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    Diario dal pellegrinaggio in India sulle orme di Shri Caitanya - visita al tempio di Vedagirishvara

    21/02/11 pomeriggio: visita al tempio di Vedagirishvara

    di Anantadeva das

    Nel pomeriggio abbiamo visitato un luogo sacro visitato da Shri Krishna Caitanya Mahaprabhu durante il Suo viaggio nell'India del Sud. Il luogo è noto come Pakshi Tirtha, ed è citato nella Caitanya Caritamrita, Madhya Lila, cap. IX verso 72:

    paksi-tirtha dekhi' kaila siva darasana Paksi Tirtha dekhi 'Kaila Siva darasana
    vrddhakola-tirthe tabe karila gamana vrddhakola-tirthe tabe karila gamana

    “A Pakshi Tirtha Shri Caitanya Mahaprabhu ha visitato il tempio del Signore Shiva. Poi si recò nel luogo di pellegrinaggio di Vriddhakola.” Pakshi tirtha è chiamato anche Tirukadi-kundam e si trova nove miglia a sud est di Cimlipat. È situato a circa centocinquanta metri di altezza sulla catena collinosa nota come Vedagiri o Vedachalam. Qui si trova un tempio dedicato a Shiva e la divinità adorata è chiamata Vedagirishvara. È detto che da tempo immemorabile due uccelli si rechino giornalmente in quel luogo a prendere il cibo offerto dal sacerdote del tempio” (dal commento di Shrila Prabhupada).

    Saliamo la lunga scalinata che porta al tempio di Shiva situato sulla collina in un'atmosfera di profondo rispetto. Dalla cima è possibile contemplare la città che si trova a valle e lo shanku tirtha, un laghetto dove si dice che ogni 12 anni si manifesti sul fondo una conchiglia. In quel luogo si dice abbia ricevuto l'illuminazione Markandeya, uno dei rishi più importanti dell'India. Entriamo dentro il tempio, bellissimo, e ci assorbiamo nell'atmosfera di un luogo magico, di profonda devozione verso il Signore Shiva. Veniamo accolti con grande rispetto. All'uscita incontriamo Shrila Gurudeva, che ci introduce alla sacralità del luogo. Felici riprendiamo la scalinata sulla via del ritorno, cantando i santi Nomi del Signore in un bellissimo kirtan terminato con una danza di Shrila Gurudeva ai piedi della collina Vedagiri. Jaya Shrila Gurudeva!

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    Diario dal pellegrinaggio in India sulle orme di Shri Caitanya - visita al sito archeologico e lezione nel parco


    21/02/11 mattino: visita al sito archeologico di Mahabalipuram e lezione nel parco.
    di Anantadeva das

    La mattina del primo giorno pieno del nostro soggiorno a Mahabalipuram inizia con il canto del Santo Nome sulla spiaggia di fronte all'Hotel che ci ospita. Da li è possibile meditare con lo sfondo di un tempio millenario, lo Shore Temple, che i ricercatori datano VII secolo d.C. Dopo la colazione ci dirigiamo presso uno dei luoghi archeologici forse più importanti dell'intera India, dove risiedono reperti di grande valore artistico, come ad esempio l'Arjuna Penance (Le ascesi di Arjuna), un basso rilievo direttamente scolpito nella roccia che raffigura la creazione e la discesa di Ganga Devi sulla terra. Ci introduce al luogo Mukundacandra Prabhu, con notizie e dettagli davvero notevoli. Tutti i partecipanti apprezzano e ringraziano. Più tardi ci dirigiamo verso il parco interno, dove Shrila Gurudeva tiene la lezione.

