondo rammarico dei recenti episodi di violenza avvenuti in Paesi a prevalenza musulmana ai danni di cristiani, che hanno causato la morte di tante persone.
    In risposta alla recrudescenza dell'intolleranza religiosa, testimoniata da episodi tutt'altro che isolati, oggi più che mai sentiamo il dovere morale di ribadire un concetto fondamentale per la sopravvivenza dell'umanità, per il suo sviluppo etico e spirituale: l'importanza del rispetto della libertà religiosa quale baluardo irrinunciabile del vivere civile, auspicando che a tutti - a donne e uomini in egual misura - sia garantita la libertà di espressione della propria fede o religione.
    Il nostro vuole essere un appello forte e chiaro prima di tutto alle nostre coscienze, e a quelle delle persone sensibili che vorranno prestare ascolto, affinché si possa più efficacemente ribadire il rifiuto di ogni forma di violenza e quanto più possibile promuovere, difendere  e valorizzare il rispetto di ogni fede o credo religioso, non solo garantendo a ciascun individuo la possibilità di scegliere nella propria vita privata quale religione praticare e in che modo, ma anche salvaguardando il diritto di diventare testimoni di quella fede, di diffonderne e propagarne il messaggio nella società in cui si vive, nel rispetto dell'altro e dei valori basilari della convivenza civile.

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    Sul ruolo della donna nella tradizione vedico-vaishnava

    Nella civiltà dei Veda vengono descritte donne elevate dal carattere nobile e di grande forza interiore, dei veri e propri modelli per l'umanità (Draupadi, Kunti, Damayanti, ecc.).
    Anche oggi in India ci sono donne che svolgono il ruolo di guida spirituale e che contribuiscono in maniera significativa a trasmettere il messaggio della Tradizione.
    La figura della donna nella tradizione vedica occupa un ruolo  centrale, di grande dignità, in un certo senso di maggior pregio di quello che la donna ha nella società occidentale, non solo sul piano sociale ma soprattutto su quello antropocosmico. 
    Il concetto di libertà della donna che traspare dalla rivelazione vedica - principalmente dal Rg e dall'Atharva Veda - non la si può certo paragonare al modello che è andato affermandosi a partire dalle battaglie del '68: conquiste considerevoli ma che, per lo più, sono rimaste sulla carta. 
    L'artificiale assunzione da parte delle donne del modello maschile per sopperire alla discriminazione dei sessi e alla carenza di pari opportunità non costituisce di certo una reale soluzione, né può restituire alla donna quella dignità che merita.
    Questa dignità può essere riconquistata nella misura in cui donne e uomini imparano a valorizzare le loro peculiari e specifiche qualità, integrandosi a vicenda esprimendo le rispettive nature, talenti e potenzialità. Nella solidarietà e collaborazione armoniosa avente come scopo l'elevazione della coscienza sta il segreto della realizzazione di entrambi, donne e uomini.

    Lo scopo è la riscoperta di una propria completezza interiore, il risveglio alla propria matrice spirituale, divina, oltre ogni dualismo, oltre le temporanee connotazioni della personalità storica, con tutti i suoi soverchianti limiti e condizionamenti.       

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    Famiglia, genitori e figli - Riflessioni sulla procreazione

    Nei periodi di rapida trasformazione socioculturale come quello che stiamo vivendo è doveroso chiedersi se e come possano sopravvivere rapporti familiari delicati ed essenziali come quelli tra genitori e figli, senza che si smarriscano il senso e lo scopo ultimo di questa relazione basilare per ogni individuo, finalizzata allo sviluppo umano e spirituale.
    Genitori e figli, oggi, con una struttura familiare sempre meno imperniata su valori etici e spirituali, rischiano di naufragare in una specie di "terra di nessuno" dai confini incerti, dove sentimenti, ruoli e comportamenti devono essere spesso improvvisati e sperimentati a prezzo di gravissimi danni umani, individuali e collettivi.
    La predominante influenza della cultura edonistico-consumistica, ha progressivamente distolto l'attenzione della maggioranza della gente da un percorso di sviluppo spirituale, accreditando al suo posto pseudo-valori che hanno profondamente trasformato e deformato i concetti di persona e famiglia.

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    Brahma-Muhurta: l'oro del mattino

    Bhaktivedanta ashrama, 12 gennaio 2010 - Stamani Shriman Matsyavatara Prabhu, alle prime ore dell'alba, nel tempio di Bhaktivedanta ashrama, ci ha offerto la seguente riflessione sull'importanza delle ore di Brahma-muhurta.

    “Desidero offrirvi una breve riflessione sulle opulenze, sulle glorie e lo splendore delle ore di Brahma-muhurta. Una decina di anni fa studiai alcuni inni del Rig veda dedicati alle aurore, di cui ricordo la straordinaria bellezza e il potente significato. Essi rafforzarono in me la già allora ben presente comprensione dell'importanza di quelle ore, di quella speciale porzione di tempo che è il Brahma-muhurta, così cara ai poeti veggenti, ai rishi vedici, così peculiare ed unica in quanto espressione stessa del Brahman.

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    Celebrazione di un Matrimonio Religioso nella Tradizione Gaudiya Vaishnava

    Villa Vrindavana, 9 gennaio 2011 - Siamo nel tempio di Villa Vrindavana. Shrila Gurudeva sta tenendo una bellissima lezione che introduce la cerimonia del fuoco che unirà in matrimonio due nostri carissimi confratelli, Sarvasiddhibhakti Devi e Lokamaheshvara Prabhu.

    “Che questi devoti che oggi si sposano abbiano nella loro vita ogni opportunità per realizzare l'unico vero successo dell'esistenza che è la realizzazione spirituale. Tutte le altre cose, che appaiono brillare qua e là come fuochi fatui o lucciole in una notte d'estate, sono apparenti successi o molto più precisamente: impressioni sensoriali di successo non fondate sulla realtà. Ciò che è, ciò che ha reale natura, è la nostra realizzazione spirituale. Se il matrimonio non viene contemplato all'interno di questo orizzonte di senso, si riduce ad un evento mondano, relegato alla dimensione spazio-temporale e perciò privo di effettiva consistenza. Se vogliamo dare fondamento all'unione matrimoniale, dobbiamo coglierne e valorizzarne il senso.

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    Postfazione di Shriman Matsyavatara Prabhu al libro di Satsvarupa Maharaja 'Japa Transformation'

    Da una postfazione normalmente ci si attende una sintesi dell'opera, un orizzonte di senso ultimo. Ma non è questo il nostro caso.
    Consapevole di espormi al biasimo di coloro che vorrebbero sottrarsi alla fatica dell'esperienza diretta, e quindi alla responsabilità di veramente conoscere, mi sia consentito esprimere sommessamente, e con rispetto dei razionalissimi occidentalisti in servizio permanente, due elementari e contrastanti sentimenti: preoccupazione e speranza.      
    Il primo, nei confronti di quei lettori che, positivisticamente agguerriti, abbiano creduto di poter cogliere il contenuto intimo di questo libro mediante la sola comprensione intellettiva; il secondo, nei confronti di quei lettori che, affascinati dalla promessa di beatitudine e ispirati dalle citazioni scritturali, abbiano deciso di spiccare il volo verso la fulgente luce che irradia dalle più alte e candide vette della Coscienza. E ciò nonostante quegli ostacoli e pericoli che l'Autore abbondantemente, quasi puntigliosamente, in qualità di pellegrino lui stesso in faticoso cammino, con scrupolo ed onestà ci descrive.

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