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    diario del seminario sulla Bhagavad-gita: per chiunque è possibile la salvezza

    Prabhupada desh,  mattino del 24 aprile 2011

    Dopo la meditazione, i canti spirituali e gli esercizi di asana Yoga e pranayama, il seminario prosegue con la lezione del mattino di Shrila Gurudeva.

    Canti spirituali

    “Il nono canto della Gita è intriso di metafisica, cosmogonia, teogonia, teosofia. Quasi nessun insegnamento di questo capitolo può essere compreso con la mera logica, poiché tratta tematiche che per definizione trascendono la psiche e l'intelletto. Occorre risvegliare l'intelletto alla sua natura superiore e collegarlo al sé (Bg. II.50), affinché sia possibile fare un salto di paradigma e ottenere l'illuminazione. La Gita rivela il sommum bonum del sapere. Conoscendo Me, dice Krishna, si conoscono la serenità e la pace, e anche molto di più: l'estasi dell'Amore.

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    Diario del seminario sulla Bhagavad-gita: il dono e l'offerta

    Prabhupada desh, pomeriggio del  23 aprile 2011

    Oggi pomeriggio la lezione è interamente dedicata a domande e risposte. I tanti stimolanti interrogativi permettono di approfondire insegnamenti di grande valore.

    “Le scoperte che facciamo nella vita debbono portare ad una modificazione del nostro comportamento. Persino il pentimento non ha valore se non è seguito da un'azione coerente di correzione.

    Sapete perché le persone perdono tempo? Perché sono tramortite dagli attaccamenti e lacerate da contraddizioni interne.

    Lettura e commento della Bhagavad-gita

    Concentratevi sulla vostra trasformazione interiore, prima ancora che su quella degli altri. Quando si è impegnati in un lavoro serio su sé stessi, si riesce a comunicare con maggiore autorevolezza e beneficio per tutti.

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    Diario del seminario sulla Bhagavad-gita: la Conoscenza sovrana

    Prabhupada desh, mattino del 23 aprile 2011

    Il giorno si risveglia. Assieme sperimentiamo la bellezza di iniziare un nuovo giorno invocando la misericordia del Signore. In questo modo iniziare un nuovo giorno è come iniziare una nuova vita.

    La nostra vita può sbocciare come un fiore

    Nella lezione del mattino Shrila Gurudeva commenta i primi dieci shloka del nono capitolo della Bhagavad-gita.

    “Nei soli primi tre shloka della Gita Shri Krishna disvela ad Arjuna il più arcano dei segreti. Lo rivela ad Arjuna perché lui non ha astio nel cuore, non ha risentimenti né rancori verso nessuno, seppur sia stato oggetto di attacchi e sia alle soglie di una guerra terribile.

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    Diario del Seminario sulla Bhagavad-gita: inizia il Viaggio!

    Prabhupada desh, 22 aprile 2011

    Siamo da poco arrivati presso la comunità spirituale di Prabhupada desh per partecipare al Seminario di Shrila Gurudeva dedicato alla Bhagavad-gita: “Viaggio alla scoperta della Felicità”. Arrivati, ci accolgono i sorrisi dei devoti, la gioia di ritrovare tante persone care.

    “Il tempo è quanto di più prezioso abbiamo. Un'ora o un giorno trascorsi in modo futile non si possono avere indietro né con il denaro, né con qualsiasi altro bene di questo mondo. Ogni creatura ha il tempo contato in una determinata incarnazione. Il suo viaggio può essere evolutivo, e dunque gioioso e affascinante, oppure può essere contrassegnato da degrado e sofferenza, e in questo caso la morte incontrerà una persona che è già morta (dentro) e non lo sa. E' la qualità della nostra coscienza e la conseguente gioia che si sperimenta che misurano la nostra partecipazione alla vita. La gioia spirituale è l'essenza stessa dell'essere (ananda maya bhyasat), e così ognuno di noi è alla ricerca perenne di quella felicità. I disastri arrivano quando andiamo a cercarla nei luoghi sbagliati.

    Raccolti in ascolto

    E' in questa ricerca della felicità che la Bhagavad-gita si colloca. In questo seminario studieremo il nono canto, dedicato a quella che Shri Krishna definisce la conoscenza più confidenziale. Qui attraverso insegnamenti sublimi, alcuni dei quali appaiono come antinomie che sfidano la logica ordinaria, ci viene presentato un percorso che, anche per coloro che non conoscessero i primi otto canti dell'opera, permette di immergersi subito nel vasto mare dell'essere, alla ricerca del proprio porto sicuro.

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    Realizzare il senso e la funzione evolutiva della morte

    Milano, 17 aprile 2011

    Siamo a Milano. In una bella giornata primaverile, in cui la Natura ci parla di vita e rinascita, ci incontriamo con Shrila Gurudeva per riflettere sul senso e sull'utilità evolutiva della morte. Ci viene data l'opportunità di una meravigliosa scoperta! La morte ci fa paura solo perché non la conosciamo.