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    Come eliminare i pensieri disturbanti

    Trasformazione dei contenuti psichici tossici in sana energia psico-ecologica attraverso la scienza dello Yoga

    Il fenomeno della Percezione può così descriversi: un oggetto esterno, costituito dai cinque fondamentali elementi o bhuta (terra, acqua, fuoco, aria, etere) stimola il sensorio (indriya) che reagisce attivandosi. In questo modo, segmenti d'informazione prima esterni al soggetto penetrano nella coscienza sotto forma di vritti: in particolare di nomi (nama) e forme (rupa). Tali dati sensoriali entrati dalla coscienza, scivolano in breve tempo nell'inconscio andando a costituire un nuovo samskara o a rafforzarne uno precedente. La nuova esperienza sensoriale infatti andrà ad aggregarsi con tutte le altre esperienze simili precedenti, costituendo in tal modo costellazioni di samskara carichi di una potenza direttamente proporzionale al numero di esperienze  agglomeranti.

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    Diario dal pellegrinaggio in India sulle orme di Shri Caitanya - Il primo giorno a Mahabalipuram

    Il primo giorno a Mahabalipuram
    20/02/2011

    Il primo giorno è trascorso secondo il rituale dell'ambientamento. L'India ci ha accolto con i suoi colori, i suoi profumi. Il viaggio dall'aeroporto a Mahabalipuram è stato molto piacevole, due ore circa di auto. Appena arrivati abbiamo preso posizione delle nostre stanze e subito abbiamo rispettato un tipico pranzo indiano, molto apprezzato. Poi per molti di noi il meritato riposo con appuntamento alle ore 18.30 per la prima lezione di Shrila Gurudeva. Ci siamo ritrovati sulla terrazza dell'albergo, un posto appartato, intimo, proprio di fronte alla stanza del Maestro.

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    Shrila Gurudeva esprime la sua gratitudine a tutti i partecipanti per la loro presenza, e al Signore per avergli dato la possibilità di tornare in questi luoghi dopo 36 anni. Ci ricorda come viaggi di questo tipo siano sukriti, attività pie, e rappresentano uno dei modi migliori per trascorrere il proprio tempo: “Se investiamo bene, ci torna indietro molto più bene di quanto abbiamo investito; se investiamo male, il male che ci torna indietro è ancora più grande. Il sommo bene è agire per l'evoluzione spirituale nostra e altrui.

     

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    Diario dal pellegrinaggio in India sulle orme di Shri Caitanya

    Sulle Orme di Shri Caitanya (Mahabalipuram-Kanchipuram, Tirupati, Haridwar)
    di Anantadeva das

    19/02/2011 –  La partenza

    Questa mattina ci siamo svegliati per partire molto presto. Appuntamento alle ore 8:00 in direzione Venezia. Inizia così un nuovo bellissimo viaggio sulle orme di Shri Caitanya Mahaprabhu. Lungo il viaggio in macchina cantiamo la preghiera di Guru Puja, la preghiera al Signore Nirsimha, la preghiera ai sei Goswami di Vrindavana. Poi ognuno di noi si assorbe nel Canto dei Santi Nomi, per trovare la concentrazione giusta per affrontare un viaggio impegnativo ed ispirante allo stesso tempo. Ora siamo all'aeroporto in attesa di incontrare i partecipanti al Viaggio.

     

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    Alla ricerca dell'armonia

    29 Gennaio 2011

    Siamo in viaggio verso Torino, dove Shrila Gurudeva terrà oggi pomeriggio e domani un seminario sul tema: “La ricerca di armonia nelle relazioni”.
    L'auto scorre veloce sull'asfalto. Così incessante scorre la nostra vita. Il tempo, ci dice Shrila Gurudeva, lavora per noi. Ci è amico, poiché ci ricorda che il senso di questa vita va ricercato oltre le cose che passano, oltre la mutevolezza di questo mondo, oltre ciò che è effimero.
    Anche il tempo, dunque, è maestro di vita. Ci insegna a ricercare lo scopo, l'essenza, affinché ogni viaggio sia verso la sua meta.
    In auto cantiamo la lode ai sei Gosvami, discepoli di Shri Caitanya, fulgidi esempi di umiltà, rinuncia, devozione e dedizione a Dio.

     

    Shrila Gurudeva ci dice: 

    “Se comprendiamo il significato di questa preghiera che rievoca le qualità dei sei Gosvami, realizziamo che questa lode contiene la struttura di sapere fondamentale per portare armonia nelle relazioni. Il seminario di oggi dovremmo farlo condurre ai sei Gosvami di Vrindavana, e così faremo. Mi ispirerò alla loro saggezza; invoco le loro benedizioni affinché ci aiutino a svelare il segreto dei segreti, la chiave per entrare in armonia con noi stessi e con gli altri: amare Dio e in Dio amare ogni creatura; farsi umili servitori per favorire il bene di tutti. Senza questo impegno costante, le relazioni non durano, si rovinano; tutto si disperde e si confonde in una tristezza senza fine.”

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    Il mio primo incontro con Shrila Prabhupada

    Nell’estate del 1976 mi trovavo in India, nella zona dell’Himalaya. Ero seriamente interessato alla Scuola filosofica e psicologica del saggio Patanjali (rajayoga-sutra) e vivevo in un ashrama, dove studiavo dall’alba al tramonto. Là nessuno sapeva chi io fossi: avevo 31 anni, ero celibe e godevo di ottima salute. In Europa stavo vivendo un periodo di grande successo, in Italia venivo considerato come uno fra i maggiori designers internazionali nel campo dell’architettura d’interni. Tuttavia denaro, fama, vita di società e compagnie altolocate non mi procuravano più nessuna gioia, anzi, mi rattristavo nel sentirmi sempre più solo in mezzo ad una folla di “amici” anonimi. Percepivo di stare inutilmente consumando il mio tempo migliore poiché mi muovevo in direzione diametralmente opposta alle mie vere aspirazioni. Così, nel ‘74, con grande sorpresa di tutti, iniziai a dare una svolta alla mia vita: con grande cautela selezionai le amicizie, cancellai gran parte degli impegni mondani e indirizzai i miei interessi sempre più verso l’introspezione. Mi si era ingenerata, infatti, una specie di nausea per tutta la letteratura mondana, anche per quella degli autori più famosi, psicologi inclusi.
    Pur avendo partecipato ai movimenti studenteschi del ‘68, avevo perso ogni interesse per le loro istanze, ormai tradite, volgarizzate e banalmente politicizzate. La violenza verbale e politica, la droga e il sesso, avevano fagocitato quei deboli valori di libertà e di giustizia iniziali, facendoli degenerare in maniera definitiva e per me inaccettabile. Con questo stato d’animo, stavo perdendo interesse verso l’Occidente edonista-materialista e, grazie ad alcune nuove letture, stavo gradualmente guardando ad Oriente. Anche la rotta dei miei viaggi era cambiata e, anziché recarmi a Parigi e a New York, come prima facevo spesso, cominciai a visitare la Cina e l’India, finché finii per individuare il baricentro della mia ricerca: i miei interessi si concentravano sempre più attorno alla spiritualità. L’immenso corpus della letteratura vedica mi aveva attratto e, tra i vari testi che avevo potuto trovare e leggere, il testo sugli Yoga Sutra di Patanjali era stato quello che, per i suoi contenuti psicologici, più di ogni altro mi aveva stimolato, riaccendendo in me vivo interesse per quella scienza.

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    Il fascino della meta

    Care devote, cari devoti, omaggi;
    lodi e glorie a Shrila Prabhupada e a Shri Shri Radha Govinda Deva.
    Con piacere, condivido con voi quanto segue. Sono bellissimi shloka della Bhagavad-gita che ho posto a confronto con alcuni passi tratti dai dialoghi di Platone.
    Ancora una volta questa lettura comparata dimostra come la saggezza spirituale sia universale, trasversale a tutte le culture e civiltà, di tutti i tempi.
    Con affetto,
    Matsya Avatara dasa