    Shrila Gurudeva:

    “Se rimandiamo la riflessione sul tema della morte, operiamo contro di noi.

    Se la morte è l'unico fatto certo della vita (nella vita ci può capitare di tutto, meno che non morire!), perché questo unico dato certo non viene preso sul serio come merita? Perché non viene colta l'occasione per approfondire una riflessione in merito? Perché si vive come se la morte non ci fosse? Perché tendiamo a non prepararci in previsione di questo unico fatto certo e ci occupiamo di tutt'altro, quando tutto il resto è discutibile e solo probabile? Ci si prepara per diventare questo o quello, per imprese che non è neanche certo che possano farci conseguire il risultato prefisso, mentre il viaggio della vita ha sicuramente un epilogo e questo epilogo è la morte. Non vi appare strano il fatto che le persone vivono come se la morte non ci fosse? La morte viene ignorata o rimossa solo perché ci fa paura ed è la paura ci fa distrarre da questo reale problema. Ma che frustrazione quando accantoniamo un problema invece che risolverlo!

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    Correggersi è divino!

    Siamo ad una conferenza di Shrila Gurudeva in Villa Borromeo a Senago (Milano). Il tema è: "Tradimento, Rancore, Perdono"... e come sottotitolo potremmo intitolare questo evento: "Errare è umano, perseverare è diabolico, correggersi è divino".

    Shrila Gurudeva: “Come rimanere in equilibrio superando la sofferenza e l'instabilità mentale prodotta da una delle più grandi offese che ci lacera dentro, quella del tradimento, simile ad una voragine che si apre sotto ai nostri piedi?”

    Diverse possono essere le cause del tradimento. Shrila Gurudeva le descrive, identificandone le principali caratteristiche.

    Matsya Avatara Prabhu a Villa Borromeo

    “Il tradimento può essere provocato dall'invidia, oppure dalla noia o dall'ozio, o ancora dal piacere dell'inganno. È molto difficile andare d'accordo con gli esseri umani, ciascuno con tutte le proprie complessità, luci e ombre. E' una pretesa assurda aspettarsi di avere relazioni profonde, vivaci, appaganti, soddisfacenti, senza che mai ci siano fraintendimenti, controversie, crisi. Le increspature sulla superficie del grande mare delle relazioni sono inevitabili, anzi qualche volta dobbiamo essere pronti a far fronte anche a qualche tempesta. Non avremo sempre il vento in poppa, e da un certo punto di vista è forse molto meglio così... perché? Perché le crisi ci aiutano a superare i nostri limiti. Non vanno certo cercate, ma quando arrivano dobbiamo essere pronti ad accoglierle, traendone la grande lezione che ci offrono.

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    La realizzazione più alta è quella dell'Amore

    Sta finendo il Seminario ad Ozzano sulle relazioni...insegnamenti grandi ci sta offrendo il nostro Maestro.

    "Nel samadhi oggetto e soggetto partecip­ano della stessa natura simultaneamente ed è questo ciò che avviene quando si costruiscono rapporti di autentico amore. La fusione dell'eros è condizionata dal tempo, mentre nell'amore esiste sì un tempo, ma ben diverso da quello che sperimentiamo ordinariamente: il tempo dell'amore è un infinito presente. Mentre il corpo si trasforma nella corsa accelerata dalla culla alla tomba, il tempo dell'essere – svincolato da qualsiasi struttura di materia – è un eterno presente. Passano i corpi, ma non le relazioni, se siamo custodi qualificati, persone veramente capaci di entrare in contatto con l'altro, con la sua natura divina, valorizzandone le potenzialità. E questo stato dell'essere lo si può sperimentare qui ed ora! Che cosa sarebbe la nostra vita se non fosse “attualizzazione”?

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    Seminario di Shrila Gurudeva: come armonizzare le nostre relazioni

    Ozzano Emilia, 9 aprile 2011

    Arrivati a casa dei cari devoti che ci ospitano, Shrila Gurudeva ci anticipa alcune riflessioni sul tema del Seminario di oggi: “La ricerca di armonia nelle relazioni”. Siamo di fronte alla meravigliosa Divinità di Shri Balaji. L'atmosfera è quella che sempre pervade e circonda il nostro Maestro: indescrivibile quanto inconfondibile, densa di emozioni spirituali, di idealità e concretezza coerente, di purezza e visione.

    “Prego il Signore di poter favorire la vostra comprensione su di un tema così delicato e importante, e soprattutto di ispirarvi a mettere in pratica i valori che sono alla base delle relazioni evolutive. Si soffre per l'incapacità di portare armonia nelle relazioni, quando si tendono a creare continuamente conflitti a causa dei propri condizionamenti. Le difficoltà relazionali fanno soffrire più gente delle guerre, più delle epidemie e, di contro, le buone relazioni sono il più grande patrimonio che si possa costituire nel campo del benessere, a costo zero. Vivere le relazioni in maniera pacifica, senza tensioni, è la base per costruire rapporti di livello sempre più alto, sulla base di un sistema di valori condivisi. Questi ultimi rappresentano le fondamenta, mentre il vertice della struttura è la condivisione d'intenti e la fiducia reciproca che niente può più scalfire la relazione, nemmeno le più grandi prove o difficoltà, perché ormai non si accampano più sospetti, dubbi, fraintendimenti, ma regnano stima, affetto, amore. La durata della relazione non è l'unico criterio che ne caratterizza la qualità. Quel che veramente ne costituisce l'imprinting è l'attitudine costruttiva-evolutiva.”

    In una giornata primaverile che anticipa la calura estiva, arriviamo sul posto dove si terrà il Seminario e con i devoti ci predisponiamo per accogliere le persone che hanno deciso di partecipare. Cerchiamo tutti di predisporci interiormente all'ascolto.

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    Conferenza di Shrila Gurudeva in diretta video da tutta Italia

    Siamo all'Università degli Studi di Bologna. Shrila Gurudeva sta tenendo una conferenza sul tema: “La ricerca di armonia nelle relazioni”.
    Sono presenti oltre trecento persone. L'evento, per la prima volta nella nostra storia, è seguito in diretta video anche da Roma e, tramite Facebook, da tutta Italia.

    L'Amore universale, la Bhakti, risplende in ogni parola del nostro Maestro, e le persone presenti stanno seguendo con grande attenzione e trasporto.

    Ecco alcuni insegnamenti...

    Shrila Gurudeva: “La relazione vive sulla base della lealtà, che dovrebbe essere coltivata non solo tra umani, ma si dovrebbe esprimere anche nei confronti degli animali e dell'ambiente in cui viviamo.
    Dunque la lealtà è valore e principio fondamentale da mettere in pratica se vogliamo avere buone relazioni. Duplicità, inganno, falsità uccidono le relazioni.
    Oltre ad essere leali, è importante essere solidali e rispettosi verso gli altri: capire che cosa fa soffrire, che cosa fa gioire, che cosa fa crescere o stagnare.
    Portare armonia nelle relazioni significa partecipare allo sviluppo degli altri, favorire l'evoluzione umana e spirituale di chicchessia.

    Shrila Gurudeva all'Università di Bologna

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    His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

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    A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society...
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    Shriman Matsyavatara dasa: 36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava...
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    Questo sito è gestito dai discepoli di Shriman Matsyavatara dasa Prabhu. Vi puoi trovare audio MP3, foto,...
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      A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977) is the Founder-Acharya of the International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) and the world’s foremost teacher of Krishna Bhakti in the 20th century.

      Born in India as Abhay Charan De, Abhay received a classical European education from Calcutta’s prestigious Scottish Church College. However, as a political activist and early follower of Gandhi’s civil disobedience movement, he rejected his diploma in protest of British rule in India. Several years later, after a life-changing encounter with Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakur, a prominent scholar and spiritual teacher who explained that the practice of Krishna Bhakti is too important to wait for political reform, Abhay redirected his attention from politics towards the cultivation of spiritual life and community.

      Bhaktisiddhanta represented the ancient tradition of Krishna Bhakti, the yoga of devotion, based on the teachings of the Bhagavad-gita. Upon their first meeting, Bhaktisiddhanta asked Abhay to bring the teachings of Bhagavad-gita and the practice of Krishna Bhakti to the West. Inspired by the depth of Bhaktisiddhanta’s devotional wisdom, Abhay became his lifelong student.

      After four decades of learning and practice, while simultaneously running his own business and supporting his family, Abhay took formal vows of sannyasa, or celibate priesthood. In preparation of his journey to the West, Abhay settled in the holy city of Vrindavan, India and began translating the Sanskrit verses of the Bhagavad-gita and the Srimad-bhagavatam into English and writing elaborate commentaries explaining each verse. During this time, Abhay was given the title Bhaktivedanta in recognition of his advanced scholarship and spiritual realization.

      In 1965, at the age of 69, Bhaktivedanta departed from India with unremitting determination to fulfill his teacher’s request. After a month-long voyage, having suffered two heart attacks while aboard an Indian cargo ship, Bhaktivedanta arrived at a lonely Brooklyn pier with seven dollars in Indian rupees and a trunk of ancient Sanskrit scriptures translated into English.

      Although faced with many hardships, Bhaktivedanta began giving Bhagavad-gita classes in Bowery lofts and leading kirtan (devotional chanting) in Tompkins Square Park. His sincerity attracted the attention of young seekers, eager to learn more about meditation and Eastern spirituality. With their help, Bhaktivedanta rented a small storefront in New York’s Lower East Side and continued giving daily classes and leading kirtan.