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    “Ciò che all'inizio può sembrare veleno, ma che alla fine si rivela puro nettare e risveglia alla realizzazione spirituale, è la felicità che appartiene alla virtù (sattva-guna). Add a comment

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    Il temuto predominio delle "Macchine" sull'Uomo

    Cari devoti,
    i miei omaggi, glorie a Shrila Gurudeva e a Shrila Prabhupada.
    Qui di seguito il racconto di Shrila Gurudeva relativamente ad un sogno che ha fatto durante lo scorso Seminario all'Isola d'Elba, con a seguire una sua riflessione molto interessante sui rischi del predominio delle macchine sull'uomo, della prakriti sul purusha, del ragionamento sull'intuizione spirituale.
    Con affetto,
    vostra servitrice,
    Madhavipriya dasi

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    His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

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    A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society...
    Matsyavatara Prabhu

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    Shriman Matsyavatara dasa: 36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava...
    Matsyavatara.com Official Blog

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    Questo sito è gestito dai discepoli di Shriman Matsyavatara dasa Prabhu. Vi puoi trovare audio MP3, foto,...
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    • His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

      A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) and the world’s foremost teacher of Krishna Bhakti in the 20th century.

      Born in India as Abhay Charan De, Abhay received a classical European education from Calcutta’s prestigious Scottish Church College. However, as a political activist and early follower of Gandhi’s civil disobedience movement, he rejected his diploma in protest of British rule in India. Several years later, after a life-changing encounter with Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakur, a prominent scholar and spiritual teacher who explained that the practice of Krishna Bhakti is too important to wait for political reform, Abhay redirected his attention from politics towards the cultivation of spiritual life and community.

      Bhaktisiddhanta represented the ancient tradition of Krishna Bhakti, the yoga of devotion, based on the teachings of the Bhagavad-gita. Upon their first meeting, Bhaktisiddhanta asked Abhay to bring the teachings of Bhagavad-gita and the practice of Krishna Bhakti to the West. Inspired by the depth of Bhaktisiddhanta’s devotional wisdom, Abhay became his lifelong student.

      After four decades of learning and practice, while simultaneously running his own business and supporting his family, Abhay took formal vows of sannyasa, or celibate priesthood. In preparation of his journey to the West, Abhay settled in the holy city of Vrindavan, India and began translating the Sanskrit verses of the Bhagavad-gita and the Srimad-bhagavatam into English and writing elaborate commentaries explaining each verse. During this time, Abhay was given the title Bhaktivedanta in recognition of his advanced scholarship and spiritual realization.

      In 1965, at the age of 69, Bhaktivedanta departed from India with unremitting determination to fulfill his teacher’s request. After a month-long voyage, having suffered two heart attacks while aboard an Indian cargo ship, Bhaktivedanta arrived at a lonely Brooklyn pier with seven dollars in Indian rupees and a trunk of ancient Sanskrit scriptures translated into English.

      Although faced with many hardships, Bhaktivedanta began giving Bhagavad-gita classes in Bowery lofts and leading kirtan (devotional chanting) in Tompkins Square Park. His sincerity attracted the attention of young seekers, eager to learn more about meditation and Eastern spirituality. With their help, Bhaktivedanta rented a small storefront in New York’s Lower East Side and continued giving daily classes and leading kirtan.

      Inspired by the support of his young American students, Bhaktivedanta established ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) with the hope that his students’ enthusiasm would continue to grow. The following year, Bhaktivedanta was asked to establish ISKCON in San Francisco, where hundreds of more students began regularly attending his classes and kirtans.

      In the following 11 years, Bhaktivedanta (again honored with a new title – Srila Prabhupada) circled the globe 14 times, bringing Krishna Bhakti to tens of thousands of people on six continents. With their help, he established centers and projects throughout the world including temples, ashrams, farm communities, schools, universities, and what would become the world’s largest vegetarian food relief program.