      Inspired by the support of his young American students, Bhaktivedanta established ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) with the hope that his students’ enthusiasm would continue to grow. The following year, Bhaktivedanta was asked to establish ISKCON in San Francisco, where hundreds of more students began regularly attending his classes and kirtans.

      In the following 11 years, Bhaktivedanta (again honored with a new title – Srila Prabhupada) circled the globe 14 times, bringing Krishna Bhakti to tens of thousands of people on six continents. With their help, he established centers and projects throughout the world including temples, ashrams, farm communities, schools, universities, and what would become the world’s largest vegetarian food relief program.

      During this time, Srila Prabhupada continued his translation work and authored an unprecedented number of books, over 70 titles, subsequently translated into 76 languages. His most prominent works include: Bhagavad-gita As It Is, the 30-volume Srimad-bhagavatam, and the 17-volume Sri Caitanya-caritamrita.

      In 1977, at the age of 81, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada passed away in Vrindavan, surrounded by his loving disciples who continue to preserve his legacy. Although the teachings of Krishna Bhakti had rarely ventured beyond India’s borders, by the extraordinary devotion and determination of Srila Prabhupada, tens of millions of people around the globe now benefit from the timeless practice of Krishna Bhakti.

      Vedi

    • Matsyavatara Prabhu

      Shriman Matsyavatara dasa:

      36 anni fa, oggi, per la prima volta incontravo e parlavo con Shrila Prabhupada. Iniziava così quella che sarebbe stata la relazione spirituale cardine della mia vita, il fondamento di tutto quello che poi è stato. Razionalmente non sapevo cosa in seguito sarebbe avvenuto, ma sapevo quello che per me allora era sufficiente sapere.

      Capivo che mi aspettava un immenso lavoro interiore da fare e che al centro di tutto questo lavoro c'era la cura di quella relazione: la relazione spirituale con Guru e Krishna. Avevo letto, avevo visto e conoscevo molti episodi ed esempi di relazione Guru-discepolo, ne avevo compreso l'importanza fondamentale nella tradizione e anch'io ero alla ricerca da tempo di quel tipo di relazione, ma mai prima di allora avevo sentito quel che invece in quel momento sentivo, intuivo, percepivo chiaramente nel cuore.

      Sentivo che era arrivato il mio momento, sentivo che ero giunto di fronte al mio Guru.

      Ora finalmente, dopo tanto tempo e ricerca, lo avevo identificato in una Persona particolare che aveva una certa visione del mondo e della vita e del rapporto con Dio, e anche una sua peculiare tonalità di voce, una certa fisionomia, uno sguardo e un sorriso unici e inconfondibili.

      Era il Guru che mi era stato inviato. Non mi era stato raccomandato o fornito da un'istituzione o da un ente impersonale. Era arrivato in base al mio guna e karma e soprattutto per la infinita misericordia del Signore che io sentivo più forte e presente di qualsiasi altra realtà.

      Quella – come intuivo chiaramente - era la mia prova, e lo scrissi anche sul mio taccuino di viaggio di quell'agosto '76. Era la grande prova della mia vita, in cui avrei dovuto dimostrare la solidità e la profondità del mio desiderio di abbandono a Dio e di realizzazione spirituale, avrei dovuto costruire, misurare e sviluppare la mia capacità di tenuta, la mia premura nel costruire la relazione con il mio Guru e con Krishna e nel mantenerla pura, non contaminandola con nient'altro al mondo.

      Era il terzo viaggio che facevo in India; avevo conosciuto guru, yogi, maestri di ogni tipo, innumerevoli incontri ed esperienze sulla strada della mia ricerca. In quel momento però per la prima volta sentivo che la mia ricerca del Guru avrebbe dovuto fermarsi lì, lì di fronte a Shrila Prabhupada.

      La mia ricerca spirituale sarebbe continuata ma da allora innanzi con un punto fisso irremovibile, con quella relazione spirituale al centro: la relazione con il mio Guru e con Krishna come fondamento.

      Capivo e sentivo con certezza che dovevo affidarmi a Shrila Prabhupada; dopo aver incontrato così tanti Guru, ai quali peraltro avevo mostrato con inchini e rispettosi saluti il mio apprezzamento, per la prima volta nella mia vita sentivo il desiderio di offrire omaggi nella forma di dandavat, e questo accadde solo quando arrivai al cospetto di Shrila Prabhupada, in quel 30 agosto del 1976. Mai era successo prima, e sapevo anche che mai avrebbe potuto succedere in futuro se non avessi colto quell'occasione.

      Quella era la mia occasione, era la grande opportunità della mia vita.

      Matsyavatara dasa (Marco Ferrini)
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