      During this time, Srila Prabhupada continued his translation work and authored an unprecedented number of books, over 70 titles, subsequently translated into 76 languages. His most prominent works include: Bhagavad-gita As It Is, the 30-volume Srimad-bhagavatam, and the 17-volume Sri Caitanya-caritamrita.

      In 1977, at the age of 81, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada passed away in Vrindavan, surrounded by his loving disciples who continue to preserve his legacy. Although the teachings of Krishna Bhakti had rarely ventured beyond India’s borders, by the extraordinary devotion and determination of Srila Prabhupada, tens of millions of people around the globe now benefit from the timeless practice of Krishna Bhakti.

      Vedi

    • Matsyavatara Prabhu

      Shriman Matsyavatara dasa:

      36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava così quella che sarebbe stata la relazione spirituale cardine della mia vita, il fondamento di tutto quello che poi è stato. Razionalmente non sapevo cosa in seguito sarebbe avvenuto, ma sapevo quello che per me allora era sufficiente sapere.

      Capivo che mi aspettava un immenso lavoro interiore da fare e che al centro di tutto questo lavoro c'era la cura di quella relazione: la relazione spirituale con Guru e Krishna. Avevo letto, avevo visto e conoscevo molti episodi ed esempi di relazione Guru-discepolo, ne avevo compreso l'importanza fondamentale nella tradizione e anch'io ero alla ricerca da tempo di quel tipo di relazione, ma mai prima di allora avevo sentito quel che invece in quel momento sentivo, intuivo, percepivo chiaramente nel cuore.

      Sentivo che era arrivato il mio momento, sentivo che ero giunto di fronte al mio Guru.

      Ora finalmente, dopo tanto tempo e ricerca, lo avevo identificato in una Persona particolare che aveva una certa visione del mondo e della vita e del rapporto con Dio, e anche una sua peculiare tonalità di voce, una certa fisionomia, uno sguardo e un sorriso unici e inconfondibili.

      Era il Guru che mi era stato inviato. Non mi era stato raccomandato o fornito da un'istituzione o da un ente impersonale. Era arrivato in base al mio guna e karma e soprattutto per la infinita misericordia del Signore che io sentivo più forte e presente di qualsiasi altra realtà.

      Quella – come intuivo chiaramente - era la mia prova, e lo scrissi anche sul mio taccuino di viaggio di quell'agosto '76. Era la grande prova della mia vita, in cui avrei dovuto dimostrare la solidità e la profondità del mio desiderio di abbandono a Dio e di realizzazione spirituale, avrei dovuto costruire, misurare e sviluppare la mia capacità di tenuta, la mia premura nel costruire la relazione con il mio Guru e con Krishna e nel mantenerla pura, non contaminandola con nient'altro al mondo.

      Era il terzo viaggio che facevo in India; avevo conosciuto guru, yogi, maestri di ogni tipo, innumerevoli incontri ed esperienze sulla strada della mia ricerca. In quel momento però per la prima volta sentivo che la mia ricerca del Guru avrebbe dovuto fermarsi lì, lì di fronte a Shrila Prabhupada.

      La mia ricerca spirituale sarebbe continuata ma da allora innanzi con un punto fisso irremovibile, con quella relazione spirituale al centro: la relazione con il mio Guru e con Krishna come fondamento.

      Capivo e sentivo con certezza che dovevo affidarmi a Shrila Prabhupada; dopo aver incontrato così tanti Guru, ai quali peraltro avevo mostrato con inchini e rispettosi saluti il mio apprezzamento, per la prima volta nella mia vita sentivo il desiderio di offrire omaggi nella forma di dandavat, e questo accadde solo quando arrivai al cospetto di Shrila Prabhupada, in quel 30 agosto del 1976. Mai era successo prima, e sapevo anche che mai avrebbe potuto succedere in futuro se non avessi colto quell'occasione.

      Quella era la mia occasione, era la grande opportunità della mia vita.

      Matsyavatara dasa (Marco Ferrini)
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